Urban Trail Ravenna: «Mancano fontanelle per bere nei parchi e negli itinerari»

Urban Trail fa un censimento delle fontane esistenti, di quelle non più in funzione, da ripristinare, e di quelle da installare ex novo

Urban Trail, divisione ravennate di Romagna Trail chiede che vengano installate più fontanelle lungo gli interari e nei parchi pubblici.

«L’acqua è il primo dei beni pubblici, è una risorsa preziosa e certamente non va sprecata ma a Ravenna serve reinstallare fontane e zampilli nei luoghi strategici. Arriva l’estate e il popolo dell’outdoor in crescita esponenziale vorrebbe lanciare un appello costruttivo per risolvere il problema della mancanza di fontane e zampilli di acqua pubblica disponibile lungo gli itinerari e nei parchi pubblici frequentati da camminatori, runners e ciclisti».

«Durante la consegna dei pettorali dell’Urban Trail Ravenna Città d’acque sarà possibile sottoscrivere una richiesta in tal senso alle autorità competenti per cercare di migliorare la situazione. Comprendiamo che non sono mancati episodi di spreco, vandalismi, uso improprio delle fontanelle pubbliche e sappiamo bene come in determinati periodi di siccità anche le fontane sono oggetto di ordinanza e possono subire limiti di erogazione, ma se dobbiamo promuovere una cultura che valorizzi la fruizione sostenibile dei percorsi allora la risorsa idrica ci serve».

«Saremo al fianco dell’amministrazione anche per costruire una cultura del rispetto e del non spreco, comprendiamo la razionalizzazione dei punti di erogazione fatta negli anni passati, ma non permettiamo che per colpa di pochi poi non ci sia disponibilità per nessuna e nessuno. Ecco perché cerchiamo un modo per costruire degli obiettivi mirati e strategici da condividere con l’amministrazione a partire da un bisogno condiviso con cittadine e cittadini, vissuto anche da molte realtà associative e che inizia da una mappatura delle fontane del nostro territorio divise in: esistenti, sparite, da istallare».

Fontane esistenti

«Tra le più frequentate la fontana lungo la ciclabile Ravenna-Punta Marina vera manna per chi decide di andare al mare a piedi o in bicicletta; quella nel retro della Basilica di Classe pit stop obbligato per chiunque percorra la ciclovia Ravenna-Cervia; quella all’inizio del sentiero Luigi Rava della pineta demaniale di Marina di Ravenna».

«Poi ci sono la fontanella ad altezza di bambino del parco Teodorico; la fontana nell’aia del parco Primo Maggio e, tornando in città, l’elegante fonte nella centralissima Piazza del Popolo. Tra le esistenti ce n’è una che potrebbe essere utilissima ai pellegrini del Cammino di Dante e di San Romualdo che passano, come molti concittadini, dalla Chiusa San Marco, peccato però che sia nascosta e al lato opposto della provinciale 68 senza attraversamento pedonale. Alcune esistenti sono ‘spente’ come la fontana dietro la chiesa di Porto Fuori e quella del parco pubblico di Punta Marina».

Fontane non più in funzione

«Spariscono e dopo anni non ce ne ricordiamo nemmeno più. La fontanella dei giardini pubblici di Ravenna che era vicino alle scalette, la fontana all’interno dell’ippodromo, quella dello Stadio lato via Cassino, quella in via Cesari con l’inconfondibile odore di zolfo, la fontana di Piazza Baracca, quella all’ingresso della Pineta Ramazzotti a Lido di Dante, quella adiacente a Porta Serrata, la fontana all’inizio del Molinetto e probabilmente altre cadute nell’oblio», fa sapere Urban Trail.

Fontane da installare

«È assodato che i parchi pubblici siano diventati, per fortuna, vere e proprie palestre a cielo aperto. Per questo è necessario che siano dotati di servizi igienici e acqua potabile. Tra i nuovi parchi quello più frequentato da camminatori, podisti, scuole e anziani del vicino centro sociale, c’è il Parco Baronio dove gli attacchi acqua sarebbero disponibili vista la presenza di orti e bagni, ma di acqua nemmeno un goccio se non la vista del laghetto».

«Anche il bellissimo e nuovissimo parco marittimo dovrebbe avere un punto di rifornimento verso metà percorso. Una fontana, insieme a una panchina non sono segno di degrado ma, al contrario, segnalano l’importanza del bene comune e potrebbero diventare (o tornare a essere) i punti di partenza per un rinnovato arredo urbano che privilegi le aree verdi e accolga cittadini e turisti in un’oasi di relax», concludono.

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