Mercoledì 11 ottobre nel chiostro della Biblioteca Classense di Ravenna alle 17.30 ci sarà Paolo Di Paolo in un dialogo con Matteo Cavezzali. Nel secondo incontro della rassegna “Il Tempo Ritrovato” si parlerà di “memoria condivisa” partendo dal suo ultimo libro “Romanzo senza umani” (Feltrinelli).
Paolo Di Paolo è scrittore e critico letterario, scrive per Repubblica, tiene il programma La lingue batte su Rai Radio3 ed è curatore di Treccani Libri.
In “Romanzo senza umani” un uomo solo cammina lungo le rive di un grande lago tedesco. È partito all’improvviso, chiudendo in valigia l’essenziale e un post-it stropicciato con una strana lista di nomi. Forse Mauro Barbi vuole mettersi al riparo dagli effetti di una serie di “incidenti emotivi” – così li chiama – che lui stesso ha provocato.
È ripiombato nella vita di persone che non vedeva da tempo, pretendendo di riannodare fili interrotti, di avere risposte fuori tempo massimo. Si è messo in testa di far coincidere i ricordi altrui con i propri, di modificare e riparare la memoria di amici e compagni di strada, imponendo la sua versione dei fatti. Che razza di impresa è? Forse c’entra una piccola era glaciale privata, un processo di raffreddamento che ha spopolato la sua esistenza e di cui cerca le ragioni. Il grande lago a cui ha dedicato anni di studio può dargli le conferme che cerca?
Vede, anzi immagina, l’immensa lastra di ghiaccio che lo copriva da sponda a sponda quattro secoli e mezzo prima. Il sole pallido su una catasta di uccelli morti, precipitati come pietre. Le anatre assiderate, i lupi affamati. Il cuore di un lunghissimo e spaventoso inverno che travolse l’Europa con i suoi venti polari, le grandinate furiose, le inondazioni.
Non è una distopia, è l’esatto contrario: è il 1573. Una remota stagione estrema, che faceva battere i denti, perdere la speranza, impazzire. Come se ne uscì? Come se ne esce? Le immagini del passato ci ingannano sempre. Barbi prova a rientrare nel presente, con tutta l’ansia e la fatica che richiedono i gesti semplici. Uno in particolare può fare la differenza. È la fine di un viaggio fitto di rivelazioni. È l’inizio del disgelo.
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