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Boom di visitatori all’inaugurazione della mostra di Giuliana Balice a Ravenna

balice

Tanti appassionati d’arte di tutte le età, ravennati e non solo, hanno partecipato ieri mattina all’inaugurazione della prima mostra ravennate di Giuliana Balice, intitolata “Equilibri instabili”, alla Fondazione Sabe per l’Arte di via Pascoli 31. Presente all’evento, fra gli altri, il curatore Italo Tomassoni, critico d’arte e autore della monografia “Giuliana Balice. Una geometria inquieta” (Skira, 2022).

 

 

Ed è stato proprio lui a fornire utili spunti ai visitatori della mostra, in quanto profondo conoscitore dell’artista 93 enne dallo stile particolarmente contemporaneo e originale. «Per comprendere al meglio la mostra – afferma – il consiglio è quello di vederla dall’inizio alla fine, seguendo il preciso ordine temporale delle opere, seguendone per così dire la narrazione. Insieme a Giuliana, abbiamo selezionato con rigore 16 opere di intensa personalità per avere il meglio di ogni periodo da rappresentare, coprendo dagli anni Sessanta ai primi anni Dieci del Duemila. Sceglierne una è quasi impossibile, l’una è la conseguenza dell’altra».

 

 

Classe 1931, Balice vive e lavora a Milano sin dagli anni Cinquanta. È cresciuta a Napoli, dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti. Negli anni Cinquanta l’artista tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Numero di Milano, presentata da Lara Vinca Masini. Alla fine degli anni Sessanta inizia a sperimentare la tridimensionalità e l’utilizzo di materiali industriali. Da allora la sua opera si incentra sull’astrazione geometrica e affonda le sue radici nelle esperienze del Costruttivismo russo, del movimento De Stijl e dell’Arte Concreta. Il suo lavoro ha ottenuto numerosi riconoscimenti anche nel campo del design: sulla scia del Costruttivismo, l’artista ha operato anche al servizio dei bisogni sociali e della produzione industriale. Ha tenuto varie mostre personali in Italia e all’estero.

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Quella della Balice è una personalità forte e decisa che ha saputo costruirsi una carriera autonoma e uno stile originale nella Milano dell’arte programmata degli anni Settanta, quando era molto difficile emergere se non si era inseriti in un gruppo. Il più noto era il Gruppo T e i suoi componenti la stimavano.

 

 

La mostra è realizzata con il patrocinio del Comune di Ravenna e del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna, sede di Ravenna, e in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Ravenna. Resterà aperta al pubblico fino all’1 aprile, nelle giornate di giovedì, venerdì e sabato dalle 16 alle 19. Ingresso gratuito.

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