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Eleonora Mazzotti: una vita a tempo di musica

Eleonora Mazzotti si è formata presto sia nel canto sia in recitazione e dizione, consapevole che talento ed entusiasmo sono solo il punto di partenza, arrivando così a trasformare la sua più grande passione in professione. Un percorso che ha già visto la realizzazione di diversi progetti e il raggiungimento di tanti traguardi.

Ha duettato nel 2007 con Giorgia durante il programma Il treno dei desideri, in diretta su RAI 1, e ha cantato e recitato in numerosi musical fra cui Il Barbiere di Siviglia – Commedia Pop, La Lauda di Francesco, ideato da Branduardi, San Pietro MusicOpera, In viaggio verso Broadway e Cercasi Viola Violetta.

Finalista della 53° edizione del Festival di Castrocaro nel 2010, è stata ospite per due anni del Radio Bruno Estate Tour. Ha collaborato con Michael Baker, music director e batterista – fra gli altri – di Whitney Houston, che ha composto e suonato per lei il brano L’amore non invecchia mai, presentato in anteprima su RAI Radio 1 nel 2013. Nel 2014 ha pubblicato il suo EP Battiti che includeva il singolo È tardi ormai scritto da Matteo Mancini e Gianni Bindi, già autori di Mina.

Ha scritto e composto il brano Among the waves in the sky, tema portante della colonna sonora del docufilm Tra le onde nel cielo, di Francesco Zarzana, presentato al Doc Corner del Festival di Cannes nel 2016 e trasmesso su Rai Storia. Il brano è inserito anche nello spettacolo teatrale In a better world, rappresentato in dieci città europee, cui Eleonora Mazzotti ha preso parte come cantante e attrice.

Dal 2015 collabora con l’Orchestra Rossini di Pesaro e col Teatro della Fortuna di Fano, cantando come solista sulle note dei Queen e nel progetto Mina – Stasera sono qui.

Nel 2016 ha ricevuto il Premio Confesercenti e l’anno successivo il Premio Galla Placidia, assegnato dal Rotary Club Ravenna Galla Placidia.

Eleonora_Mazzotti

Come nasce la tua passione per il canto e come l’hai coltivata?

«La mia passione per il canto nasce fin da piccolissima perché accompagnavo mio papà che cantava in una corale quindi ho iniziato fin da subito a respirare musica. Poi ho partecipato da spettatrice ai primi spettacoli di quella che sarebbe diventata la mia insegnante di canto e lì è iniziato a smuoversi qualcosa dentro di me. Galeotto fu il primo concerto di Giorgia, cui partecipai del 2001, e lì ci fu un clic, un qualcosa che mi fece capire che volevo anch’io imparare a gestire lo strumento vocale in quella maniera tale da poter esprimere determinate emozioni e un mondo interiore per cui ho iniziato a studiare canto. Sto studiando tuttora, ovviamente, perché non si finisce mai di imparare. Nel frattempo mi sono specializzata in vari ambiti da canto pop a canto musical. In questo periodo mi sto avvicinando anche al mondo del canto lirico per approfondire ulteriormente gli strumenti meravigliosi che abbiamo nel nostro corpo. Ho anche unito la recitazione, la dizione e lo speakeraggio perché la radio è un’altra mia passione, per cui voce a 360°».

Da una passione ad una professione: una scelta fatta con entusiasmo, ma sicuramente non semplice. Ci racconti come è andata?

«Entusiasmo è sicuramente una parola chiave della mia vita. È una caratteristica che mi accompagna fin da quando sono bambina e che rispecchia profondamente il mio essere. Io per natura riesco, o almeno ci provo, di trovare il bello e il positivo in ogni situazione, da quelle più improbabili a quelle più difficili, faticose. Sicuramente l’entusiasmo è stato il motore di tutto e mi ha aiutato anche nei grandi momenti di difficoltà, che ci sono per tutti, ma nell’ambito artistico questo è ancora più amplificato con tante porte chiuse in faccia. Devo dire che la scelta di prendere in mano la mia vita e di fare diventare il canto una professione è stata molto naturale. In seguito al Festival di Castrocaro nel 2010 mi sono detta “ma se non lo faccio adesso quando?” Così mi sono buttata in questa libera professione e devo dire che lo rifarei mille volte, nonostante i periodi complicati, nonostante quello che abbiamo vissuto tutti negli ultimi due anni, nonostante il lavoro altalenante ovvero i periodi in cui sei strapieno e altri in cui non ti chiamano. La chiave è cercare di trovare un equilibrio, una quotidianità. Sotto questo punto di vista diversi colleghi mi hanno aiutata a capire come rendere quotidiana una professione artistica. L’artista per eccellenza è ritenuto campato per aria, invece un artista è anche chi organizza il proprio lavoro e programma il proprio futuro».

Come sei riuscita a conciliare famiglia, il lavoro di cantante e il desiderio di essere radicata sul tuo territorio cui sei molto legata?

