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Doppio appuntamento al Centro Relazioni Culturali per il Dantedì

Dante

Foto: Daniram90 – Pixabay

Doppio appuntamento per gli incontri del venerdì del Centro Relazioni Culturali in occasione del Dantedì.

Venerdì 25 marzo, alle ore 17.30 in sala D’Attorre di via Ponte Marino 2, Daisaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale, porterà il suo messaggio in occasione delle celebrazioni del Dantedì, mentre alle 18 Natalino Valentini presenterà il libro Il Dante di Florenskij. Tra poesia e scienza, edito da Lindau.

Il Centro Relazioni Culturali propone di entrare nella vocazione ultima della scrittura dantesca, in particolare della Commedia, che è quella, si legge nell’Epistola a Cangrande, di «il fine del tutto e della parte è allontanare i viventi in questa vita dallo stato di miseria e condurli allo stato di felicità». Per questo la riflessione su Dante nel giorno della sua festa vuole entrare nel cuore di grandi tradizioni spirituali, attraverso due grande maestri, Daisaku Ikeda, che al pensiero e alla costruzione della pace sta dedicando la vita e Pavel A. Florenskij (1882-1937), sacerdote ortodosso, filosofo, teologo, matematico e scienziato. Entrambi hanno confrontato un pensiero profondo e potente con il lascito dantesco e il sistema valoriale che da quel lontano Trecento ci richiama potentemente. Entrambi per strade differenti ci dicono di un Dante necessario.

Daisaku Ikeda custodisce un dialogo ininterrotto con l’opera di Dante anche attraverso la mediazione del lascito del monaco fondatore del buddismo alla base del movimento laico della SGI, Nichiren Daishonin. Entrambi sono nati nel XIII secolo, sono stati esiliati e perseguitati per rimanere fedeli al proprio pensiero, hanno soprattutto lasciato scritti che ancora oggi hanno la capacità di parlare all’uomo moderno e portarlo a riflettere e conoscere più a fondo se stesso. In occasione della celebrazione che il nostro Paese ha dedicato a Dante il Presidente Ikeda ha voluto offrire così un contributo ispirato alla personale esperienza di lettore della Commedia che da Ravenna, luogo dell’ultimo rifugio dell’esule, possa arrivare a tutto il mondo. Ikeda ha la capacità di far parlare tra loro culture diverse per arrivare al cuore dell’umano e richiamarne la vocazione alla pace e alla fratellanza. Si tratta della la lettura profonda di un uomo che reputa la letteratura materia costruttiva per affermare il valore di una convivenza pacifica.

Natalino Valentini, dialogando con Giovanni Gardini, ci parlerà dell’attrazione di Pavel A. Florenskij per l’opera di Dante Alighieri. Quest’attrazione nasce anzitutto dall’incontro con la visione dantesca del mondo nella quale convergono e trovano mirabile sintesi letteratura e teologia, poesia e filosofia, mistica e scienza, astronomia e cosmologia, ma anche la storia, tra memoria e profezia, unitamente ad altre forme della creatività umana. Il poliedrico pensatore si avvicina all’opera di Dante proponendo una sua originalissima chiave di lettura, attingendo inizialmente dalla percezione. Colpisce in modo del tutto particolare l’originale interpretazione, proposta dal grande pensatore russo, dello spazio geometrico che caratterizza la Divina Commedia: secondo Florenskij, Dante non si avvalse della concezione euclidea dello spazio, ma fece riferimento a uno spazio curvo, quadridimensionale, che sembra addirittura anticipare la geometria dello spazio-tempo di Einstein e la sua teoria della relatività generale.

Proprio a causa delle sue tesi a difesa della visione del mondo di Dante, scritte nel 1921 in occasione del VI anniversario della morte del Poeta, questo straordinario testimone della cultura russa, che ha pagato con la vita la sua scelta di libertà, subisce la prima censura e condanna da parte del regime Sovietico, punto d’inizio della successiva persecuzione, fino alla carcerazione presso il Gulag delle isole Solovki e alla fucilazione.

Se oggi, in Italia, la figura e l’opera di Pavel A. Florenskij sono conosciute, gran parte del merito va a Natalino Valentini che da oltre un quarto di secolo studia con grande passione e competenza la straordinaria personalità di questo filosofo, teologo e scienziato, nonché marito amorevole, padre di famiglia e sacerdote ortodosso, perseguitato e infine fucilato dai comunisti sovietici nel 1937, all’età di 55 anni. Questa lettura così innovativa, unita a una sorprendente applicazione della teoria degli immaginari in geometria, suscitò più di un sospetto nell’asfissiante e ottusa censura sovietica. Florenskij tentò invano di difendersi con una lettera, nella quale spiegava la propria posizione. La sordità del potere comunista fu totale; anzi, la situazione di padre Pavel si aggravò e nel 1928 egli subì il primo arresto. Dopo un periodo di relativa libertà, nel 1933 venne condannato a dieci anni di campo di concentramento. Non li sconterà per intero, in quanto sarà giustiziato nei pressi di Leningrado nel dicembre del 1937. Oltre al dolore per una fine ingiusta, non si può non provare sgomento per il fatto che all’inizio di questa tragedia ci sia stata una coraggiosa e affascinante rilettura di Dante, uomo che come pochi altri cercò e amò ardentemente la libertà.

L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti e, nel rispetto delle normative vigenti, sono richiesti il possesso del green pass rafforzato e l’utilizzo della mascherina Ffp2.

Per informazioni: 0544.482227 – crc@comune.ra.it