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Classis: ritrovare il passato per guardare verso il futuro

mosaico onde del mare davanti al Museo Classis

Foto: RavennAntica

«Quando voglio capire la storia d’Italia prendo un treno e vado a Ravenna». Queste le parole dello storico Arnaldo Momigliano che accolgono il visitatore all’ingresso del museo Classis, dopo la salita della suggestiva scalinata sovrastata da un mare di tessere blu.

Inaugurato nel dicembre 2018, Classis costituisce un tassello importante a completamento dell’offerta museale ravennate tanto da farne molto probabilmente il primo luogo in cui indirizzare il turista interessato ad una piena comprensione della storia di Ravenna. In questo senso le parole di Momigliano ben si addicono a dare il benvenuto al visitatore.

Un museo dall’allestimento intuitivo e moderno, grazie al quale il racconto dell’età d’oro di Ravenna e l’evoluzione del suo territorio sono resi accessibili ad un vasto pubblico. Proprio le scelte espositive e comunicative hanno valso a Classis lo scorso dicembre il prestigioso premio Francovich 2021 per il miglior museo a tematica medievale.

Gli spazi espositivi si sviluppano su un unico piano a livelli sfalsati, scandito da una linea del tempo che permette al visitatore di procedere in ordine cronologico. Fin dalle prime teche, dedicate all’antichità preromana, si mette in evidenza la forte vocazione al commercio di questo territorio, determinata dalle sue particolari caratteristiche: l’affaccio sull’Adriatico e la presenza di una vasta area lagunare costituivano un contesto privilegiato per scambi commerciali con Umbri, Veneti, Etruschi e Greci.

Testa di Tyche
Foto: RavennAntica

È proprio questo particolare legame con l’acqua che il museo intende mettere in evidenza a partire dal mosaico in ingresso, in quanto fattore decisivo per l’arrivo dei Romani nel III secolo a.C. e per il successivo trasferimento in quest’area di parte della flotta militare in epoca augustea. Ravenna è a quel tempo una cittadina di mare dalla popolazione multietnica e multireligiosa, attirata qui nel corso dei secoli dai traffici commerciali e dalla possibilità di impiego nella flotta militare romana. I reperti archeologici esposti ci raccontano di questa comunità multiculturale e degli intensi scambi commerciali: gli utensili da cucina di derivazione orientale, i corredi funebri con oggetti dai materiali pregiati, quali ambra e ceramica, le stele per la sepoltura dei cosiddetti Classiarii, militari e marinai della flotta provenienti da tutta l’area del Mediterraneo.

Nel V secolo Ravenna viene scelta come capitale occidentale di un impero ormai in declino. Ancora una volta è il suo stretto rapporto con l’acqua nonché la posizione strategica a giocare a suo favore. La forte espansione urbanistica della nuova capitale, che raggiunge un’estensione di 166 ettari, cinque volte superiore al secolo precedente, viene ripercorsa con particolare riferimento al palazzo della sede imperiale di cui è proposta una ricostruzione tridimensionale che si basa però sull’analisi dei dati archeologici esistenti di VI secolo, periodo in cui il palazzo fu rinnovato e ampliato dal re goto Teodorico.

Un approfondimento è poi dedicato all’attività del porto di Classe, che nel V secolo viene rinnovato ed ampliato per far fronte all’incremento delle importazioni di cui necessita la Ravenna capitale. Dall’intero bacino del Mediterraneo non arrivano solo derrate alimentari, profumi e suppellettili, ma anche i materiali architettonici per la costruzione degli edifici di culto cristiano che impreziosiscono la città.

Proseguendo la visita, si incontra la sezione dedicata al regno Goto. Anche in questo caso sono offerti al visitatore spunti utili a stimolare la sua curiosità e ad approfondire i contenuti trattati presso altri siti in città quali la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo e il Mausoleo di Teodorico.

Con la narrazione della riconquista bizantina a seguito delle guerre greco-gotiche (535-553), ci si avvicina alla parte conclusiva dell’esposizione. Ampio spazio è dedicato alla Basilica di San Severo, l’ultimo edificio monumentale realizzato a Ravenna in epoca bizantina. L’evoluzione del sito dove nel VI secolo sorse l’imponente basilica è raccontata con l’aiuto di supporti audiovisivi che ne ricostruiscono le varie fasi con estrema chiarezza, dalla villa romana del I secolo al monastero benedettino. La storia del complesso di San Severo viene presa ad emblema per narrare la fine dell’età d’oro di Ravenna.

Vetrina con oggetti in cotto
Foto: RavennAntica

Completa la visita una sala dedicata all’ex-zuccherificio che oggi ospita il museo. Costruito nel 1899, lo stabilimento raggiunse la massima capacità produttiva negli anni Settanta, con la trasformazione giornaliera di 41.000 quintali di barbabietole. Fu chiuso definitivamente nel 1982. Un pregevole esempio di riqualificazione di un ex sito industriale che viene così restituito alla collettività in una nuova veste, divenendo non solo un polo di attrazione turistica, ma un punto di riferimento culturale per il territorio, grazie ai numerosi eventi qui realizzati, tra cui la rassegna estiva Classe al Chiaro di Luna, e al nuovo Punto Lettura per adulti e bambini inaugurato nel novembre 2021.

Una sfida, quella della riqualificazione dell’architettura industriale, a beneficio della cittadinanza e dell’ambiente, cui Ravenna sta rispondendo attivamente, non solo con l’esperienza di Classis, ma anche col rinnovato impegno nel quartiere Darsena attraverso il progetto DARE.

Le novità per Classe però non si esauriscono qui. Nel corso del 2022 è previsto l’allestimento di due nuove sale per il museo Classis: Abitare a Ravenna, dedicata alla storia dell’edilizia civile, e Pregare a Ravenna, incentrata sugli edifici di culto. Inoltre il Parco Archeologico di Classe, che ha il suo fulcro nel museo, si arricchirà prossimamente anche di un nuovo sito visitabile costituito dagli scavi della basilica e del monastero di San Severo.

Attendiamo quindi con piacere di vedere il futuro di quest’area dal passato così decisivo per la città di Ravenna.

primo piano sorridente di Elisa

ELISA CORNACCHIA

Dopo il diploma di maturità linguistica svolge alcune esperienze di vita e di studio tra Francia e Germania. Nel 2014 si laurea in lingue per la promozione di attività culturali presso l’università di Modena e Reggio Emilia. Nel 2015 ottiene l’abilitazione come guida turistica e si appassiona di turismo responsabile, conseguendo nel 2020 il diploma in sviluppo e cooperazione internazionale presso ISPI, Milano. Crede che fare la guida sia un po’ come essere sempre in viaggio (e forse è per questo che le piace!) perché permette di vedere sempre con occhi nuovi la propria realtà, imparando a non darla mai per scontata.

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