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Sul “pasticcio” del bando IAT, l’opposizione vuole vederci chiaro. Verlicchi: «Siamo stati intimiditi»

veronica verlicchi

C’è una ‘partita’ del turismo ravennate le cui sorti non sono per nulla chiare. Quella degli IAT e dei servizi turistici comunali, strategici per la promozione turistica della città d’arte. Ciò che si sa è che, nell’aprile scorso, un bando è stato vinto da “The Plus Planet”, in capo alla cooperativa sociale toscana Cristoforo. Un risultato sorprendente se si considera che l’aggiudicataria scalzerebbe “Ravenna Incoming” dopo diversi anni di gestione. Il condizionale è d’obbligo visto che il consorzio ravennate ha presentato istanza nelle scorse settimane e il verdetto del Tar è atteso per oggi. A parlare della vicenda che sta sollevando un vero e proprio polverone è Veronica Verlicchi de La Pigna che, insieme a Gian Filippo Rolando della Lega, a Filippo Donati di Viva Ravenna e a Fratelli d’Italia, sta portando avanti una battaglia di ‘chiarezza e trasparenza’ per capire se il bando è stato fatto con tutti i crismi sotto il profilo amministrativo.

Verlicchi, anzitutto: perché insieme a Lega e Vivi Ravenna, vi siete impegnati sulla questione IAT e servizi turistici comunali?
«Per la nostra città il turismo è un settore fondamentale. In tale ambito gli Iat sono chiamati a svolgere una preziosa funzione di promozione integrata di prodotti turistici per il territorio, oltre alla tradizionale attività di front office e al trattamento ed elaborazione di dati statistici inerenti le strutture ricettive del Comune. Il tutto vale oltre un milione e mezzo di euro. In tale ottica, ci sembra assolutamente normale voler sapere qualcosa in più su quanto ci aspetta».

Lunedì scorso, come da voi richiesto, si è riunita la commissione consiliare turismo per far luce sulla gara d’appalto e sulla gestione degli uffici IAT. Ma si è risolto in un nulla di fatto, giusto?

«Per quanto ci riguarda sì, mentre la maggioranza è riuscita a fare il suo gioco… Il consigliere Pd Renald Haxhibeku ha subito sollevato una questione pregiudiziale in base all’articolo 72 del regolamento comunale, ritenendo l’oggetto della seduta fuori dalla competenza giuridica della commissione. In realtà tale articolo si applica in consiglio comunale e alle sue delibere e non alle commissioni. Ovviamente non avendo i numeri dalla nostra parte, ci è stata impedita la discussione».

Commissione consiliare che si è fatta notare anche per alcune assenze pesanti…

«Avevano già dato forfait la dirigente Maria Grazia Marini e tanti altri esponenti della maggioranza per la precisa volontà, appunto, di essere assenti».

Non si è presentato anche Filippo Donati, fra l’altro presidente della commissione. Ne eravate al corrente?

«Sì. E spiace che la sua assenza sia stata così pesantemente strumentalizzata dalla maggioranza. Anche se lui non ha più motivo di avere conflitti d’interessi (ndr, si è dimesso dal Cda di Ravenna Incoming quando è stato eletto in consiglio comunale), per evitare rimostranze, avevamo già valutato e concordato che non avrebbe partecipato».

A questo punto, come intendete procedere?

«Non potendo più seguire la stessa strada, già ieri sera – dopo una breve riunione – abbiamo deciso di procedere al deferimento di quanto accaduto al prefetto, in quanto è stata l’ennesima violenza alla democrazia. Sul merito continueremo a discutere e probabilmente, accogliendo un suggerimento dello stesso segretario generale, pensiamo a una commissione d’indagine».

A fare scalpore, all’indomani dei risultati del bando, è stato il fatto che Ravenna Incoming abbia perso pur avendo ottenuto il punteggio più alto sulla qualità del progetto, per non aver fatto il ribasso più alto a livello economico…

«Proprio per questo vogliamo sapere con quali criteri si è svolto il bando e le competenze di chi li ha applicati. Fra l’altro, a tutt’oggi, non si sa nulla del progetto della nuova società o del destino dei lavoratori impiegati. Eppure, salvo decisione diversa da parte del Tar, dovrebbe diventare operativo dal prossimo 1 ottobre».

Girano tante voci in città sulla questione, anche quella di ‘sgambetti’ nella migliore tradizione bizantina. Voi cosa sospettate?

«Non abbiamo prove, ma che vi sia un bel pasticcio dietro è altamente probabile. Non è stato per niente facile ottenere i documenti, tant’è che al momento non li abbiamo ancora tutti. La Marini, per esempio, non ci ha ancora dato gli accordi del soggetto aggiudicatario. Notiamo un insolito ostruzionismo che non ci è capitato di vedere neanche sulla questione del palazzetto  dello sport quando nessuno aveva fatto obiezioni o eccepito nulla».

Può spiegarsi meglio?

«Abbiamo avuto tutti contro, il Pd, la presidente del consiglio comunale, candidata di punta alle prossime elezioni, il segretario generale del Comune, la dirigente del turismo, il sindaco. Proprio quest’ultimo ha commesso un atto molto grave, girando ai commissari la lettera in cui la società aggiudicataria chiedeva di annullare la seduta e di rinviarla a dopo il contenzioso amministrativo. Un tentativo, a nostro avviso, di intimidire i commissari e influenzare l’esito della commissione. Facendo finta di non sapere che l’istanza al Tar è stata depositata giorni dopo rispetto alla nostra richiesta di convocazione della commissione».

Il tempo darà le giuste risposte?

«Lo speriamo. Crediamo sia nell’interesse di tutti dare risposte concrete ai tanti operatori del settore che vediamo preoccupati. Di certo la sentenza del Tar traccerà uno spartiacque e consentirà di capire in quale direzione andare. Se non partirà la sospensiva, si dovrà per forza parlare della questione».

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