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Maria Ponti Pasolini Dall’Onda, una donna di grande cultura al servizio dei più deboli

maria ponti

11 novembre 1874. È mercoledì e si celebrano le nozze tra Pier Desiderio Pasolini dall’Onda ravennate, e Maria Ponti, diciottenne originaria di Gallarate. Lo sposo fa parte di una famiglia di antiche origini, citata nelle fonti storiche fin dall’XI secolo, con diversi esponenti che rivestono importanti ruoli militari e diplomatici nel corso del Rinascimento. La sposa, nata nel 1856, è la secondogenita di una famiglia borghese e agiata che, come molte altre nel corso dell’Ottocento, ha saputo sfruttare le innovazioni tecnologiche della seconda Rivoluzione Industriale per le sue industrie tessili.

L’unione di Pier Desiderio e Maria si rivela felice e duratura ed è coronata dalla nascita di due figli, Pasolino e Guido. Probabilmente, la riuscita di questo matrimonio è favorita dai numerosi interessi politici, sociali e culturali condivisi dalla coppia, e termina solo con la morte del marito nel 1920. Le passioni di Pier Desiderio si rivolgono soprattutto allo studio della storia, della genealogia e dell’araldica. Socio dell’Accademia di San Luca, membro dell’Accademia dei Lincei, ispettore per gli scavi archeologici della provincia di Ravenna, appartenente alla cerchia culturale dei sovrani d’Italia, il conte annovera fra le sue amicizie il poeta Giosué Carducci e lo studioso ravennate Corrado Ricci. Inoltre, partecipa attivamente alla vita politica, prima a Ravenna e, in seguito, come senatore del Regno d’Italia.

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La formazione della giovane Maria è fortemente influenzata dal pragmatismo che caratterizza la borghesia lombarda della sua epoca. Il padre Andrea è un mecenate e un filantropo, e i suoi interessi spaziano dall’architettura alle scienze, dall’aviazione all’idraulica, alla produzione agricola. Nella sua città, Gallarate, promuove la costruzione dell’ospedale, dell’asilo infantile e del teatro. Tutto questo fermento innovativo viene ‘respirato’ e assimilato dalla giovane Maria, che porta il suo vissuto nella sonnacchiosa e misera campagna della provincia ravennate. La sua sensibilità la spinge a ideare una serie di interventi per migliorare le condizioni delle famiglie contadine, che vivono uno stato di indigenza per lei intollerabile.

Maria studia personalmente la situazione di alcune famiglie bracciantili o impegnate nella mezzadria, pubblicando alcuni saggi e analizzando le analogie e le differenze fra queste due categorie di contadini. Da queste indagini comprende che la donna, nella famiglia contadina dell’Ottocento, è analfabeta e si occupa esclusivamente della cura della casa, del marito e dei figli: in pratica una domestica e una fattrice!

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Istituisce così, negli anni Ottanta dell’Ottocento, una scuola di pizzi e merletti, a Coccolia, gratuita e destinata alle figlie delle famiglie dei braccianti, che frequentano dopo aver svolto i lavori domestici.

Maria, nel frattempo, si trasferisce a Roma, al seguito del marito impegnato nella vita politica della capitale: Ravenna, con il suo isolamento geografico e sociale, le sta stretta. Qui si mette subito in contatto con altre donne aristocratiche, per promuovere progetti per l’emancipazione della donna.

 

Nascono le prime cooperative femminili, sparse un po’ in tutta Italia, che convergono nella Società Cooperativa Industrie Femminili Italiane, nata nel 1903 a Roma, fra le cui socie si annoverano la regina Margherita e la duchessa d’Aosta. Nel frattempo, in Europa è in atto un grande movimento di modernizzazione: si stanno affermando le associazioni delle attiviste, le suffragette, che richiedono l’ottenimento del diritto al voto, a cui la contessa aderisce.

Maria fonda a Ravenna, nel 1897, la Biblioteca Storica Andrea Ponti, dedicata al padre, seguita nel 1900, da un’omonima a Imola. Si tratta di una biblioteca circolante, come quella fondata dalla sorella Antonia Ponti Suardi a Bergamo, che raggiunge le classi lavoratrici, favorisce la diffusione delle opere letterarie anche fra i ceti meno abbienti, ma soprattutto permette alle giovani donne di accedere a quell’istruzione che viene loro troppo spesso negata.

