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Crisi di Suez: difficoltà per le cooperative di Legacoop. Agroalimentare in contrazione del 64%

L’effetto negativo della “crisi di Suez” sul commercio mondiale si ripercuote sulle cooperative di Legacoop.

Ne hanno già visto le conseguenze il 27% delle imprese associate Legacoop Romagna, la metà esatta (il 50%) delle imprese agroindustriali e il 32% delle cooperative di produzione, prevalentemente metalmeccaniche. È quanto risulta da una rilevazione apposita effettuata dal Centro Studi dell’associazione.

Gravi danni per l’export, con una stima di perdita di fatturato che  in settori come quello vinicolo potrebbe arrivare anche al 20%. 

Seguire la rotta che circumnaviga l’Africa, già adesso comporta un aumento dei tempi di viaggio di oltre 20 giorni, con conseguente rischio di parziale deperimento delle merci e perdite di quote di mercato. I container risultano sempre più difficili da reperire, nonostante aumenti di prezzo fino al 70%. 

Le materie prime per l’industria agroalimentare e metalmeccanica hanno già subito incrementi che vanno dal 15 al 30%: un’ulteriore e inaspettata mannaia per le imprese, che si somma alle speculazioni post pandemia, mai riassorbite completamente. 

In allerta anche il settore dei servizi, in particolare logistica e facchinaggio, dove si ipotizza una forte riduzione della richiesta di scarico container.

È l’ennesima tegola su una crescita già al rallentatore. A ottobre scorso, nell’indagine sull’andamento e le previsioni per il 2024, il 53% delle cooperative associate a Legacoop Romagna stimava per l’anno in corso una stagnazione dell’economia e dei mercati. Il dato è confermato dalle rilevazioni di inizio anno: il 44% delle imprese dichiara che la partenza dell’attività, a gennaio, è stata modesta, ipotizzando una contrazione delle performance per tutto il primo trimestre del 2024. 

Il dato è coerente con una previsione di crescita del PIL italiano che si attesta sullo 0,5%, contro la stima pari al doppio contenuta nell’ultima legge finanziaria. A vivere le maggiori difficoltà è ancora l’agroalimentare, dove si aspetta una contrazione il 64% delle cooperative associate. Problemi anche nell’industria e nei servizi (44%) e per le cooperative di cultura, turismo e comunicazione (50%). Preoccupazione, infine, per le cooperative sociali, alle prese con un aumento significativo dei costi, determinato dal rinnovo del contratto di lavoro, non ancora riconosciuto dalle committenze pubbliche.

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