Categories: Cultura e Spettacoli

I film di Pupi Avati e Gianni Amelio per la nuova rassegna del cinema Gulliver di Alfonsine

Il primo week-end cinematografico della nuova stagione al cinema Gulliver di Alfonsine propone ben due film di grande spessore diretti da due importanti registi italiani come Pupi Avati, che firma “Dante”, la sua opera dedicata al Sommo Poeta, e Gianni Amelio, che in “Il signore delle formiche” ricostruisce le vicende intorno al processo Braibanti.
Si parte venerdì 28 ottobre con “Dante”, che sarà proiettato anche sabato 29 e domenica 30 ottobre. Il film è con Sergio Castellitto.

 

Settembre 1350. A trent’anni circa dalla morte del Sommo Poeta, avvenuta in esilio a Ravenna, Giovanni Boccaccio (Sergio Castellitto) viene incaricato dai fiorentini di portare dieci fiorini d’oro come risarcimento simbolico e richiesta di perdono a Suor Beatrice, figlia di Dante Alighieri, monaca nel monastero ravennate di Santo Stefano degli Ulivi. Ripercorrendo da Firenze a Ravenna una parte di quello che fu il tragitto di Dante nei drammatici anni dell’esilio, sostando negli stessi conventi, negli stessi borghi, negli stessi castelli, nello spalancarsi delle stesse biblioteche, nelle domande che pone e nelle risposte che ottiene, Boccaccio ricostruisce la vicenda umana di Dante, fino a poterci narrare la sua intera storia, dal suo amore per Beatrice Portinari, sublimato nelle straordinarie rime de “La Vita Nuova” alla creazione del suo capolavoro immortale “La Divina Commedia”.

 

Il maestro Pupi Avati, attraverso accuratissime ricostruzioni di vita medievale, ci restituisce “un Dante e un Boccaccio lontani da ogni carattere statuario, eroico, retorico, ma fissati nella loro dimessa umanità, entro cui si cela la tensione verso quel di più promesso dalla poesia e in cui si riconosce il senso della vita”.

 

Sempre alle 21 si prosegue con “Il signore delle formiche”, con Luigi Lo Cascio ed Elio Germano, che sarà programmato lunedì 31 ottobre e martedì 1° novembre, con proiezione unica alle 21.

 

Alla fine degli anni 60 si celebrò a Roma un processo che fece scalpore, che vedeva come imputato il drammaturgo e poeta, ex partigiano, Aldo Braibanti (Luigi Lo Cascio), accusato del reato di plagio, cioè di aver sottomesso alla sua volontà un suo studente. In realtà, la vera “colpa” di Braibanti era quella di essere omosessuale. Prendendo spunto da fatti realmente accaduti, il film racconta una storia a più voci, dove, accanto all’imputato, prendono corpo i famigliari e gli amici, gli accusatori e i sostenitori, e un’opinione pubblica per lo più distratta o indifferente. Solo un giornalista (Elio Germano) s’impegna a ricostruire la verità, affrontando sospetti e censure.

 

Dal maestro Gianni Amelio, “un film dove il classicismo dello stile sfida l’assoluta contemporaneità dell’assunto”. Infatti, come ha dichiarato il regista, “dietro una facciata permissiva, i pregiudizi esistono e resistono ancora, generando odio e disprezzo per ogni ‘irregolare’”.

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