 

Fautrice di una scuola laica, biasima il metodo di insegnamento prettamente nozionistico, così in voga al tempo, e istituisce una serie di cataloghi, editi tra il 1898 e il 1903 per stimolare lo studio critico e la curiosità intellettuale. L’importanza dell’istruzione è per Maria un argomento fondamentale, perciò scrive un saggio in cui analizza i possibili interventi scolastici: l’istituzione del doposcuola e dei ricreatori, l’inclusione dei bambini con diverse abilità, la formazione degli insegnanti, la questione dell’analfabetismo e le possibili soluzioni.

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Maria promuove anche la coscienza critica del cittadino, che invita a farsi controllore dei bilanci statali mentre, allo stesso tempo, promuove la trasparenza nella pubblica amministrazione: ancora una volta una grande visionaria rispetto ai suoi tempi.

 

Stabilitisi definitivamente a Roma, i coniugi dimorano presso palazzo Santacroce, vicino a Campo de’ Fiori, un imponente edificio di famiglia di fine XVI – inizio XVII secolo. Nel 1902 Maria Ponti Pasolini è membro del Comitato centrale della Società Dante Alighieri. Appassionata, come il marito, di architettura e di beni culturali, è socia dell’Associazione Artistica fra Cultori di Architettura, fondata a Roma nel 1890, una tra le prime istituzioni a occuparsi dello studio, della conservazione e della tutela del patrimonio culturale italiano.

L’amore per il bello e i suoi studi sul paesaggio portano Maria a impreziosire il giardino della villa Pasolini dall’Onda di Montericco, vicino a Imola, con cespugli di rose antiche, moderne e roselline Bengala. Un luogo armonioso che ha certamente contribuito alla formazione dei due fratelli Niccolò e Desideria Pasolini dall’Onda (altra donna fenomenale della famiglia), eredi di Maria, che sono fra i fondatori dell’associazione Dimore Storiche e di Italia Nostra. Oggi questo luogo è inserito a pieno titolo nel circuito dei Grandi Giardini Italiani.

 

Maria Ponti Pasolini dall’Onda muore a Roma nel gennaio 1938. Cosa rimane di lei a Ravenna? Innanzitutto, un bellissimo palazzo in piazza XX Settembre, più nota ai ravennati come piazza dell’Aquila. È un edificio del XVII secolo, più volte rimaneggiato e la cui facciata attuale risale al 1904-1905. All’interno, come molti altri palazzi patrizi della nostra città, si conservano alcuni dipinti a tempera attribuiti alla scuola di Felice Giani, segno che agli inizi dell’Ottocento queste decorazioni sono di gran moda. Inoltre, vi si trovano arredi originali, opere d’arte e una ricca collezione libraria, oltre a una maschera funebre di Napoleone.

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Non tutti sanno la Biblioteca Storica Andrea Ponti è diventata, oggi, la Sezione Lettura della Biblioteca Classense di Ravenna! Soprattutto, rimane la consapevolezza che la nostra città ha visto la presenza di una donna con vedute tanto moderne da aver previsto, ma soprattutto favorito, i cambiamenti sociali e culturali con un anticipo di diversi decenni dal loro verificarsi.

 

Non possiamo che ringraziarla, perché è anche per merito di figure coraggiose e moderne come lei che abbiamo ottenuto tante delle nostre conquiste odierne.

Serena Zecchini

SERENA ZECCHINI 

 

È laureata con Lode, sia nel corso di Laurea Triennale in Beni Culturali che nel corso di Laurea Magistrale in Beni Archeologici, Artistici e del Paesaggio: Storia, Tutela e Valorizzazione, presso l’Alma Mater Studiorum – Università degli Studi di Bologna. Ha conseguito l’abilitazione alla professione di guida turistica nel 2013.
Ha collaborato alla stesura della guida “Incontro a Dante. Percorsi guidati alla scoperta della Ravenna del Sommo Poeta”, SBC Edizioni, 2020, con un itinerario dedicato alla Ravenna trecentesca, al tempo di Dante Alighieri.
Appassionata di storia dell’arte, è sempre alla continua ricerca di informazioni di carattere storico e artistico, di aneddoti e di notizie curiose e insolite, relative alla propria città.

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