A settembre la Vena del Gesso sull’Appenino romagnolo è diventata Patrimonio Mondiale Unesco, se da un lato il riconoscimento è motivo di orgoglio nazionale, dall’altro a Casola Valsenio ci sono molte preoccupazioni per i lavoratori della St. Gobain, che estrae gesso dalla Cava di Monte Tondo. 130 lavoratori vedono a rischio il proprio posto di lavoro, se le attività della cava cesseranno. Da un tavolo di confronto a Roma sembra che ci sia un piano condiviso per la continuazione delle attività della cava.
Nei giorni scorsi a Roma c’è stato il primo tavolo di confronto per la continuazione dell’attività produttiva di Casola Valsenio e delle relative attività estrattive convocato dal ministero dell’Ambiente, a cui hanno partecipato il ministro Gilberto Pichetto Fratin, la Regione Emilia-Romagna, la Provincia di Ravenna e la multinazionale Saint-Gobain Italia proprietaria del sito.
Saint-Gobain Italia esprime soddisfazione per il clima di collaborazione dimostrato e rileva una volontà comune di identificare un piano condiviso che consenta il prosieguo delle attività di coltivazione delle cave di gesso, con una prospettiva temporale più ampia, in linea con le logiche di un investimento industriale e nel rispetto della normativa di Rete Natura 2000.
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