«Quasi 11 mesi, ormai sono passati 11 mesi dallo stravolgimento della mia vita. Avrei tante cose da dire ma la maggior parte del tempo mi sembra fiato sprecato, sembra una storia dimenticata per la maggior parte delle persone, quelle non direttamente colpite. Perché chi è stato direttamente colpito quel maledetto 3 maggio e quel maledetto 16 maggio non lo dimenticherà mai», lo sfogo è di Taira Errani, titolare della Casa della Birra di Bagnacavallo, fino al maggio scorso uno dei locali più frequentati della zona, che fatturava circa un milione all’anno e che dava lavoro a 30 persone. Oggi chiuso.
Con l’alluvione del 3 maggio il Lamone ha sommerso la birreria e la titolare, insieme a dipendenti, amici e volontari, si è messa a spalare il fango. Nessuno di aspettava che si sarebbe stata una seconda fuoriuscita del fiume ad appena due settimane di distanza. Con la seconda alluvione, infatti, l’idea di poter riaprire in qualche mese è presto sfumata.
«Dopo la prima alluvione c’è stato un incontro qui a Bagnacavallo col presidente della Regione Stefano Bonaccini – racconta Errani -. In quell’occasione avevo espresso le mie perplessità e chiesto chiarimenti. Ci aveva detto che non ci avrebbero abbandonati e mi aveva stretto la mano facendomi i complimenti per l’intervento. Quella promessa, quelle parole, se le è portate via il vento, o forse il fiume pochi giorni dopo. Non so a chi dare la colpa, se al governo o alla struttura commissariale, ma di sicuro noi piccoli imprenditori siamo scomparsi dalle loro priorità».
È passato quasi un anno dalle due alluvioni e Taira Errani ha dovuto vendere casa, auto e altre due attività, ma questo non è bastato, perché i rimborsi tardano ad arrivare.
«In 11 mesi ho partecipato a 5 bandi e per ora mi sono arrivati 1500 euro. Il locale ovviamente non potrò più riaprirlo, ma così non perdi solo il lavoro, perdi anche la dignità. I miei fornitori, come chi deve ricevere il Tfr, hanno quasi tutti gentilmente pazientato, proprio perché in varie lettere annunciavo di aver partecipato al bando e che presto qualcosa sarebbe arrivato. Con quei soldi avrei iniziato a sistemare tante persone e invece ogni giorno il postino suona alla porta con un’ingiunzione di pagamento. Ma gli indennizzi non sono arrivati e quindi non potremo pagare le rate il prossimo mese. Insomma ogni giorno sei umiliata per qualcosa».
«Le persone hanno ragione e a loro volta hanno cose da pagare. Loro giustamente se la prendono con me. E io con chi dovrei? Col destino? Assolutamente no. Le istituzioni mi avevano promesso che avrebbero aiutato tutti, e lo Stato dovrebbe garantire sempre la dignità del popolo», conclude Taira Errani.
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