Il meteorologo Randi: «Sarà un’estate meno estrema e con piogge» 

Il meteorologo fornisce informazioni più tecniche e dettagliate, da un punto di vista professionale, sul disastro che ha colpito l'intera regione nel mese di maggio

meteorologo Randi
meteorologo Randi

A un mese esatto dal disastro causato dalle due alluvioni di maggio in Emilia Romagna, il quadro generale resta ancora preoccupante a causa di criticità del territorio. Difficile è la stima dei danni, ampie aree del Ravennate – per esempio – sono ancora sommerse dall’acqua e dal fango e il rischio di cedimenti di strade e ponti è reale e crea preoccupazione fra le persone. A fornire spiegazioni più tecniche sul tema è Pierluigi Randi, meteorologo certificato e presidente di Ampro (Associazione Meteo Professionisti), che spiega anche perché il territorio emiliano-romagnolo sia uno di quelli con rischio idraulico più alto in Italia.

Randi, l’alluvione del mese scorso ha devastato l’intero territorio romagnolo e non solo. Avevate previsto abbondanti precipitazioni che avrebbero causato tutto ciò?

«Sì, direi che sia gli eventi del 3 maggio che quelli del 17 sono stati previsti molto bene, perché già da qualche giorno i modelli numerici avevano indicato degli accumuli di piogge veramente elevati, proprio nelle zone che sono state maggiormente interessate».

In virtù di ciò, avevate avvisato le istituzioni riguardo un possibile pericolo imminente?

«Questo non è compito dei meteorologi, ma spetta unicamente alla Protezione Civile, alla quale arriva un input che proviene proprio dai nostri centri. Le allerte ci sono state e con largo anticipo, ma credo che manchi un anello della catena perché non sempre si riesce a far arrivare a tutti i cittadini un’informazione tempestiva».

Bagnacavallo foto allagamenti dall'alto

Con la tecnologia attuale, si potrebbe completare anche questo tassello mancante…

«Assolutamente sì, perché abbiamo a disposizioni strumenti che non esistevano decenni fa, e i canali divulgativi di oggi, compresi i social, potrebbero essere di grande aiuto. È chiaro che nelle città molto popolose è più problematico far arrivare contemporaneamente un messaggio come questo, ma è una strada da perseguire».

 Guardando avanti, come si preannuncia l’estate? Si prospettano precipitazioni che potranno causare altri danni?

«Le previsioni hanno un limite ben preciso, in quanto non si spingono oltre i 5-6 giorni. Detto questo è però possibile fare una previsione di tipo climatologica, detta anche ‘stagionale’, nella quale si cerca di cogliere i segni principali di come sarà la stagione. L’estate ormai alle porte potrebbe non essere estrema come quella passata per le temperature, e le precipitazioni dovrebbero essere intorno alla norma o appena superiori. Il rischio di fenomeni violenti ci sarà sempre perché stiamo andando verso un clima più caldo. L’aria più è calda e più vapore acqueo può contenere, e ciò significa precipitazioni più abbondanti».

 

E oltre ai danni a strutture e coltivazioni, quali altri sono stati gli effetti devastanti per il territorio colpito? Anche perché attualmente c’è una forte preoccupazione per il rischio frane…

«La fase di emergenza è ormai superata, ma rimane proprio il comparto Appenninico che è ancora interessato da un numero elevatissimo di frane sia vecchie che si sono riattivate sia nuove, formate dagli ultimi eventi alluvionali. Tutto ciò richiederà molto tempo per la messa in sicurezza dei corsi d’acqua. I settori più interessati, quali agricoltura e industrie di trasformazione, ma anche i settori agroalimentari e tante altre piccole e grandi aziende, sommersi dall’acqua per più di 10 giorni, hanno subito ingenti danni economici, che ancora però non sono stati ben definiti. Sta di fatto che si è trattato di un evento epocale, a cui si spera di non assistere mai più».

In effetti l’ultima alluvione è avvenuta nel 1600 circa. Cos’ha scatenato tutto questo disastro a distanza di così tanti secoli?

«In realtà c’è stata un’alluvione anche nel maggio del 1939, ma fu un fenomeno diverso. Premetto che il nostro territorio è soggetto ad alluvioni, con un elevato rischio idraulico, e ciò implica che ci possono essere alluvioni, che ovviamente non sono tutte uguali. Quelle del passato erano diverse perché c’era un clima più freddo. Nell’evento recente, invece, ci sono state piogge molto più intense avvenute nell’arco di circa 36 ore. Ciò significa che l’alluvione è più rapida, dà meno tempo di interventi e predisposizione di mezzi di sicurezza e quindi è più pericolosa».

Secondo il fisico Rubbia, le variazioni climatiche ci sono sempre state anche quando non si parlava ancora di surriscaldamento del pianeta, perché sono qualcosa di assolutamente naturale. Che aiuto può dare la meteorologia anche in chiave preventiva?

«Ciò che il professor Rubbia dice è vero, ma omette di dire una cosa importante e cioè che in passato queste variazioni impiegavano centinaia di anni o migliaia di anni per manifestarsi. Ora invece sono molto più veloci e impiegano solo dei decenni. Quindi, in passato il pianeta è stato anche più caldo rispetto a ora, ma il problema è che attualmente il riscaldamento è molto più veloce e ciò è quello che più preoccupa».

 

 Sarà capitato nei giorni scorsi che la popolazione colpita dagli eventi alluvionali, oltre che alla Protezione Civile e ad altri enti, si sia rivolta anche direttamente a voi. Quali risposte avete fornito e fornite tuttora?

«Il nervo è ancora scoperto perché quando ci sono questi eventi catastrofici, naturalmente, anche a livello psicologico ci sono delle conseguenze. Ricordo che, nei giorni scorsi, ci sono stati dei temporali e subito è scattato il panico. Noi sicuramente dobbiamo cercare di sensibilizzare e tenere pronta la popolazione per un eventuale rischio. È importante informare tutti riguardo i comportamenti da adottare durante criticità come queste».

Dalla stessa categoria