Alvaro Ancisi consigliere di Lista per Ravenna torna sulla crisi Cofari, portandola in consiglio comunale. «Nel maggio scorso, la cooperativa Cofari ha notificato ai soci receduti che vantano crediti per restituzione delle quote sociali o del prestito sociale di aver presentato domanda di composizione negoziata della crisi d’impresa, ai sensi di legge, chiedendo l’applicazione di misure protettive e cautelari del proprio patrimonio».
«Questo 27 giugno, Legacoop ha comunicato che, al termine di una lunga crisi, Cofari ha ceduto il ramo facchinaggio, con circa un centinaio di dipendenti in organico, alla società lombarda Elle Emme, a cui era stato affittato circa un anno prima, e cessato l’attività dei traslochi con una decina di addetti».
«Da parte di un dipendente è stato pubblicizzato, tra l’altro, che: “Da ormai 15 anni, con la scusa di questo stato di crisi continuamente prorogato di anno in anno, ogni socio doveva lasciare in azienda sei ore al mese di lavoro, un certo numero di ferie e permessi che non maturava, tredicesima e quattordicesima venivano erogate solo al 30%, la malattia veniva pagata solo per la parte riguardante l’Inps, e quindi i primi tre giorni di malattia, che invece sono a carico dell’azienda, non erano pagati”», riferisce Ancisi.
Continuano le parole del socio: «”Questo per centinaia di soci lavoratori, che naturalmente hanno iniziato a calare. Ai nuovi soci in ingresso chiedevano una quota associativa piena, nonostante ce ne fossero di ‘anziani’ che dovevano ancora riavere le loro quote. A un certo punto ci è stato spiegato che la cooperativa aveva ricevuto una multa milionaria dall’Inps. A causa di questa multa le quote sono state congelate e poi ridotte. Che fine hanno fatto i soldi che ci hanno trattenuto per tutti questi anni con la scusa del recupero fondi per crisi?”».
«La crisi di Cofari, storica leader del proprio settore nella logistica portuale di Ravenna, non sarebbe dovuta sfuggire alla Giunta comunale presieduta dal sindaco de Pascale, rappresentata ai massimi livelli sia nell’ADSP, Autorità di Sistema Portuale, all’interno del Comitato di Gestione, sia nella SAPIR, Porto Intermodale Ravenna Società per Azioni, di proprietà pubblica maggioritaria, all’interno del Consiglio di Amministrazione. Chiedo dunque al sindaco, se e come abbia operato, pur non essendosene saputo niente, per sostenere insieme la resistenza di Cofari di fronte ad una così lunga e drammatica crisi aziendale e i diritti fondamentali, addirittura costituzionali, dei suoi lavoratori».
«Oggi, tuttavia, Cofari e suoi lavoratori di fatto si contrappongono, come debitore insolvente l’una e creditori sfiduciati gli altri. È sembrato perciò quanto meno inopportuno a Lista per Ravenna che la difesa di Cofari sia stata assunta, in sede giudiziaria civilistica, da due legali che rivestono importanti ruoli istituzionali, rispettivamente nella logistica portuale, l’avv. Ricardo Sabadini, presidente della suddetta SAPIR, e l’avv. Guido Fabbri, presidente della Fondazione Istituto sui Trasporti e la Logistica in rappresentanza della Regione. Chiedo in proposito al sindaco la sua autorevole opinione», conclude Ancisi.
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