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Matteo Cavezzali: fra realtà e fantasia, i diversi modi di raccontare le storie

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Matteo Cavezzali è uno scrittore ravennate nonché ideatore e direttore di “ScrittuRa Festival”. Lo scorso 12 luglio è uscito in libreria il suo nuovo libro “Il labirinto delle nebbie” edito da Mondadori. In questa intervista, Cavezzali ci racconta la sua passione per la letteratura e per la narrazione di storie, della sua esperienza con lo Scrittura Festival, la nascita del suo nuovo libro e i suoi progetti futuri. 

Giornalista e scrittore sia di romanzi che di teatro, come è nata la sua passione per il mondo della letteratura e quando ha deciso di intraprendere questa carriera?

«Mi è sempre piaciuto raccontare storie e quindi ho trovato forme diverse per farlo. Ho cominciato dal teatro durante il liceo. Sono stato avvicinato da Marco Martinelli che mi aveva scelto per un suo spettacolo, in quel momento mi sono appassionato al teatro e pensavo che quello sarebbe stato il mezzo attraverso il quale raccontare le mie storie, ma poi ho capito che mi piaceva di più scriverle che metterle in scena. Così ho iniziato a collaborare con dei giornali e poi ho provato a scrivere storie più lunghe, avendo la fortuna di riuscire a pubblicarle». 

La sua passione l’ha portata a ideare e dirigere “ScrittuRa Festival” che ha raggiunto la nona edizione. Come avete vissuto questa edizione post pandemia?

«Fortunatamente siamo riusciti a non saltare neanche un’edizione, riuscendo ad andare avanti anche nel 2020 e 2021 sia pure un po’ ingessati per le norme di distanziamento. Quest’anno siamo tornati finalmente alla normalità sotto tutti i punti di vista, è stata una bella festa. Siamo tornati ad abbracciarci e ad avvicinarci gli autori, a trascorrere più tempo insieme, permettendo a tutti i partecipanti di conoscere gli autori dopo gli incontri. Sono tornati gli autori provenienti dall’estero come dagli Stati Uniti e dall’Israele» 

State già iniziando a preparare la decida edizione?

«Ci stiamo già pensando, ci sono ovviamente alcuni inviti internazionali che hanno bisogno di un po’ di tempo per andare in porto quindi ci stiamo lavorando da un po’. Speriamo per il meglio». 

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A pochi giorni dall’uscita del suo nuovo romanzo “Il labirinto delle nebbie”, quali sono le impressioni e le sensazioni del momento?

«Il romanzo è appena uscito quindi mi trovo in quel momento di angosciante attesa, quando aspetti di capire se il testo che hai scritto possa piacere o meno, perché effettivamente uno non lo sa se il romanzo è piaciuto fino al momento in cui gli altri non glielo dicono, anche perché è un testo molto diverso rispetto ai precedenti». 

Finora infatti lei ha scritto libri che narrano storie vere. Da cosa ha tratto ispirazione per la scrittura dei suoi testi?

«Mi sono sempre occupato di storie vere fino a questo romanzo, probabilmente anche per la mia formazione giornalistica e per il fatto che, soprattutto qui in Romagna dove probabilmente siamo un po’ più matti rispetto ad altri luoghi, ci sono tante storie vere incredibili da raccontare. Alcuni esempi sono la storia di Raul Gardini o dell’anarchico Buda che fece saltare in aria Wall Street negli anni ’20, e mi sembrava incredibile che ancora non l’avesse raccontata nessuno». 

Come nasce invece “Il labirinto delle nebbie”?  

«Avendo sempre raccontato storie vere, sono entrato un po’ in crisi quando ho letto un racconto di Borges a cui seguiva una sua intervista in cui diceva che in realtà le storie che affascinano di più sono sempre quelle frutto della fantasia. Faceva l’esempio di Melville, che ha scritto tantissimi libri di storie vere e di sue avventure durante la sua carriera di marinaio. Storie che però ci siamo dimenticati tutti, ricordandoci unicamente la famosa storia della balena bianca che non è mai esistita se non ne suoi sogni. Ma alla fine è quella la storia che ci ha segnato di più. Essendo un libro molto importante per me, ho riflettuto sul provare a cimentarmi con il romanzo di finzione. Così ho scritto una storia di fantasia che ha radici nella realtà della Romagna di inizio ‘900, per la precisione nelle zone meno note del parco del Delta del Po, con le sue superstizioni e i suoi riti che erano ancora legati a un mondo pagano». 

Quali sono i progetti per il futuro?

«Ne ho tanti, anche perché ho l’abitudine di iniziare sempre tante storie e lavori, per decidere in un secondo momento su cosa concentrarmi. Ora ho cinque idee su cui ho già sviluppato le prime venti pagine e presto deciderò quale portare avanti in base all’umore del momento. Poi mi ha contattato Raiplay per un nuovo podcast, sempre con la collaborazione di Gianni Gozzoli: inizierò a lavorarci questa estate. I progetti sono molti e diversi, devo solo riuscire a trovare il modo di concentrarmi. Il desiderio di ogni scrittore è non pensare più al libro appena pubblicato, invece inizia una lunga serie di interviste e presentazioni e quindi bisogna alla fine continuare a dividere la testa fra le cose nuove e quelle vecchie». 

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