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Ravenna, una marcia contro le luci spente. Intervista a Nicola Grandi

Ravenna

Lampioni spenti durante la notte. Questa è una delle questioni più discusse delle ultime settimane. Tutto prende inizio da un provvedimento del Comune di Ravenna dello scorso 21 novembre, con l’obiettivo di compensare le tariffe elevate per l’illuminazione. Resterà in vigore fino al prossimo 30 aprile, e stabilisce spegnimenti notturni dal lunedì al venerdì dall’1 alle 5; il sabato, la domenica e i festivi dalle 2.30 alle 5.

 

 

Le cifre parlano chiaro. La tariffa della componente energia da applicare al canone 2022 rispetto al 2021 è aumentata del 109,52 per cento, passando da 0,18291 euro al chilowattora per l’anno 2021 a 0,38324 per l’anno 2022. Senza la riduzione delle ore di accensione deliberata, il canone annuo 2022 (per 4.028 ore di funzionamento inizialmente previste) aumenterebbe di 2.386.788,73 euro, passando da 3.830.137,52 euro del 2021 a 6.216.926,25 del 2022, Iva compresa. Parametrando i calcoli sul periodo che manca alla fine del 2022, si prevede per quest’anno un risparmio di 230.265,91 euro, passando dai complessivi 6.216.926,25 euro a 5.986.660,34 euro (Iva compresa). Per il 2023 la previsione dell’importo per la quota di energia relativa agli impianti di illuminazione pubblica per complessive 4.000 ore sarebbe di 6.052.700,47 euro (Iva compresa), calcolata sulla base delle tariffe attuali. In virtù della riduzione delle ore di accensione deliberata, il risparmio atteso su base annuale è di 1.122.062,74 euro, passando dai complessivi 6.052.700,47 euro per 4.000 ore di funzionamento a 4.930.637,73 per 2.713 ore di funzionamento (Iva compresa).

Ma non tutti sono d’accordo. In molti si sono lamentati di questa scelta, ne è dimostrazione l’iniziativa in programma per venerdì 2 dicembre alle 19 nel centro storico: “Ravenna in marcia per la luce”. Due cortei, in partenza dalla stazione e Porta Sissi, attraverseranno la città per incontrarsi in piazza XX Settembre (Piazza dell’Aquila).

 

Uno dei promotori della manifestazione di dissenso è Nicola Grandi, vicepresidente dell’associazione culturale “Ravenna Centro Storico”. Nonché consigliere comunale per Viva Ravenna”.

Grandi, da cosa nasce questa idea e cosa vi ha spinto a decidere di organizzare questa marcia?

«L’idea nasce dal malcontento espresso da molte persone che si sono rivolte a noi. Parliamo della gente più svariata, la maggior parte sono privati cittadini, ma non mancano i commercianti che hanno delle attività o che hanno necessità di spostarsi per motivi lavorativi nelle ore notturne, rientrando dopo l’1 di notte o partendo molto presto la mattina. Genitori, mariti e donne sono preoccupati della situazione.».

Da cosa dipende la scelta di non inserire degli slogan politici?

«Le lamentele sono trasversali. Anche il vicesindaco Eugenio Fusignani ha espresso le sue preoccupazioni, così come il prefetto in relazione alla riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza. Si tratta di una scelta civica e non politica che coinvolge tutti, incluse le associazioni di categoria».

Quali sono i pro di una possibile marcia indietro?

«Una marcia indietro avrebbe il vantaggio di portare la situazione sicurezza allo stato precedente o almeno di non aggravare la situazione sicurezza della nostra città come sta accadendo ora. Difficile avere dei parametri ma siamo sicuri che la situazione si sia aggravata, lo dimostrano i furti a Ponte Nuovo.».

Quali sono i contro?

«La marcia indietro porterebbe a 1milione/1milione e mezzo di spesa maggiore a fronte dei 200milioni di spesa corrente, parliamo di una cifra risibile, che secondo noi si potrebbe tranquillamente compensare in altri modi.».

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In che modo?

«Stiamo parlando di un provvedimento che ha carattere di eccezionalità. Con il tempo si è certi che l’emergenza rientri. Come tutte le cose eccezionali, la modalità di affrontarla può essere eccezionale. Se si possono spegnere dei lampioni e rinunciare alla sicurezza per cinque ore a notte, si potrebbero fare anche operazioni economiche eccezionali.».

Ci può dare qualche esempio?

«Io non sono mai stato particolarmente favorevole alla vendita di azioni da parte del Comune. La ritengo una scelta che rispetto a un bilancio non ha strutturalità e non aveva visione futura. Ma in casi come questi si potrebbe pensare di prendere in considerazione scelte economiche forti. In una situazione come questa, la cifra è piccola rispetto al bilancio generale, quindi una marcia indietro può essere tranquillamente tamponata.».

Cosa si sta facendo al momento per valutare la situazione?

«Il vicesindaco ha dichiarato che si sta monitorando l’andamento dei furti. Non sappiamo come, nelle ore di buio per 2/3 settimane, dopo di che se le cose andassero male si prenderebbero altri provvedimenti, il che sottintende che altri provvedimenti siano possibili».

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