1,2 milioni di euro sono i ricavi non dichiarati di una società fittizia con sede in Marocco, ottenuti rubando i progetti di un’azienda lughese. È l’esito di complesse indagini condotte dalla Finanza di Ravenna, volte alla tutela della proprietà industriale, che nel mese di ottobre 2023 aveva dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo per oltre 325.000 euro. Quattro i destinatari della misura (di nazionalità italiana e marocchina), ritenuti responsabili dei reati di accesso abusivo a sistema informatico, furto aggravato ed auto-riciclaggio.
Era emerso, infatti, come alcuni dipendenti infedeli di una società di Lugo, attiva nel settore della progettazione e produzione di impianti industriali, si fossero impossessati di oltre 1.000 disegni tecnici di proprietà della medesima società attraverso accessi abusivi ai sistemi informatici. Comportamenti, questi, funzionali ad avviare un mercato parallelo di vendita di macchinari che, basandosi sui medesimi disegni, replicavano le caratteristiche tecniche degli “originali”, sottraendo ai titolari della proprietà industriale possibili quote di mercato e pregiudicandone gli introiti.
Quindi, gli accertamenti sulla vicenda sono proseguiti sul versante fiscale al fine di ricostruire la misura degli illeciti profitti complessivamente realizzati. Infatti, l’accurata analisi della documentazione acquisita nel corso delle indagini ha permesso di accertare come le vendite dei citati macchinari siano state veicolate attraverso una società che solo formalmente aveva sede in Marocco, con l’effetto di occultarne i ricavi al Fisco italiano. In realtà, invece, tutte le operazioni venivano congeniate e poste in essere nella sede effettiva, cioè quella di Faenza, con conseguenti ricadute su obblighi di dichiarazione e versamento delle imposte omessi.
In particolare, all’esito della verifica fiscale, che ha riguardato i periodi di imposta dal 2017 al 2020, la società “marocchina” ha omesso di dichiarare al fisco italiano ricavi per quasi 1,2 milioni di euro ed evaso imposte per circa 130 mila euro.
L’operazione delle Fiamme Gialle ravennati conferma i massimi livelli di attenzione prestati dal Corpo e le specifiche competenze professionali maturate non solo per la tutela dei diritti di proprietà industriale e, ma anche per riscontrare il corretto adempimento degli obblighi fiscali, nella prospettiva di prevenire e reprimere ogni forma di alterazione di una leale e sana concorrenza sul mercato, intesa quale imprescindibile requisito per salvaguardare gli interessi di operatori economici onesti e consumatori.
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