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Marendon: «La politica invade il porto di Ravenna. Rifiutata la proposta dei traghetti elettrici»

«Il mio amore per la mia città e per il porto di cui mi sento parte integrante è nato fin da quando, ancora studente, sentivo le comunicazioni radio di SAPIR e della Compagnia Portuale. Ogni giorno e per tutto il giorno seguivo con attenzione la loro operatività. A quei tempi non esistevano ancora i telefonini e Mario (per chi non lo sapesse era mio padre uno dei primi direttori di SAPIR), seguiva ogni scambio con cura. Mario è stato uno di quelli che ha visto nascere e crescere la SAPIR, lavorando nei primi tempi con stivali alla coscia in caso di pioggia, a causa delle enormi buche presenti prima della costruzione delle banchine».

A parlare e Maurizio Marendon ingegnere marittimo del Porto di Ravenna ed ex responsabile di Lista per Ravenna per Porto e Ambiente. Marendon nella sua lettera spiega che negli anni, la politica ha sempre più influenzato la gestione del porto, assegnando posizioni di prestigio a politici senza alcuna esperienza operativa o commerciale. «Queste decisioni hanno portato il nostro scalo a una crisi visibile a tutti noi. La mancanza di volontà di risolvere i problemi del porto ci sta conducendo verso una crisi irreversibile, che denuncio da anni».

Una soluzione al traffico di Porto Corsini

Un esempio emblematico per Marendon è la situazione di Porto Corsini e la viabilità del terminal crociere, infatti, l’ignegnere ha proposto da tempo l’utilizzo di traghetti elettrici per la mobilità nel Canale Candiuano. «Prima ancora della sua realizzazione, la politica ha interferito, dando pareri personali su idee che avrebbero potuto realmente beneficiare i cittadini, i veri padroni ai quali bisogna rendere conto.

Gli articoli apparsi sui quotidiani in risposta alla mia proposta di traghetti elettrici per il terminal crociere mostrano chiaramente la mancanza di interesse delle autorità comunali e del presidente del terminal crociere verso soluzioni green ed efficaci. I loro NO sono probabilmente dettati da accordi con vari gruppi di trasporto passeggeri, dimostrando un disinteresse per la risoluzione del problema.

«Le scuse addotte, – dichiara Marendon – come l’impossibilità di percorrere il canale per motivi commerciali, attraccare al terminal crociere per ragioni di sicurezza, e i tempi di 40 minuti per portare i crocieristi in darsena, sono facilmente smentibili. Queste opposizioni vanno contro la maggioranza delle persone, che hanno dichiarato il progetto ottimo anche per la visibilità del nostro scalo, permettendone la visione dall’interno».

I giochi sono ancora aperti

Il PUMS spiega Marendon è ancora in fase di definizione e quindi ampiamente aperto a questo progetto. L’amministrazione può avvalersi di uno studio esplorativo da parte di ITL, che è intervenuta più volte nelle questioni portuali.

Prima di esprimere contrarietà a un grande progetto per Ravenna, si potrebbe costruire le imbarcazioni direttamente da imprese attive nel nostro porto, aumentando la capacità dai pochi posti dei traghetti di Amsterdam fino a 240 persone, riducendo così notevolmente il traffico di autobus. Inoltre, si potrebbe affidare la guida di questi traghetti al corpo piloti di Ravenna, stringendo un accordo che garantirebbe un trasporto sicuro.

«Il mio impegno – conclude – per la città e per il porto resta invariato, con l’obiettivo di vedere realizzati progetti che favoriscano tutti i cittadini e promuovano lo sviluppo sostenibile del nostro scalo»

Leggi anche: Ravenna, Marendon: «Servono misure di sicurezza in via Trieste per chi prende il bus»

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