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Teresa Gamba: bella come l’aurora e calda come il mezzogiorno

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Foto: François Theodore Rochard, Teresa, Comtess Gamba Guicioli – Yale Center for British Art, Wikimedia Commons

Prossimamente è prevista a Ravenna l’apertura del museo del Risorgimento, del museo dedicato alla figura di Lord George Gordon Byron e del museo delle Bambole.

Questi tre luoghi della cultura saranno ospitati presso palazzo Guiccioli, nella centralissima via Cavour, una posizione molto felice poiché si trova al centro di tutti i luoghi culturali e turistici più rinomati della città.

Si tratta di una lussuosa dimora patrizia costruita alla fine del 1600 dalla famiglia Osio e in seguito acquistata agli inizi dell’Ottocento dal conte Alessandro Guiccioli, un personaggio molto particolare e sicuramente fondamentale per la storia di Ravenna e, per certi versi, dell’intera Romagna.

È qui che il conte stabilisce la sua residenza, dopo aver contratto matrimonio con una giovanissima contessina ravennate: Teresa Gamba Ghiselli.

Di Teresa esiste un’ampia letteratura che riguarda il suo rapporto con il massimo esponente del romanticismo inglese, il poeta Lord George Gordon Byron.

È interessante indagare sulla personalità di questa graziosa e intraprendente ravennate e di come il suo nome sia salito alla ribalta delle cronache. Per me è stato anche divertente scoprire come ci sia una voce “fuori dal coro” ovvero quella del nipote del conte, Alessandro, come il nonno, che nelle sue Memorie di una famiglia patrizia tenta di tracciarne un ritratto fatuo e capriccioso, nel tentativo di riabilitare la reputazione dei Guiccioli.

Prima di incontrare Teresa, educata nel collegio di Santa Chiara, a Faenza, come si conviene per le rampolle di buona famiglia, il conte Guiccioli è reduce da altri due matrimoni.

Il primo avviene nel 1785 con Placidia della nobile famiglia dei Ginanni. Grazie alla dote della sua sposa, riesce a coprire in qualche modo i debiti ereditati dai genitori, dissipatori del loro ingente patrimonio, a causa del loro tenore di vita ben al di sopra delle loro possibilità.

Nel 1812 però Placidia muore, così Alessandro contrae un secondo matrimonio con Angelica Galliani, di venti anni più giovane, non appartenente a una stirpe nobile, ma che lo rende padre per sette volte. Secondo il nipote questo è un matrimonio felice, ma Angelica purtroppo viene colpita da «una lenta malattia di petto» e spirerà prima di compiere quarant’anni.

I sette figli, tutti piccolissimi, vengono affidati alle cure del Collegio di Ravenna, i due maschi, e delle suore salesiane di Santa Chiara, le femmine, dove secondo il nipote riceveranno «un’ottima educazione».

Dopo neanche un anno dalla scomparsa di Angelica, Alessandro Guiccioli senior decide che è giunto il momento di contrarre un nuovo matrimonio.

All’età di 57 anni chiede in sposa la giovane figlia del conte Ruggero Gamba Ghiselli: Teresa. Alessandro è legato al padre della giovane da un vincolo di amicizia e con lui condivide le opinioni politiche e l’appoggio al governo napoleonico.

La tradizione popolare vuole che Alessandro si sia recato nella casa paterna di Teresa per chiederne la mano e che abbia acconsentito a sposarla dopo averla “esaminata”, girandole intorno con un candeliere per valutarne le fattezze. Un atteggiamento più adatto in un mercato del bestiame, non certo per convincere una giovane contessa ad accettare la proposta di matrimonio! Del resto all’epoca le unioni coniugali si stabilivano per “convenienza”, non certo per amore perché – ce lo racconta sempre Alessandro junior – i matrimoni, allora, «conducevano sempre a moltissimi inconvenienti».

Così, la diciannovenne Teresa diventa la terza moglie del conte Guiccioli, un uomo sanguigno e focoso, oltre ad essere alquanto cinico e opportunista.

