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Il musicista lughese Stefano Savini firma le musiche del film “Italicus”

Foto: Stefano SaviniAnche il musicista lughese Stefano Savini ha messo la firma sul film Italicus. La verità negata, in uscita giovedì 7 aprile in anteprima nazionale al Nuovo Cinema Nosadella di Bologna. E lo ha fatto creando le musiche che accompagnano le vicende di quei terribili anni di Piombo.Savini ama definirsi un musicista, un chitarrista-compositore, che cerca di migliorarsi studiando e godendo dei grandi compositori del passato, di tutti i generi dal classico al jazz, per poi trovare una propria via musicale originale e comunicativa tramite la ricerca. Per questo è stato indicato alla regista Enza Negroni, da alcuni docenti del liceo musicale Laura Bassi di Bologna che già lo conoscevano, in primis Roberto Guglielmi e Gianfranco Tarsitano.Italicus, infatti, è una docufiction realizzata dagli studenti del Corso Doc del liceo musicale bolognese – insieme a VideoMagazine, Bottega Finzioni e Rai Teche – che indaga la strage sul treno Italicus del 1974, uno dei più gravi attentati messi in atto durante gli ‘anni di piombo’, rimasto ancora senza colpevoli. Nella notte tra il 3 e 4 agosto, una bomba esplose nella quinta vettura del treno espresso Italicus, nella Galleria dell’Appennino, nei pressi di San Benedetto Val di Sambro.Attraverso il racconto intrecciato delle vicende che riguardano personaggi di finzione, alternato ad interviste ai reali protagonisti della vicenda, si dipana una storia che ha visto trucidare 12 persone e ferirne 48. Una storia su cui grava l’ombra di forze ‘deviate’ dello Stato e di apparati che si sono prestati a un autentico gioco al massacro.Protagonisti sono gli attori Stefano Pesce e Miriam Previati, già noti al grande pubblico. A cosa si è ispirato Savini nel comporre le musiche? «Al copione stesso – racconta – e alla vicenda del commissario, della giornalista e dei magistrati che ricercano la ‘verità negata’. Questo mi ha aiutato a creare una musica con una melodia che ricerca un’uscita da una continua e crescente tensione e la porta fino ad arrivare a un punto di esasperazione del ritmo e delle note coinvolte. L’obiettivo era creare delle musiche che richiamassero l’atmosfera cupa di quegli anni, dove la strategia della tensione degli attentati era quasi una costante presenza nel paese».

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