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“Macinare cultura” allo storico Mulino Scodellino di Castel Bolognese, con le musiche degli Enerbia

Il nuovo appuntamento della rassegna “Macinare Cultura” è al Mulino Scodellino di Castel Bolognese, venerdì 1° settembre (inizio alle 20, ingresso libero) con il Gruppo Enerbia in “Al chiarore delle stelle”

Il trio – con il violino e la voce di Maddalena Scagnelli, la chitarra di Nicola Rulli e la fisarmonica di Franco Guglielmetti – ha scelto per il concerto un titolo che evoca il verso di un canto popolare. L’idea è quella di far rivivere la dolcezza e il desiderio dell’attesa di una festa da ballo, in uno scenario notturno, grazie all’esecuzione delle più belle melodie strumentali del repertorio dell’appennino emiliano-romagnolo. 

Valzer, struggenti canzoni d’amore e di viaggio, serenate e canti legati ai riti agricoli: Enerbia mantiene ininterrotto il filo che unisce la musica colta e quella popolare dello straordinario territorio delle “Quattro Province“, la zona montana in cui l’Emilia-Romagna confina con Lombardia, Liguria e Piemonte. 

Macinare Cultura” è un’iniziativa organizzata dalla Regione Emilia-Romagna, da AIAMS – Associazione Italiana Amici dei Mulini Storici Emilia-Romagna – e da ATER Fondazione, in collaborazione con i quattro Comuni nei quali si trovano i mulini che aderiscono all’iniziativa, BCC Credito Cooperativo ravennate forlivese & imolese e gli Istituti Culturali della Repubblica di San Marino. 

Il progetto è finalizzato a valorizzare le identità culturali dei mulini storici presenti sul territorio emiliano romagnolo, luoghi simbolo di un turismo lento e sostenibile. L’edizione di quest’anno ha come sottotitolo La tradizione in movimento, per sottolineare la necessità di recuperare la ricca tradizione dello spettacolo popolare in una chiave innovativa e sorprendente. 

Mulino Scodellino

Il mulino è tra i più antichi esistenti nel Comune di Castel Bolognese. La posizione in cui si trova, in mezzo alla campagna, e il fatto che è stato sempre di proprietà comunale, hanno fatto sì che sia rimasto pressoché inalterato nel suo stato originale, risalente al XIV secolo. È l’unico superstite dei nove mulini che esistevano lungo il corso del canale, che corre per 40 km fin nei pressi del fiume Reno.

Già posto sotto vincolo di tutela dal Ministero per i Beni Architettonici e Ambientali, è censito come edificio di pregio per il suo valore architettonico e anche per quello ambientale. Per le macchine che ancora vi sono conservate costituisce un rilevante esempio di archeologia industriale.  

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