Rosetta Lavatura sulla nipote alla Rai: «Come può chi non riconosce di essere malata chiedere il ricovero?»

«Come può una persona che non riconosce di essere malata chiedere il ricovero?» Questo è l’interrogativo che sorge spontaneo dopo la tragedia di via Dradi che ha sconvolto la città di Ravenna. Una domanda che sorge spontanea dopo le dichiarazioni che i familiari, accusati apertamente da Giulia sui social, hanno rivolto alla stampa e hanno diffuso sui loro profili personali.

«Giulia ha dei problemi, e il Centro di salute mentale di Ravenna non è stato in grado di seguirla» spiega Rosetta Lavatura Berardi, zia di Giulia, sorella del padre, alle telecamere di “Ore 14” della Rai. La signora Berardi, durante la sua intervista, pone il problema della gestione di un famigliare con un problema mentale alla comunità Nazionale: «Quando noi parenti chiedevamo aiuto, ci dicevano che non potevamo decidere per lei, che la paziente avrebbe dovuto chiedere di farsi ricoverare. Ecco perché il padre e la zia, cioè mio fratello ed io, nella sua mente sono diventati i tiranni perché sono quelli che l’hanno fatta ricoverare. ».

I rapporti con i familiari si sono deteriorati quando la donna ha deciso di allontanare il padre e la zia: «Aveva deciso che né io né mio fratello dovevamo più vederla. Non sono mai riuscita a vedere mia nipote col pancione quando era incinta. Passammo giorni, nascosti, per vederla passare. Per un periodo lei andò via di casa, ospite dell’amica Sefi Idem (l’ex campionessa di canottaggio e parlamentare; ndr), ma non lo sapevamo ed eravamo preoccupati. Andammo a Linea Rosa, pensando l’avessero in affido loro perché Giulia raccontava in giro di essere maltrattata».

Dopo il parto l’ulteriore allontanamento di Giulia dalla famiglia

La signora Berardi racconta che dopo il parto le cose peggiorarono ulteriormente. Giulia voleva tenere la bambina lontana dalla famiglia e alla fine fu il marito a rivolgersi al Csm, dopo un ricovero di un mese la donna sembrava diversa, ma la zia ipotizza una possibile sospensione delle medicine: «era abile con i dottori: diceva di non volere più punture, ma medicine in forma di pastiglie. A quel punto per noi era impossibile controllare che continuasse la cura. Sono certa che non prendesse più medicine, altrimenti non l’avrebbe mai fatto. Non era mai successo che volesse farsi del male. Non avevamo timore per la piccola, a lei era molto affezionata e legata, anche brava nel gestirla».

La zia di Giulia conclude l’intervista commentando l’odio dilagato sui social nei confronti dei familiari: «Le persone dovrebbero smettere di dare giudizi, bisogna essere dentro alle situazioni per capirle».

La donna è ancora sotto osservazione al Bufalini di Cesena, è sotto accusa per omicidio volontario pluriaggravato e uccisone di animali, nella giornata di ieri è stata interrogata dal pm Stefano Stargiotti.

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