Il lato selvaggio della mitologia e la complessità dell’essere umano sono stati i temi cardine della presentazione del libro di Matteo Nucci “Il grido di Pan” (Einaudi), avvenuta giovedì 16 aprile nella cornice di “ScrittuRa Festival”. L’appuntamento, che si è svolto alla sala Muratori a causa delle condizioni meteo avverse, è stato condotto dallo scrittore Matteo Cavezzali che ha fornito diversi spunti interessanti per il dialogo.
Il mondo greco, nel tempo, è stato vittima di una reinterpretazione che l’ha condotto alla perdita di alcune delle sue caratteristiche originarie, fra queste, l’allontanamento dell’uomo dalla sua parte più animale. «Il mito racconta la complessità dell’essere umano – spiega Nucci analizzando l’antica leggenda greca del Minotauro – Complessità che si rispecchia negli intricati collegamenti delle storie che lo compongono e anche per i simbolismi che lo caratterizzano. Il labirinto, ad esempio, è un luogo in cui perdere il senso della propria individualità, in cui Arianna si aggirava trasportata dalla danza, l’obiettivo non era quello di trovare una via d’uscita, ma di imparare a perdersi».
L’Io e la comprensione di se stessi erano dei temi importanti nella mitologia e filosofia greca. L’obiettivo dei presocratici era metter in crisi l’ascoltatore, per spingerlo a cercare una risposta, sul mondo e sull’esistenza: «Un compito arduo ma necessario, perchè χαλεπὰ τὰ καλά (Le cose belle sono difficili)».
Come esempio per la scoperta dell’Io, Nucci ha ricordato il dilemma della Sfinge e le conseguenze di questo: Edipo e la sua tragedia. Il fatto di aver svelato un mistero così complesso non era nulla rispetto a svelare il mistero della sua vita.
Ma alla fine, cosa è il grido di Pan? nient’altro che uno stimolo a ricavare del tempo per se stessi, a cercare il proprio io e coltivarlo. Un consiglio dell’autore è di imparare dai nostri amici Greci, per evitare di far arrabbiare il caro Pan.
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