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Raffaello Bellavista: le molteplici forme del talento

Raffaello_Bellavista al piano

Foto: Antonio Barbuto fotografo

Raffaello Bellavista è un artista italiano noto al grande pubblico per la sua unicità di condurre la carriera di pianista legata a quella di cantante lirico e compositore, spaziando dalla musica classica a quella crossover.

Ha conseguito cum laude il diploma accademico di primo livello in pianoforte presso l’istituto di alta formazione musicale G. Lettimi di Rimini, sotto la guida del maestro Enrico Meyer, e con il massimo dei voti il biennio accademico di secondo livello presso il Conservatorio Bruno Maderna di Cesena sotto la guida del maestro Luigi Tanganelli. Successivamente ha completato la propria formazione pianistica ottenendo il diploma specialistico post-laurea, sotto la guida del maestro Roberto Cappello, presso l’Accademia del Ridotto di Stradella. Come baritono ha studiato privatamente con cantanti di chiara fama tenendo recital solistici ed interpretando ruoli operistici esibendosi con l’orchestra Verdi di Milano.

Ha tenuto concerti per i principali eventi e teatri italiani, tra cui il Carnevale di Venezia, l’Auditorium di Milano, il concerto per i 25 anni della morte di Senna, ed è stato ospite d’onore per l’apertura della cinquantesima edizione del Premio Guidarello condotto da Bruno Vespa e ospite musicale all’edizione 2021 del Premio Eccellenza Italiana a Città del Vaticano.

Vincitore di primi premi e menzioni speciali in concorsi musicali e festival di prestigio internazionale, nel 2021 gli è stato conferito il premio Romagna sezione musica per le sue attività creative e professionali di eccellenza che danno prestigio alla terra romagnola anche oltre i confini territoriali.

Per i suoi meriti artistici è stato nominato Value Ambassador del World Protection Forum uno dei più importanti summit internazionali sulla sicurezza, sul valore della cultura e dell’uomo che si tiene annualmente al Teatro Ariston di Sanremo.

Quando hai scoperto il tuo talento e deciso che questa era la tua strada?

«Mi sono avvicinato alla musica grazie ai miei genitori, entrambi insegnanti di italiano, al contempo mia madre è anche cantante lirica e mio padre è stato dj e organizzatore di eventi musicali. A cinque anni mi hanno avviato allo studio del pianoforte senza mai impormelo. Sono stato sollecitato a piccole dosi e ciò ha fatto si che si è creato un rapporto di amore con lo strumento. A vent’anni mi sentì il baritono bolognese Maurizio Leoni e riconobbe la mia voce da baritono consigliandomi di studiare, visto inoltre che è una un tipo di voce più rara. Composizione è la parte finale del percorso accademico in conservatorio e dopo un esame complementare ho deciso di continuare a studiarla in forma privata per mio grande interesse. Mi piace sottolineare che sono tre aspetti della cultura legati all’Italia poiché creati da italiani: il pianoforte fu inventato da Bartolomeo Cristofori, l’opera vede le sue origini nella Camerata de’ Bardi a Firenze e Guido D’Arezzo è stato l’ideatore della moderna notazione musicale».

Cantante lirico, pianista, compositore: un connubio senza prevalenza?

«Allo stato attuale sì. Nel corso degli anni mi è capitato che miei insegnanti avrebbero voluto indirizzarmi maggiormente verso uno di questi, ma non è stato così. La mia predilezione va in concerti in cui nella prima parte sono pianista, poi includo la parte lirica e alla fine alcune mie composizioni. Mi piace riscrivere in chiave colta brani di artisti pop come ho fatto con Heroes di David Bowie che è stato molto apprezzato e ho portato anche su palcoscenici importanti quali la Sala Verdi di Milano e in Vaticano».

Il tuo approccio artistico è eclettico e innovativo. Ci racconti la tua visione della musica?

«Ho una visione molto critica del mondo accademico che ha contribuito a creare il distacco tra i giovani e la musica. Ai tempi di Beethoven i concerti erano caratterizzati da un programma molto più variegato con ospiti e colpi di scena creando una maggiore connessione tra artista e pubblico. Nel ‘900 si è creato un distacco e nei miei spettacoli voglio contribuire a colmarlo fondendo la musica classica con brani celebri pop, come faceva del resto Pavarotti con il Pavarotti & Friends. La musica deve essere una rappresentazione di ciò che ci circonda e deve poter abbracciare tutto il pubblico».

Il tuo lavoro ti porta in viaggio, ma sembra forte il legame con la tua terra d’origine dove ritorni per concerti, anche per iniziative di solidarietà.

«A me piace tantissimo viaggiare, ma ho anche un forte legame con la Romagna dove cerco sempre di tornare e di restare per dei periodi. Un artista deve sempre lavorare su se stesso, ma deve anche capire da dove viene. Trovo che sia una terra poco esplorata e che possa offrire molto. Ho creato degli arrangiamenti delle cante romagnole in chiave colta come Bela Burdela e A Gramadora che ho suonato anche all’estero suscitando grande interesse. Ho la presunzione che si possa valorizzare questa musica popolare come ha fatto in Argentina Astor Piazzolla con un’operazione che ha sdoganato la musica argentina nel mondo. Queste cante e il dialetto romagnolo meritano approfondimenti. Per quanto riguarda la solidarietà, mi piace poter dare il mio contributo. Essere un artista ti permette di andare alla profondità delle cose e di sviluppare una sensibilità particolare. Ritengo importante prendere dalla vita, ma anche dare. Per questo l’ho fatto in diverse occasioni, come per il concerto di compleanno del Cardinal Tonini a Santa Teresa, e il mio prossimo impegno sarà il 14 giugno a San Marino dove terrò un concerto per beneficenza a favore del canile dedicato a Totò, grande amico dei cani e degli animali e anche della Repubblica cui aveva donato un pianoforte ora conservato al Teatro Titano».

Hai recentemente suonato al concerto in onore del Corpo Consolare di Venezia, uno degli eventi più attesi del Carnevale di Venezia. Una soddisfazione che si aggiunge al tuo nutrito palmarès. Progetti futuri?

«Mi attendono una serie di impegni che mi porteranno anche negli Stati Uniti e che culmineranno il 15 ottobre a Washington DC a seguito della mia candidatura al prestigioso Premio Eccellenza Italiana di cui sono stato ospite l’anno scorso tenendo il concerto in Vaticano».