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L’artista Marco Bravura tra la Russia e Ravenna. «A Tarusa lavoro a un progetto in memoria dei sopravvissuti al gulag»

Marco Bravura è un artista ravennate di fama internazionale, noto soprattutto per le sue sculture e opere musive. Dopo il diploma dell’Istituto Statale d’Arte per il Mosaico Gino Severini, completa la sua preparazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia per poi affacciarsi al panorama mondiale. I suoi lavori figurano in musei, istituzioni e collezioni private in Europa, Russia e Stati Uniti. Grande amante del mondo, dei viaggi e dell’arte, ha donato alla città di Ravenna e a tutti gli amanti dell’arte musiva mondiale, una nuova prospettiva sull’arte del mosaico. Oggi ci parla della sua vita, delle sue passioni e dei suoi progetti futuri.

  • unika

Bravura, quando e come è nato il suo amore per il mosaico?

«Sicuramente la prima volta che ho visto i mosaici a Sant’Apollinare Nuovo ho provato stupore, un’emozione indelebile. Poi sono seguiti gli anni di formazione all’Istituto d’Arte per il Mosaico, ma è stato quando mi sono reso conto dell’importanza, anzi dell’insostituibilità almeno per me, della tecnica musiva per ridare colore alla scultura che ho ripreso a fare mosaici. E da lì tutto è partito».

Lei ha sempre viaggiato molto, cosa le ha insegnato la scoperta del mondo?

«Ho imparato che tutte le diversità vengono azzerate quando si percepisce che, in fondo, tutti vogliono condivisione, pace e armonia. Poi imparare lingue diverse, le sfumature di tante espressioni, fa parte dell’arricchimento che la conoscenza dell’altro porta se usciamo da pregiudizi e ci apriamo».

Lei vive da 12 anni in Russia, come si trova a lavorare lì?

«Ho avuto la fortuna di essere stato invitato da una persona eccezionalmente innamorata del mosaico che mi ha messo a disposizione spazi, materiali, strumenti e collaborazioni, ha fatto sì che in Russia mi trovi benissimo. In totale libertà, tra l’altro, fondamentale per me».

 

Pensa di stabilizzarsi prima o poi?

«Nel pianeta? Sì, nel pianeta sono già stabile. Scherzi a parte, questa è la mia dimensione di vita, non potrei fare diversamente».

 

 

Quale è la mostra o l’opera che ha realizzato alla quale è più affezionato?

«Caratterialmente non mi affeziono, una cosa fatta appartiene al passato».

Dove trova l’ispirazione per le sue opere?

«Banalmente attraverso l’osservazione che sia della natura ma anche di emozioni, racconti e nuove situazioni ma anche attraverso l’ascolto e le letture».

Come è nata l’idea per la realizzazione dell’opera “Ardea Porpurea”, nata originariamente nel 1999 in Libano e poi replicata in scala maggiore in piazza della Resistenza a Ravenna?

«A Beirut, dopo 17 anni di guerra in Libano, mi è stato chiesto di creare un tributo alla pace, all’amicizia e alla rinascita. Il mio pensiero è andato alle fenici, infatti “Ardea Purpurea” è il nome latino di Araba Fenice, uccello mitico che risorge dalle proprie ceneri. Così come l’Araba, anche Beirut è risorta dopo la devastazione della guerra aprendosi a una nuova vita. Così come le tessere di mosaico, per diventare tali, devono essere distrutte per creare auna nuova forma d’arte».

  • unika

Fra tutti i luoghi che ha visto nei suoi viaggi da quale è rimasto più colpito?

«Il mio luogo del cuore è il viaggio, ma se devo proprio “fissare” un luogo sarebbe il Libano».

 

I suoi viaggi hanno ispirato alcune delle sue opere d’arte?

«Sempre, raccolgo sempre preziosi spunti dai luoghi che visito, dagli Arazzi del Rajasthan a Tarusa con il suo fiume».

marco bravura

Che consiglio darebbe alle nuove generazioni di mosaicisti?

«Lavorare, lavorare, lavorare con passione, senza mai fermarsi. Poi è necessaria una certa disciplina per organizzarsi senza sprecare il tempo. Il tempo del lavoro diventa il tempo di vivere, senza separazioni: questo è il privilegio di fare il mestiere che piace, ciò che auguro a tutti. Poi è importante viaggiare, ovviamente, per aprire la mente».

 

Quali sono i suoi progetti per il prossimo anno?

«In Russia mi attendono due progetti di grandi dimensioni, cosa che al momento mi attrae maggiormente. Uno di questi è dedicato alla città di Tarusa, nella sua connotazione di città che accoglieva i dissidenti e sopravvissuti al gulag».

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