Dopo essere stato ferito in una sparatoria – avvenuta a Santerno nel dicembre scorso – aveva continuato a spacciare dall’ospedale. Questa è la tesi della Procura di Ravenna che ha portato il giudice per le indagini preliminari (Gip) a emettere l’ordinanza di custodia cautelare verso due uomini – in carcere – e una donna – ai domiciliari – per tentata estorsione, detenzione di arma illegale, lesioni aggravate e spaccio di sostanze stupefacenti.
Sabato 6 aprile i Carabinieri del Nucleo investigativo di Ravenna hanno eseguito l’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Ravenna su richiesta della Procura nei confronti dei tre cittadini albanesi.
Tutto è partito dalla sparatoria avvenuta a Santerno il 15 dicembre scorso, quando un cittadino albanese 47enne era rimasto ferito con più colpi di pistola. I fatti sono successi nei pressi di un bar, tra via Santerno Ammonite e via della Repubblica, dove erano presenti anche altre persone.
Le attività investigative hanno permesso di ricondurre le responsabilità di aver sparato a un al cittadino albanese di 35 anni, disoccupato, domiciliato nell’agro di Russi. Con ogni probabilità si è trattato di un debito non saldato, in seguito a una cessione di sostanze stupefacenti.
Il ferito, insieme alla moglie connazionale, secondo la Procura, avrebbe messo in piedi un’attività di spaccio nell’hinterland ravennate, che avrebbe portato avanti anche all’interno della stanza dell’ospedale civile di Ravenna dove era stato ricoverato dopo il ferimento.
I militari hanno trovato nell’abitazione dell’uomo che ha sparato i colpi 50 grammi di hashish e 26mila euro in contanti, abilmente nascosti all’interno delle fodere di alcuni capi di abbigliamento e nel doppio fondo di una custodia di orologi.
Il ferito, invece, alla vista dei Carabinieri arrivati alla sua abitazione, si è disfatto, lanciandolo dalla finestra, di un involucro contenente 100 grammi di cocaina, poi recuperato e sottoposto a sequestro. Per questo motivo è stato quindi arrestato in flagranza di reato.
Per i due uomini è scattato l’arresto e la detenzione nel carcere di Ravenna e Forlì. Per la donna sono invece arrivati gli arresti domiciliari. Si ricorda che le tre persone sono da considerarsi innocenti fino alla sentenza definitiva.
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