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Marianna Bacinetti: un’intellettuale ravennate alla corte di Baviera. Donna forte e volitiva dai grandi amori

Marianna bacinetti

Dopo aver raccontato l’affascinante storia di Teresa Gamba Guiccioli e del suo amore romantico con il poeta inglese, Lord George Gordon Byron, ecco un altro straordinario personaggio femminile ravennate: Marianna Bacinetti. Cercando le informazioni su quest’ultima, impossibile non notare come ci siano diverse circostanze in comune fra le due nobildonne ravennati, sebbene il loro percorso di vita si snodi in maniera molto diversa.

Entrambe vedono la luce a cavallo del secolo: Teresa nasce nel 1799 (o 1800) mentre Marianna nel 1802. I padri sono due conti originari di Ravenna mentre le madri, anch’esse contesse, provengono rispettivamente da Pesaro e da Lugo. Le due contessine sono quindi, a pieno diritto, rappresentanti della Ravenna ‘bene’ dell’epoca. Questo consente loro di ricevere un’educazione scolastica all’altezza del loro rango.

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Per le giovani nobili ottocentesche è comunque previsto che, nonostante l’istruzione ricevuta consenta una certa apertura di vedute, esse debbano regolare ufficialmente la loro posizione in società, contraendo matrimoni con nobili di pari lignaggio o perfino superiore. Ecco così che Marianna sposa un marchese perugino, Ettore Florenzi di Rasina, all’età di soli 17 anni (Teresa contrae il matrimonio con il conte Alessandro Guiccioli intorno ai 19 anni), dal quale ha due figli.

 

A Perugia la Bacinetti Florenzi frequenta la facoltà di Scienze Naturali all’Università, fatto davvero poco frequente all’epoca per un’esponente di sesso femminile, confermando così di essere una delle donne più istruite e acculturate d’Europa.

Circa un paio di anni dopo i loro matrimoni, sia Teresa che Marianna conoscono i grandi amori della loro vita. Per Marianna Bacinetti l’incontro fatale avviene nel 1821, durante i festeggiamenti di carnevale a Palazzo Torlonia di Roma, quando conosce il principe Ludovico I (altrimenti detto Luigi). Quest’ultimo diventa il re di Baviera a partire dal 1825 ed è ricordato per aver dato vita, in occasione delle sue nozze, alla tradizione dell’Oktoberfest di Monaco di Baviera.

 

Uomo di grande cultura, ammiratore dell’arte greca, romana, medievale e rinascimentale e notevole collezionista, Ludovico I contribuisce all’affermazione dello stile neoclassico, che affonda le sue radici nel culto dell’antichità classica. Il suo amore per l’antica Grecia lo porta a sostenere la guerra d’indipendenza greca (a cui partecipa anche Lord George Gordon Byron, amante ufficiale della contessina Teresa Gamba, il quale morirà proprio a Missolungi).

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La frequentazione con il principe consente a Marianna di approfondire gli studi letterari e soprattutto filosofici, partecipando attivamente agli incontri nei salotti culturali di Monaco di Baviera, dove nel frattempo si è trasferita. Qui la nobile ravennate studia e approfondisce la lingua tedesca e sempre qui avviene un incontro che condizionerà il resto della sua vita. Già dalla fine del XVIII secolo si era sviluppato il Romanticismo, un movimento artistico, musicale, culturale e letterario, iniziato in Germania e diffuso successivamente in tutta Europa. Alla corte di Baviera Marianna conosce Friedrich Schelling, il filosofo della natura, il cui pensiero si rivolge all’idealismo romantico tedesco, ovvero al superamento della filosofia illuminista.

 

Non era anche Lord Byron un esponente di spicco del Romanticismo? Marianna Bacinetti Florenzi si appassiona alle teorie di Schelling e approfondisce a fondo questa tematica, fino al punto di tradurre in italiano un’opera di Schelling, il Bruno o del principio divino e naturale delle cose. Un dialogo che viene pubblicata diversi anni (e diverse vicissitudini) più tardi, nel 1844.

Foto di Corelli
Foto di Corelli

Il filosofo tedesco apprezza la traduzione di Marianna. Inizia così un interessante carteggio filosofico fra i due, conosciuto in tutta Europa, al punto che la successiva ristampa del Bruno, nel 1859, viene riveduta e ampliata con l’inserimento di tre lettere e la traduzione, da parte della contessa ravennate, di un manoscritto di Schelling. Mentre la fama della ravennate si consolida in tutta Europa, lei decide di rientrare in Italia e di stabilirsi nuovamente a Perugia.

 

Ovviamente, a causa della sua indole, non si limita a presenziare ai salotti letterari: i tempi sono maturi per partecipare attivamente alla causa patriottica risorgimentale! Prende parte ai moti del 1831 e accoglie nella propria villa, detta la Colombella, alcuni patrioti, come era già avvenuto molti anni prima a Ravenna, quando nelle cantine di palazzo Guiccioli si svolgevano le riunioni carbonare con Lord Byron e Pietro Gamba, fratello di Teresa (un’altra caratteristica in comune!).

Nel 1833 il primo marito muore, così Marianna si risposa con un cavaliere inglese, Evelino Waddington nel 1836, simpatizzante della causa risorgimentale e in seguito divenuto sindaco di Perugia (anche Teresa in seconde nozze aveva sposato uno straniero, stavolta un francese Hilaire Etienne Octave Rouillé de Boissy).