«La formula perfetta per conciliare tutto la sto ancora cercando però sicuramente negli anni ho in qualche modo trovato un nostro equilibrio. Di carattere sono una persona molto volitiva determinata, testarda e assolutamente indipendente per cui quando decido che voglio intraprendere un percorso e seguire una strada lo faccio, mi butto a capofitto e non mi lascio condizionare dagli agenti esterni. Questo mi ha aiutato a rimanere comunque focalizzata a perseguire i miei obiettivi sempre con grande entusiasmo e con grande umiltà. Poi si cresce e la voglia di mettere su famiglia è diventata sempre più importante. Piano piano è arrivato tutto in maniera molto naturale: il matrimonio, la nascita di Gaia che ha accompagnato ovviamente anche il percorso lavorativo. Da quando sono mamma percepisco di avere una grinta in più e ne ha guadagnato anche il mio essere cantante. La maternità mi ha regalato delle energie e una capacità di combattere in determinati ambiti che definirei da “mamma tigre”. Devo dire grazie a chi mi è a fianco da tanti anni e a questo bellissimo dono. La mia famiglia è qui in Romagna e non potrei essere più felice proprio perché è un territorio che io amo tantissimo. Avendo questo legame profondo con le mie radici sapere che posso andare fuori in giro per l’Italia o all’estero e sapere di ritrovare tutto qua al ritorno mi dà la forza e la consapevolezza di continuare a fare quello che faccio con grande amore».

Eleonora-dal-vivo

Sono tanti i progetti significativi che formano il tuo percorso artistico. Ce li racconti?

«Mi capita talvolta di fermarmi a leggere nero su bianco quello che è stato il mio percorso. Non per mania di grandezza o cos’altro, ma per mettere un po’ a fuoco quelle che sono state le esperienze che ho fatto perché la frenesia di questo mondo contemporaneo ti impone di fare sempre di più, di dare sempre di più e ti sembra sempre di rincorrere qualcosa che non si è ancora capito che cosa sia. Invece vedendo quello che è stato il mio percorso mi sono accorta che effettivamente ci sono state proprio tante opportunità, tante belle esperienze che mi hanno aiutato a crescere e a diventare la persona che sono oggi con la voglia di continuare a farne ancora tante altre. Sono contenta perché oltre al percorso mio a livello musicale e teatrale ho sempre cercato di portare avanti un percorso di laboratori rivolto ai bambini, soprattutto nella fascia della scuola dell’infanzia, ma lavoro anche con bimbi del nido e con bambini più grandi perché credo fortemente nel grande potere dell’arte, nella grande capacità culturale che ha l’arte di rendere menti libere, aperte e ricettive. Attraverso il gioco cerco di seminare per far si che tutto ciò che tanti piccolissimi cerco di seminare in questo bellissimo prato che è l’infanzia per poter dare un piccolo contributo e far si che siano i giovani di domani con grande attenzione e che possano ascoltare con grande amore tutto ciò che li circonda. Ultimamente a questo percorso si è affiancato quello della direzione artistica del Podere La Berta, un mondo che mi piace molto perché amo stare sul palco ma anche stare dietro le quinte e organizzare».

Accanto a questi anche alcuni dischi. Come definiresti la tua musica e cosa anima i tuoi testi?

«Ho pubblicato il mio primo EP nel 2014 e a questo sono seguiti altri singoli e l’anno scorso è uscito il primo album per bambini quindi anche lì ho coronato il sogno di poter donare la mia voce al mondo più piccoli dedicando l’album a mia figlia Gaia che ha testato le canzoni in prima persona. In questo periodo ci sono delle cose nel cassetto che aspettano di uscire, aspettano il momento giusto, forse aspettano anche una mia propensione giusta a farle uscire. Sicuramente faccio fatica a definirmi perché sono in costante ricerca e se si ascoltano anche i brani che ho registrato in passato si sentono diversi stili perché mi piace sperimentare, ricercare mentre soprattutto dal punto di vista live mi sono avvicinata molto al mondo del cantautorato proprio perché se dovessi immaginare la mia situazione ideale me la immaginerei in un teatro con alcuni musicisti con cui collaboro da tanti anni in maniera molto pulita, nuda e vera».

TV, musical, riconoscimenti: un passato con tante soddisfazioni, ma come vedi il tuo futuro?

«Ho costruito il mio percorso su una pluralità di linguaggi che afferiscono tutti alla mia voce per cui i riconoscimenti che ho avuto, come il premio Confesercenti e il Premio Galla Placidia, nel corso di questi dodici anni sono stati molto preziosi, molto gratificanti, sono stati linfa vitale per poter continuare a dare sempre il meglio e non adagiarsi mai e mi hanno dato anche la possibilità di poter andare a presentare il docufilm di cui ho cantato la colonna sonora al Doc Corner del Festival di Cannes. Sono esperienze che mi hanno profondamente segnato. Oggi mi sento di dire che vedo l’imminente futuro, rispetto a uno o due anni fa e alla situazione che tutti conosciamo bene, roseo e ci sono delle belle prospettive all’orizzonte tra cui nei prossimi mesi il mio debutto come attrice in un docufilm».