Dopo il matrimonio i due si stabiliscono nel 1818 a Venezia. Il conte Guiccioli ha molte relazioni d’affari e d’amicizia nella città lagunare e non vuole perdere l’occasione di esibire la nuova giovane sposa.

Essendo un amante del teatro – aveva anche stabilito una collaborazione con il celebre autore Vittorio Alfieri – Alessandro desidera fare la conoscenza di un uomo di cui si parla molto nei salotti mondani di Venezia. Colto, brillante e di fama celebre, Lord George Gordon Byron ha preso dimora da qualche tempo a Venezia, conducendo una vita alquanto libertina e chiacchierata.

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Teresa, Contessa Guiccioli - Autore sconosciuto, Wikimedia Commons

L’incontro fatale fra questo uomo affascinante e la giovane contessina avviene il giorno dopo l’arrivo di quest’ultima a Venezia, il 2 aprile 1819, presso il salotto della contessa Benzoni: da quel momento scocca la scintilla fra i due, che porterà ad uno degli amori più famosi e celebrati nella storia dell’umanità. Teresa Gamba Guiccioli verrà ricordata come “the last attachment” ovvero l’ultimo grande amore femminile di Lord Byron.

 

Con la complicità della governante di Teresa, Fanny, i due diventano presto amanti. Probabilmente Lord Byron viene attratto da questa giovane veemente che gli confessa di non aver mai letto nulla di suo, ma che condivide con lui la passione per la letteratura.

Dopo soli undici giorni dal primo incontro Teresa deve fare rientro nella sua città natale, assieme al marito, ma Lord Byron non lascia passare troppo tempo: a giugno la raggiunge a Ravenna.

Il carteggio che intercorre fra i due è appassionato e dimostra il loro amore coinvolgente e disinibito. Lord Byron, che la definì in una lettera «bella come l’aurora e calda come il mezzogiorno», diventa così il “cavalier servente” ovvero l’amante ufficiale di Teresa, ottenendo di venire ospitato, nel dicembre del 1819, presso la residenza dei coniugi Guiccioli.

Gli viene così riservato un intero piano del palazzo signorile, dove soggiorna con i suoi servi e gli amati animali di ogni specie.

Teresa diventa la sua guida alla scoperta delle bellezze naturali e culturali di Ravenna.  Con lui cavalca durante le escursioni nella pineta di Classe e sempre con lui si reca a onorare la figura di Dante Alighieri presso la sua tomba, esortandolo a comporre un racconto in versi, The Prophecy of Dante.

Nel frattempo, Lord Byron, animo irrequieto e nobile, non si limita a svolgere esclusivamente la parte dell’amante e del letterato, ma abbraccia la causa risorgimentale italiana, coinvolto nelle riunioni carbonare che si tengono nelle cantine di Palazzo Guiccioli, e alle quali partecipa il fratello di Teresa, Pietro Gamba.

Lo scandalo offerto dalla coppia nella piccola città, unitamente ai nascenti sospetti di attività politica illecita da parte del poeta, inizia a suscitare l’insofferenza del conte Alessandro che, nel 1820 coglie gli amanti in flagrante. Benché sia perfettamente a conoscenza del rapporto amoroso fra i due, il Guiccioli, ferito nell’orgoglio e consapevole dei crescenti pettegolezzi, non può sopportare un’onta così grande. Si arriva così alla separazione fra i due coniugi.

Teresa si trasferisce nella residenza di campagna dei Gamba, a Filetto; quindi, nel 1821, raggiunge i familiari a Firenze, esiliati da Ravenna a causa del loro coinvolgimento politico nei moti insurrezionali di quell’anno.

Lord Byron mantiene, incredibilmente, la sua residenza presso palazzo Guiccioli, ma nel novembre del 1821 raggiunge i Gamba a Pisa, dove intanto si sono trasferiti.

I due amanti si frequentano e prendono parte ad un circolo letterario molto fecondo a cui, fra gli altri, prende parte il poeta inglese Percy Bysshe Shelley con la moglie Mary, amici di lunga data di Lord Byron.

