Federico Cina: moda ‘made in Romagna’. Dalle stampe tradizionali alla “Tortellino Bag”

Nato nel 1994 a Sarsina, il giovane stilista ha presentato alla Milano Fashion Week di gennaio la sua ultima collezione, "I colori del nulla", ispirata al cambiamento.

Federico Cina

Reduce dalla Milano Fashion Week di gennaio, dove ha presentato la sua collezione “I colori del nulla“, Federico Cina – alla soglia dei trent’anni – è lo stilista che ha portato l’immaginario romagnolo nel mondo della moda, ma ora ha voglia di cambiamento.



Federico Cina

Nato nel 1994 a Sarsina, sull’appennino romagnolo, Cina si appassiona alla moda fin da piccolo, grazie a una zia che ama cucire. Compra “Vogue” e confeziona i vestiti per gli amici in occasione della rievocazione storica dell’antica Roma che ogni anno anima il borgo. Presto inizia a sentirsi stretto e vuole fuggire.

Federico Cina

Studia al Polimoda di Firenze e, mentre si sta ancora laureando, inizia a lavorare per Brooks Brothers a New York. Poi va in Giappone per formarsi all’Osaka Bunka Fashion College ed emerge ad AltaRoma con la collezione FW19 “Romagna mia“. Da allora colleziona prestigiosi riconoscimenti, dal contest “Who’s Next” nel 2019 alla selezione tra i venti semifinalisti del LVMH Prize 2021.

È apprezzato per la sua visione dell’eleganza, basata su un approccio artigianale e legata alle sue radici. Oggi Federico Cina ha base a Cesena e per confezionare i suoi abiti si affida a piccoli laboratori del territorio, spesso a conduzione famigliare. Ma c’è di più, il territorio è anche protagonista dei suoi capi. Iconiche le camicie “Grape” con le stampe romagnole, realizzate nella storica Stamperia Marchi di Sant’Arcangelo, nonché le magliette Ca’ del Liscio, oppure la nuova “Tortellino Bag“.

Federico Cina

“I colori del nulla”: attraversare la nebbia del cambiamento

La collezione “I colori del nulla” ha sfilato il 13 gennaio al Superstudio spazio Gallery di via Tortona, sotto la direzione artistica di Gabriele Rosati e Luca Notarfrancesco, con il set design progettato e realizzato dai giovani architetti ravennati di Denara Studio.

«Per realizzare la collezione – spiega Federico Cina -, mi sono interrogato molto su che cos’è il cambiamento e come rappresentare le forme e i colori dei cambiamenti della vita. L’ho immaginato come un percorso in cui si attraversa la nebbia, che per me non è assenza di colore, ma un colore indefinito. È anche per questo che i modelli all’inizio della sfilata erano dentro i box, nascosti dietro alle tende: lo spettatore li vedeva come attraverso la nebbia. Poi man mano si impara a metabolizzare il cambiamento e allora le forme e i colori diventano più nitidi. E infatti i modelli alla fine escono e si fanno vedere».

Federico Cina

Per questa collezione lo stilista – quasi seguendo i precetti di Italo Calvino per la scrittura – ha lavorato per sottrazione e semplificazione. Un ritorno a quelle forme che sono classiche e senza tempo: giacche minimali e forme geometriche.

«Guardandomi indietro mi sembra di avere aperto il brand che ero molto giovane – racconta -, a soli 24 anni. Pian piano sto crescendo con le mie collezioni e adesso sto per compiere trent’anni, che è un’età in cui si iniziano a prendere nuove consapevolezze. Questo cambiamento io l’ho interpretato come un semplificare – anche nei rapporti umani – e ho voluto trasmetterlo nella collezione: ripulendo le forme, togliendo gli orpelli e tornando al classico».

Federico Cina

La “Tortellino Bag”: il primo accessorio di Federico Cina è un altro omaggio alla sua terra

A mantenere un collegamento tangibile con le collezioni precedenti – caratterizzate da un forte immaginario legato alla tradizione, alla terra e all’Emilia Romagna – è la “Tortellino Bag“. Si tratta per l’appunto di una borsa a forma di tortellino e sarà il primo vero accessorio che il brand lancerà sul mercato, dove arriverà presumibilmente tra luglio e settembre. Presto sul sito sarà possibile preordinarla.

Federico Cina

«Abbiamo usato il tortellino – spiega Federico Cina – per vari motivi. Da un lato ci rappresenta perché comunque Bologna è in Emilia-Romagna ed è elemento della tradizione. Dall’altro a livello commerciale è più riconoscibile e più facilmente pronunciabile rispetto al cappelletto, soprattutto pensando a persone di nazionalità diverse. Lo abbiamo studiato quasi come se fosse un oggetto di design. La Romagna, inoltre, continua ad esserci in tutti i nostri jeans con le stampe romagnole».



Per comprendere la profondità del rapporto tra Federico Cina e la sua terra, nonché l’attualità del suo discorso, basta pensare alla precedente collezione. Dal nome “Terra“, ha sfilato a giugno 2023 ed era pronta i primi giorni di maggio. L’idea per la sfilata era quella di sporcare i modelli di argilla, riproducendo i colori della terra. Quegli stessi colori che pochi giorni dopo si sono visti su tutti i telegiornali: i colori del fango che ha invaso le strade di Cesena, Faenza e Forlì e ha ricoperto i vestiti dei tanti volontari accorsi per dare una mano durante l’alluvione che ha colpito la Romagna a fine maggio.

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