 

La sua partecipazione attiva alla vita politica e l’approfondimento del pensiero filosofico non sono graditi allo Stato Pontificio che vieterà la pubblicazione, sul suolo italiano, di alcuni scritti di Marianna e che continuerà a operare una sorta di ‘sollecitazione’ affinché la ravennate disconosca le sue idee. Per tutta risposta la Bacinetti Florenzi, ora anche Waddington, scambierà lettere e scambi di vedute con il filosofo francese Victor Cousin, aderente alla corrente filosofica di Schelling e uno dei maggiori fautori dello Spiritualismo, e con Terenzio Mamiani, filosofo e patriota risorgimentale.

Dopo aver vissuto una vita così intensa, ricca di studio e di riflessioni filosofiche, Marianna si spegne a Firenze nel 1870. Dopo soli tre anni scomparirà anche Teresa Gamba, proprio nella stessa città!

Il suo lascito culturale è notevole, soprattutto se consideriamo che si tratta di una donna dell’Ottocento, condizione che di solito, all’epoca, prevedeva la sua occupazione esclusivamente in faccende frivole, con un ruolo che doveva rimanere subordinato a quello maschile. Invece Marianna si presenta come una donna emancipata, decisa, sicura di sé e delle sue capacità, attiva in campo politico e prolifica dal punto di vista letterario. Con i suoi scritti ha contribuito a diffondere le idee filosofiche europee anche in ambito italiano.

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Oltre al Bruno, si annoverano altre opere quali: Pensieri filosofici, Firenze, 1840; Lettere filosofiche, Parigi, 1848; Confutazione del socialismo e comunismo, Firenze 1850; Filosofemi di cosmologia e di ontologia, Perugia 1863; Saggi di psicologia e di logica, Firenze 1864; Saggio sulla natura, ibid. 1866; Saggio sulla filosofia dello spirito, ibid. 1867; Dell’immortalità dell’anima umana, ibid. 1868.

 

L’amore extraconiugale fra Marianna e Ludovico I di Baviera è durato moltissimo, ben 47 anni. Lo testimonia l’intenso scambio di lettere fra i due, circa 5.000, anche se, purtroppo, la maggior parte di quelle del re sono state bruciate dalle nuore della marchesa Bacinetti e ne rimangono solo cinque. Forse erano troppo compromettenti?

palazzo bacinetti
palazzo bacinetti

A Ravenna rimane la sua casa paterna, palazzo Bacinetti, in via Massimo D’Azeglio, in stile barocco, ristrutturato nel corso del XVIII secolo (quindi già prima della nascita di Marianna), sotto la supervisione del monaco camaldolese Giuseppe Antonio Soratini, un architetto molto attivo durante la prima metà del Settecento. Oggi proprietà privata, conserva al suo interno numerose decorazioni pittoriche secondo lo stile del faentino Felice Giani (1758-1823) anche se non è accertato né documentato un intervento diretto dell’artista o della sua scuola.

 

Ludovico I di Baviera è sempre stato molto sensibile alla bellezza femminile. Per questo ha commissionato 36 ritratti di donne bellissime, appartenenti alla nobiltà, alla borghesia ma anche al popolo e che sono raccolti nel castello di Nymphenburg. La nostra Marianna, che oltre alle molte qualità aveva anche quella di essere dotata di grande avvenenza, non può mancare in questa Galleria delle Bellezze. Il suo dipinto è stato realizzato nel 1831 da Joseph Karl Stieler, un pittore tedesco, celebre ritrattista.

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Villa Colombella a Perugia, il luogo delle riunioni di Marianna con i patrioti italiani durante il periodo risorgimentale, è oggi la sede del WARREDOC (Centro di Ricerca e Documentazione sulle Risorse Idriche) dell’Università per Stranieri di Perugia e del WWAP (World Water Assessment Program) Unesco, un programma delle Nazioni Unite legato alla salvaguardia dell’ambiente e al monitoraggio delle acque dolci del pianeta.

 

Mi piace interpretarlo come un omaggio alla figura della nostra concittadina, pioniera della sua epoca, una delle prime donne che hanno intrapreso studi universitari in Scienze Naturali. Inoltre, Marianna è stata promotrice dell’istruzione popolare e degli asili infantili e ha contribuito, con un anticipo di diversi decenni, a favorire il movimento di emancipazione femminile. Davvero un personaggio straordinario!

Serena Zecchini

SERENA ZECCHINI 

 

È laureata con Lode, sia nel corso di Laurea Triennale in Beni Culturali che nel corso di Laurea Magistrale in Beni Archeologici, Artistici e del Paesaggio: Storia, Tutela e Valorizzazione, presso l’Alma Mater Studiorum – Università degli Studi di Bologna. Ha conseguito l’abilitazione alla professione di guida turistica nel 2013.
Ha collaborato alla stesura della guida “Incontro a Dante. Percorsi guidati alla scoperta della Ravenna del Sommo Poeta”, SBC Edizioni, 2020, con un itinerario dedicato alla Ravenna trecentesca, al tempo di Dante Alighieri.
Appassionata di storia dell’arte, è sempre alla continua ricerca di informazioni di carattere storico e artistico, di aneddoti e di notizie curiose e insolite, relative alla propria città.

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