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Maurizio Bucci: lungimiranza e innovazione imprenditoriale

Maurizio Bucci è un imprenditore di lungo corso nel panorama della ristorazione e dell’hotellerie ravennate. La sua storia nasce per caso. O forse no, perché ci vuole voglia di mettersi in gioco e lungimiranza per intraprendere una nuova strada.

Il Gruppo Bucci è da anni attivo nel settore dell’ospitalità e della ristorazione. Si occupa di ospitalità alberghiera con l’Hotel ed il Residence Mosaico, posti entrambi nelle vicinanze della Darsena di città. Nella ristorazione è presente con l’Osteria Passatelli e Figo, sorti dal recupero effettuato nell’ex Cinema Mariani in centro storico. Inoltre è attivo nella ristorazione nel Salone dei Mosaici della Casa del Mutilato in Piazza Kennedy, dove opera il ristorante Millelire su prenotazione per eventi.

Ci racconti come hai iniziato?

«Dopo il diploma da geometra mi trovai a progettare un locale a Lido Adriano, la Pizzeria Al Pirata. Erano i tempi del boom edilizio e Lido Adriano pullulava di appartamenti nuovi, ma mancava di servizi. Mi chiesero di gestire il locale perché non erano organizzati a riguardo. Avevo vent’anni e con la sfrontatezza della gioventù accettai. La mia famiglia aveva già un hotel, ma non avevo davvero esperienza. Fu un grande successo».

Ma non ti sei fermato lì. La tua storia imprenditoriale è ricca di successi. Come è andata?

«Successivamente comprai il Desiderio, progettato dall’architetto ravennate Danilo Naglia, recentemente scomparso, che ha lasciato il suo “segno” in città, un locale che ha fatto la storia di Lido Adriano. Nel 1992 mi sono spostato a Ravenna. Rilevai l’immobile della Confartigianato per farne un hotel in una zona, la Darsena, che ai tempi era del tutto dimenticata e non valorizzata nelle sue potenzialità. Un progetto che allora fu visto con grande scetticismo».

Invece hai avuto ragione e contributo allo sviluppo di un quartiere che oggi si sta trasformando e su cui molti stanno puntando. Le tue scelte denotano anche un interesse per il recupero di immobili in disuso. Come mai?

«Ritengo il recupero più interessante e innovativo, invece di cementificare ulteriormente il territorio. Mi piace ridare vita agli edifici senza stravolgerli. L’Hotel Mosaico, ad esempio, sembra una nave che entra in porto e i turisti amano aprire la finestra e vedere il mare».

Proseguiamo nel tuo percorso imprenditoriale. Quali sono state le ultime tappe?

«C’è stata dapprima Villa Foris, la prima struttura di civile abitazione trasformata in un room & breakfast, di cui oggi Ravenna ha un’ampia offerta. Fu Carlo Sama stesso che mi propose di dare una diversa destinazione alla sua casa. Poi mi sono occupato delle Terme di Punta Marina, sia della gestione della parte alberghiera, sia dello stabilimento balneare. Circa 8 anni fa ho lasciato e intrapreso una nuova sfida: il Mariani. L’aver ridato dignità al Salone dei Mosaici, con anche l’apertura del ristorante Millelire, è stato un regalo che ho voluto fare alla città».

Spostiamo lo sguardo al contesto in cui operi. Qual è la situazione attuale nel tuo settore?

«Dire che stiamo attraversando un momento molto difficile è scontato. Ormai ci siamo abituati ad improvvisare, a gestire emergenze continue senza più un mercato di riferimento. Tra norme che cambiano continuamente, tra colori, imposizioni, limiti e regole, fare impresa è veramente una avventura. Alla pandemia si è poi aggiunto l’aumento dei costi della energia. Le bollette di elettricità e gas sono aumentate di oltre il doppio. A questo si deve aggiungere la scarsa occupazione negli hotels e la riduzione dei clienti nei ristoranti ma con costi fissi alle stelle. Ormai gli operatori di categoria si stanno appellando unicamente alla prossima Pasqua».

È spietato ma realistico il quadro sull’attuale situazione del comparto del turismo e dell’horeca che traccia Maurizio Bucci, diventato anche presidente dell’associazione ImprendiAmo, nata da alcuni imprenditori locali con l’obiettivo di unire le forze e dare un nuovo impulso al territorio. È naturalmente preoccupato, al pari di tutti i suoi colleghi, per il protrarsi della grave crisi innescata dalla pandemia.

 

Preoccupazioni che, però, non ti impediscono di guardare al futuro, di pensare a nuovi progetti:

«Stiamo lavorando sempre più sulla componente umana valorizzando le risorse interne. Per i progetti abbiamo in mente l’apertura in primavera di un fast food della Romagna per battere la concorrenza di kebab, patate fritte, hamburger con prodotti legati alla nostra tradizione. Sarà  vicino alla basilica di San Vitale e si chiamerà A cio. Anche nel nome abbiamo voluto sottolineare il legame con la nostra terra».

Come operatore del settore tra i più attivi come vedi le politiche del turismo a Ravenna? Quali idee vorresti che si concretizzassero?

«I limiti sono quelli di non osare. Non avere una visione globale di offerta e saper affrontare le sfide con più coraggio. Le proposte? Lavorare su un progetto “Ravenna città dell’accoglienza a 360”. Avendo una offerta variegata che spazia dalla città d’arte, al mare, alla collina al divertimento serve lavorare su un progetto percepibile e vendibile. La città non è in grado di intercettare i tour operator internazionali. Mancano le camere, la qualità e la quantità per garantire questo mercato. Ravenna è una città ideale unicamente per il turismo individuale. Su questo bisogna lavorare integrando alla tradizionale offerta alberghiera i B&B ed i Rooms and Breakfast della città. Investimenti mirati sui mercati internazionali facilmente raggiungibili dall’aeroporto di Bologna una delle strategie. Ritengo che il nostro hub di riferimento sia quello bolognese, mentre molte energie sono state profuse su quello di Forlì. Purtroppo in quasi 30 anni di discussione non si è ancora arrivati alla definizione della Ravegnana bis».