È arrivata intorno alle 12.30, con qualche minuto di ritardo rispetto a quanto inizialmente dichiarato, la Ocean Viking, con il suo carico di 84 naufraghi fra cui 62 minori non accompagnati (e non 58 come precedentemente comunicato), al Terminal Crociere di Porto Corsini. Si tratta della seconda volta a Ravenna per la nave della Ong Sos Méditerranée che, probabilmente, tornerà con regolarità nell’alto Mare Adriatico.
Il primo a scendere è stato un 17 enne del Gambia con, a seguire, un uomo sempre proveniente dallo stesso Paese. «Sono le due persone segnalate dall’equipaggio – spiega Mauro Marabini, direttore Cure Primarie di Ravenna (Ausl Romagna) –, quelle con qualche problema fisico in più rispetto agli altri e che provvederemo subito a visitare e a portare in ospedale se necessario». La situazione si prospetta meno delicata dello scorso 31 dicembre quando, a bordo della nave, erano presenti anche bambini piccoli, un neonato e una donna incinta. Questa volta infatti non ci sono bambini piccoli e donne, solo uomini adulti e minori di età compresa tra i 14 e i 17 anni, in gran parte provenienti dal Gambia, ben 70, mentre i rimanenti dal Senegal (12), Darfur (1), Nigeria (1).
«Siamo stati informati che 13 naufraghi hanno la scabbia ma stanno già seguendo una terapia – aggiunge Marabini –. Durante i controlli sanitari effettueremo il tampone Covid e valuteremo altre situazioni. Molti di loro sono già in cura anche per la disidratazione e l’ipotermia riscontrata. C’è però da dire che, visto il lungo viaggio alle spalle e le torture in molti casi subite in Lidia, tutti hanno un ‘sentimento’ di difficoltà, un vero e proprio stress postraumatico». Com’era già accaduto nella giornata di Capodanno, prima dello sbarco sono saliti a bordo della nave un medico Ausl, un coordinatore del 118 e il presidente della Croce Rossa Italiana. Dopo la discesa del ragazzo e dell’uomo con maggiori difficoltà fisiche, è stata la volta dei 15 minori destinati a partire subito con il pullman per Alessandria e poi via via di altri gruppi di minori, per lasciare spazio infine agli adulti.
Ad attendere i ragazzini con il sorriso sulle labbra ci sono le volontarie del gruppo clown in corsia “Sorrisi contagiosi” della CRI. «Mi sono molto emozionata – racconta Manuela Milani – a vedere la felicità sui visi dei bambini lo scorso 31 dicembre. A loro è bastato vedere palloncini, bolle di sapone e giochi per rallegrarsi. Ricordo, in particolare, di un maschietto che ha preso una bambola e non voleva lasciarla più tanto si divertiva. Questa volta sarà più complicato perché avremo a che fare con adolescenti, un’età completamente diversa. Faremo del nostro meglio per donare loro un momento di svago». «Non è facile trovarsi all’improvviso in un nuovo Paese e non sapere cosa aspettarsi – aggiunge Paola Marinelli – . Tante incognite che possono spaventare, oltre a quelle che hanno già vissuto. A ogni modo i più giovani sono sempre reattivi verso la vita».
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