Giovedì 19 settembre, nel buio delle ore 19.30, un operaio 38enne di origine nigeriana ha perso la vita sul colpo, in via Ponte della Vecchia, nel tratto tra San Zaccaria e la zona industriale, finendo sotto le ruote di un tir carico di maiali diretto all’azienda Martini.
«Come ciò sia avvenuto, è oggetto di indagine giudiziaria, anche perché sembra che egli fosse accompagnato da due uomini, anch’essi di origine probabilmente africana, che si sarebbero dileguati. Ciò non toglie che questo evento abbia tragicamente riportato alla luce, sollevando la popolazione di San Zaccaria, ora disposta ad alzare la voce, la pluridecennale insostenibilità del transito pedonale e ciclistico su questa parte della strada provinciale n. 3. “Prima o poi ci scappa il morto”, si era detto più volte», sottolinea Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna.
«Collegando, per circa 4 chilometri, San Zaccaria a Castiglione di Ravenna, via Ponte della Vecchia, seppure composta da una carreggiata strettissima, dove gli automezzi di dimensione poco più che media stentano a sorpassarsi o ad affiancarsi, incrociandosi, senza strisciarsi, è infatti assolutamente priva non solo di una corsia ciclopedonale, quanto perfino di banchine. La sua pericolosità, provocata da un traffico esorbitante e sfrenato, in gran parte di mezzi pesanti, è soprattutto grave proprio nella metà di via Ponte della Vecchia che da San Zaccaria arriva all’area industriale, la cui linearità induce infatti ad imprimere maggiore velocità ai mezzi a motore rispetto alle metà successiva, abbastanza curvilinea e più larga», continua Ancisi.
«L’avvenuta espansione in tale area di imprese, anche artigianali, tra cui la sola azienda Martini Alimentari dà lavoro ad un migliaio di dipendenti, è tale da produrre un via vai incredibile di auto, bici e motorini, autoarticolati con animali vivi, camion frigo in uscita, mezzi di smaltimento delle carcasse, delle ossa, dei grassi, ecc. Buona parte degli operai, quasi tutti di colore, arriva al lavoro in bicicletta, qualcuno anche a piedi, rischiando la pelle e mettendo in difficoltà anche i mezzi a motore, impossibilitati a starne distanti almeno un metro e mezzo, come impone il Codice della Strada».
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