I caratteri impetuosi di questo gruppo di inglesi dà luogo ad alcune risse in strada per cui il governo toscano invita la combriccola a partire, alla volta della Liguria.

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Foto: Palazzo Gamba

Mentre il rapporto amoroso fra Teresa e Byron comincia a mostrare segni di cedimento, i due vengono colpiti nel 1822 da due terribili notizie: la morte della piccola Allegra, la figlia di Lord Byron di soli cinque anni, che frequentava il collegio delle suore cappuccine di Bagnacavallo, e la tragica fine dell’amico di sempre, Shelley.

Colpito da questi lutti e comunque desideroso di nuove avventure, Lord Byron decide di partire per la Grecia, accompagnato da Pietro Gamba, per partecipare all’impresa dell’indipendenza della penisola contro l’impero ottomano. Teresa viene tenuta all’oscuro fino al momento della partenza: invano cercherà di convincere il suo amato di entrare a fare parte della spedizione.

Da quel momento non si vedranno più: Lord Byron muore a Missolungi il 19 aprile 1824 e la sua salma verrà accompagnata, durante il suo ultimo viaggio verso l’Inghilterra, proprio da Pietro, fratello della sua ultima amata.

Dopo un malriuscito tentativo di riconciliazione con il conte Guiccioli, Teresa ottiene la separazione definitiva nel 1826. Segue un periodo piuttosto libertino durante il quale ha numerose relazioni amorose con diversi uomini molto più giovani di lei, indice del suo spirito ribelle e indomito.

Diversi anni dopo, nel 1847, sposa un ricchissimo politico francese Hilaire-Octave Rouillé marchese di Boissy. Teresa diventa l’animatrice di un prestigioso salotto letterario, molto frequentato a Parigi, divertendosi nell’esprimere tutta la sua esuberanza ed eccentricità.

Rimasta vedova nel 1866, si trasferisce in una località nei pressi di Firenze, dove muore il 27 marzo 1873.

Teresa, probabilmente influenzata dalla frequentazione in gioventù del circolo dotto inglese, diversi anni dopo la morte del suo amato comincia a dilettarsi in composizioni letterarie. Tra gli altri scritti, nel 1868 pubblica a Parigi un’opera che si propone di riabilitare la memoria di Lord Byron, fino ad allora oggetto di teorie denigratorie diffuse in tutta Europa. Si tratta di Lord Byron jugé par le témoins de sa vie che verrà successivamente tradotto anche in inglese, un testo che si rivelerà fondamentale per coloro che studieranno la figura del poeta romantico.

Ciò che rimane di Teresa a Ravenna, oltre alla casa paterna, è un poderoso carteggio amoroso con Lord Byron e un busto della contessa in marmo bianco, realizzato da Lorenzo Bartolini nel 1821, entrambi conservati presso la Biblioteca Classense di Ravenna.

Rimane, però, anche la memoria di una giovane donna intraprendente e insofferente alle regole della società ottocentesca, che non ha esitato a vivere il suo vero amore alla luce del sole, sfidando le convenzioni sociali dell’epoca.

Serena Zecchini

SERENA ZECCHINI 

 

È laureata con Lode, sia nel corso di Laurea Triennale in Beni Culturali che nel corso di Laurea Magistrale in Beni Archeologici, Artistici e del Paesaggio: Storia, Tutela e Valorizzazione, presso l’Alma Mater Studiorum – Università degli Studi di Bologna. Ha conseguito l’abilitazione alla professione di guida turistica nel 2013.
Ha collaborato alla stesura della guida “Incontro a Dante. Percorsi guidati alla scoperta della Ravenna del Sommo Poeta”, SBC Edizioni, 2020, con un itinerario dedicato alla Ravenna trecentesca, al tempo di Dante Alighieri.
Appassionata di storia dell’arte, è sempre alla continua ricerca di informazioni di carattere storico e artistico, di aneddoti e di notizie curiose e insolite, relative alla propria città.