Categories: Lettere e opinioni

Lettera di Gianfranco Spadoni: ricordare Don Ugo a due anni dalla morte

“Quando si partecipa alle funzioni nella chiesa di San Rocco, ogni tanto si ha la sensazione di scorgere il compianto don Ugo con la sua caratteristica andatura dondolante e alterata nella deambulazione, ma sempre con il consueto dinamismo. Sembra quasi impossibile ma dal giorno dell’Assunzione e di Ferragosto di due anni fa (15.8.2020), don Ugo Salvatori non è più con noi in questa vita terrena, e il ricordo e la mancanza del religioso ravennate sono ancora dentro a molti suoi parrocchiani e a numerosi amici con i quali ha avuto relazioni.

 

E se da un lato, tuttavia, viviamo con nostalgia e a volte con malinconia  pensando alla sua lunga e incessante  attività parrocchiale e ai rapporti che abbiamo avuto con lui, dall’altro emerge un aspetto positivo, quasi  consolatorio, perché i parrocchiani di San Rocco hanno trovato conforto soprattutto  per la presenza di  don Paolo Szczepaniak, canonico e attuale amministratore di quella chiesa, che nel solco tracciato dal compianto monsignore ha continuato a condurre  ogni funzione religiosa, iniziativa spirituale e sociale con lo stesso zelo del suo predecessore. L’impegno religioso di don Paolo è tangibile ma lo sono  anche le sue manifestazioni aperte e cordiali unite a  quella moderata ironia, sempre con il  sorriso impresso sul suo volto. Doti, peraltro, non sempre così comuni nel clero ravennate!  

 

Mons. Ugo Salvatori, per tutti don Ugo, sacerdote schietto, ironico, dinamico ha messo al centro della sua vita religiosa il “farsi prossimo” attraverso una pluralità  di iniziative socio-assistenziali a favore delle categorie più deboli, dei meno abbienti, degli ultimi, certo con uno spirito imprenditoriale e operativo, ma sempre finalizzato ad aiutare gli altri.  E se da una parte si poteva etichettare  il parroco di San Rocco, forse con malignità, il termine di ‘imprenditore manager’, vi è un risvolto della moneta che lo raffigura come vero sacerdote in grado di non tralasciare nessun dettaglio nel suo compito primario impegnato prima d’ogni altra cosa nella sua messe. Infatti ogni  funzione religiosa sapeva  curarla con grande attenzione nei minimi particolari, bilanciando in questo modo se non addirittura superando gli aspetti materiali oggetto di infinite iniziative e attività caritatevoli e socio assistenziali.

 

Sono tanti gli appuntamenti nel suo studio che non negava a nessuno dispensando aiuti, e consigli di ogni tipo, intercalati da ironia sottile e battute originali e briose piene di affetto, qualche scappellotto bonario, parole in dialetto,  senza disdegnare la discussione politica. Anzi, tutt’altro, s’infervoriva parecchio!  Sarebbe, dunque,  sbagliato e fuorviante giudicare questo nostro sacerdote solo sotto un versante, anche e perché in fondo  egli è stato una figura poliedrica con aspetti tutti degni di considerazione. D’altra parte i giudizi espressi su questa  terra, per nostra fortuna, troveranno una buona, giusta  e definitiva sintesi in cielo.

 

Grazie a Don Paolo, don Giuseppe, alle suore, e alla schiera di  volontari  e collaboratori a vario titolo che continuano a dare seguito alle numerose attività presenti tuttora a San Rocco”.

 

Gianfranco Spadoni

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