parco Montessori Ravenna
Svegliarsi una mattina e trovarsi, nel giardino di fronte a casa, un cantiere per la realizzazione di una grande antenna di telefonia mobile 5G. Questo è successo nei giorni scorsi ai residenti del quartiere che si sviluppa tra via Cilla e via San Gaetanino, a Ravenna. Il bel polmone verde interessato è il parco Montessori di via Lanzoni, costruito una quindicina di anni fa dal geometra Antonellini, lo stesso che ha fatto le belle palazzine signorili con i terrazzi-giardino. Sarà una sorpresa amara anche per i bambini della scuola primaria Riccardo Ricci, che si trova proprio nei pressi del parco, al rientro a settembre.
In poche ore è montata la protesta che sta coinvolgendo circa 400 persone, ma il numero è in costante crescita, residenti, ma non solo, anche semplici frequentatori e fruitori del parco, da sempre molto vissuto e pieno di attività. Un gruppo che non è contrario alla telefonia mobile e che ci tiene a precisare di non essere legato a nessuna ideologia. «Siamo preoccupati per l’impatto sull’ambiente e sulla salute – spiega la residente Francesca Siboni a nome del gruppo –. Che motivo c’era di deturpare un parco così bello? Un parco in cui i bambini sono abituati a giocare a calcio, a fare la merenda in compagnia, a seguire i laboratori dell’associazione Tante Lune, a festeggiare i compleanni e le varie ricorrenze. Un parco in cui gli adulti si incontrano abitualmente, socializzano, si rilassano e amano raccoglier e i gelsi per realizzare ottime confetture. L’antenna avrà certamente un impatto su tutto questo. Davvero non si poteva trovare un posto più idoneo per collocarla? E noi che inizialmente pensavamo che stessero costruendo un bagno pubblico per gli utilizzatori del parco e del parcheggio, molto utilizzato da turisti e commessi del centro storico. Almeno sarebbe stata una cosa utile…».
Il gruppo è agguerrito, sta raccogliendo firme per una petizione e si sta facendo assistere anche da avvocati, per ottenere maggiori informazioni e come agire per fermare i lavori, con autorizzazione datata lunedì 19 giugno. «Non è chiaro come sia stato possibile pensare di costruire un cassone di cemento oltre i tre metri consentiti dai Beni Culturali», conclude Siboni. In effetti, come ricordato da uno dei tanti lenzuoli affissi in questi giorni sulla rete di protezione del cantiere, si parla di una “Antenna 5G Alta 30 metri”. «Non siamo neanche stati interpellati su quanto sta accadendo – aggiunge l’imprenditore Maurizio Bucci, anche lui residente in zona –. Ci hanno nascosto lo scempio. In più, guarda caso, i lavori sono iniziati subito dopo la chiusura delle scuole e nel periodo in cui le persone sono soliti iniziare le ferie… Sul cartello affisso in cantiere, l’autorizzazione della Regione ma l’amministrazione comunale deve pur aver dato il visto dato che il cantiere è sul territorio comunale. Ci preoccupa il tentativo di scaricare la responsabilità su altri enti e sui burocrati».
A ogni modo, qualcosa si sta muovendo. Sulla questione, Alberto Ferrero e Renato Esposito del gruppo consiliare Fratelli d’Italia hanno richiesto chiarimenti per quanto riguarda la salute dei bambini della vicina scuola e l’ambiente. L’assessore comunale alla Transizione digitale Igor Gallonetto è invece intervenuto per ricordare l’intricato iter amministrativo del traliccio, iniziato nel 2020 e conclusosi lo scorso 7 maggio. Alla prima richiesta di installazione gli uffici comunali e Arpae avevano dato un parere negativo, ma il progetto è stato “riabilitato dal Tar quando il gestore di telefonia Wind 3 ha presentato ricorso contro il diniego e poi cambiato alcuni parametri per fare rientrare nei limiti le emissioni elettromagnetiche”. Intanto i lavori proseguono, ma la battaglia dei cittadini è appena iniziata.
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