In una situazione di inflazione a doppia cifra che erode salari e pensioni con effetti drammatici soprattutto per i redditi medio-bassi il dato di Ravenna è allarmante e necessita di dovuti approfondimenti.
Mentre la componente energia elettrica, gas e combustibili si attesta al + 123,8%, e questo purtroppo era un dato atteso vista l’emergenza energetica, molto meno giustificati sono gli aumenti di alimentari (+14%), ristoranti (+7,8%), pernottamenti (+17,8%), servizi ospedalieri privati (+25,7%) e mobili e arredi (+16,2%).
Anche se a dicembre si assiste ad un piccolo rallentamento, questi dati vanno letti con attenzione perché non ci sono giustificazioni accettabili per cui a Ravenna si debba assistere ad un aumento così elevato dei prezzi in relazione alle altre provincie emiliano-romagnole.
Invitiamo tutti i soggetti in causa, a partire dalle Istituzioni, Enti preposti ai controlli, Associazioni imprenditoriali e a tutto il tessuto economico locale, a mettere in campo ogni iniziativa utile a frenare questa rincorsa all’aumento dei prezzi che, aggravato dalla mancata proroga del taglio sulle accise dei carburanti, falcidia e penalizza stipendi e pensioni i quali, in questi mesi, non hanno certo visto aumenti di tale portata o addirittura non hanno visto rinnovato il proprio Contratto Nazionale di Lavoro.
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