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La polizia provinciale di Ravenna contrasta il bracconaggio ai danni della fauna selvatica

Il personale della Polizia Provinciale di Ravenna è intervenuto, con successo, professionalità ed incisività, in attività di contrasto del bracconaggio ai danni della fauna selvatica.

 

Agli Ufficiali e Agenti della Polizia Provinciale di Ravenna sono state necessarie più di quattro ore per completare la fase operativa di un intervento antibracconaggio condotto, in piena oscurità, nel territorio Portuale Ravennate. Il bracconiere, denunciato all’Autorità Giudiziaria per il reato di uccellagione e furto aggravato ai danni dello stato, aveva scelto una zona perfetta, ottima per il passo notturno dei tordi, geniale per la posizione scelta nel predisporre l’impianto di cattura ed altrettanto efficace per consentire un agevole controllo del territorio circostante.

 

I potenti richiami artificiali diffusi verso il cielo mediante amplificatori, nel tentativo di attirare i tordi nelle reti, venivano trasportati dal vento verso est attirando, però, anche il personale di Polizia Provinciale il quale, procedendo nell’oscurità, spesso a carponi, individuava con difficoltà, e solo in tarda nottata, l’impianto di cattura abusiva.

 

I tordi, appartenenti alle specie Bottaccio e Sassello, vedono, in questo periodo dell’anno, il culmine della loro fase migratoria verso i paesi del mediterraneo; vi giungono dal nord est per trascorrere i mesi invernali al riparo dalle temperature rigide che avvolgono le zone riproduttive del centro e nord Europa.

 

Raggiungono i boschi della Slovenia e della costa Croata percorrendo il lungo tragitto a tappe e, dopo aver lasciato alle loro spalle paesi lontani anche alcune migliaia di chilometri, si trovano ad affrontare uno degli ostacoli più grandi, il superamento del tratto di mare. Di giorno si riposano e si alimentano nei boschi costieri e, se le condizioni atmosferiche lo consentono, durante le prime ore della notte intraprendono l’attraversata.

 

L’attraversamento del mare Adriatico pretende fatica e prestazioni inusuali, 80/100 miglia di mare aperto non permettono errori, non c’è e non ci sarà un secondo tentativo. Mentre volano in mezzo all’Adriatico iniziano a percepire un bagliore lontano, per loro, quella luce flebile che aumenta di intensità, diventa un faro nella notte e una fonte d’attrazione irresistibile; è il bagliore emesso dalla zona industriale e portuale di Ravenna ed ha una funzione attrattiva piena di speranza come la può avere, per chi si è perduto nel buio, la vista di  una luce lontana.

 

Sono partiti al crepuscolo dalle coste Croate hanno raggiunto quote altissime ed in balia dei venti arrivano esausti all’altezza delle dighe foranee Ravennati. Quando i migratori, dopo ore di volo continuo, giungono in terraferma lambendo la zona industriale, già capiscono che l’enorme bagliore di luce diffusa non porta niente di buono.  E’ qui che, da diversi anni, bracconieri con reti da uccellagione e potenti richiami artificiali tentano la cattura di questi migratori.

 

I turdidi catturati saranno principalmente destinati al ricco mercato degli esemplari utilizzabili come richiami vivi nella caccia da appostamento, un vero business esentasse che negli anni passati vedeva coinvolte decine di persone. Il fenomeno si è fortemente contratto localmente grazie all’intensa attività repressiva condotta dalla Polizia Provinciale di Ravenna.