Sulla lettera agli Editori associati USPI - Unione stampa periodica Italiana- del Segretario Nazionale Vetere "Costruire in un tempo oscuro" - Piu Notizie

Sulla lettera agli Editori associati USPI – Unione stampa periodica Italiana- del Segretario Nazionale Vetere “Costruire in un tempo oscuro”

Salvatore Sangermano

Sulla lettera agli Editori associati USPI – Unione stampa periodica Italiana- del Segretario Nazionale Vetere “Costruire in un tempo oscuro”

venerdì 27 Novembre 2020 - 17:26
Sulla lettera agli Editori associati USPI – Unione stampa periodica Italiana- del Segretario Nazionale Vetere “Costruire in un tempo oscuro”

Di Salvatore Sangermano –USPI: Il Segretario Nazionale  Francesco Saverio Vetere scrive agli associati :“Costruire in un tempo oscuro”     Come associati all’ USPI Unione stampa periodica Italiana che associa qualche migliaio di Testate giornalistiche su carta e online abbiamo ricevuto la lettera del nostro Segretario Nazionale che fa il punto su una problematica legata al rinnovo del contratto giornalistico siglato nel 2018 e disdettato con largo anticipo nel 2019 cosa mai vista nella normale prassi sindacale.

“Costruire in un tempo oscuro” E’ il titolo della lettera che il Segretario Nazionale dell’Associazione USPI- Unione Stampa Periodica Italiana ci ha inviato, Unione alla quale la nostra testata aderisce, mi ha fatto molto riflettere condividendone il contenuto, i dubbi le motivazioni e il tono. Mi chiedo perché questo “tempo è oscuro”, mi sono dato delle risposte:

la prima risposta  è quella che nel nostro paese alcune forze politiche sindacali non lavorano per il bene comune ma solo per la propria esistenza.

La seconda risposta è quella che oggi c’è un individualismo sociale che si è acuito negli ultimi decenni dovuto a un degrado morale e valoriale nel quale è l’apparire e non l’essere, sono su Facebook, su Istagram, etc, pertanto sono, esisto…Ma come ci siamo? Quali valori vogliamo trasmettere, quali idee e contenuti esprimiamo.

La terza risposta è quella che negli ultimi decenni abbiamo avuto una classe dirigente inadeguata, impreparata, incapace di governare un paese in periodi normali, figuriamoci in piena pandemia.

Solo un esempio; con il Covid 19 abbiamo capito che c’è bisogno di investire in sanità, ripristinare la sanità territoriale, dobbiamo investire nei presidi ospedalieri, nella formazione del personale, dobbiamo assumere medici infermieri etc. ma non abbiamo tutte le risorse economiche necessarie, ma allora perché il Governo non accetta i fondi messi a disposizione dall’Europa previsti nel MES e senza condizionalità, qualcuno ce lo dovrebbe spiegare!

Ma torniamo alla Lettera agli associati USPI-

L’impressione di noi editori e giornalisti, che da anni (…fin dal 1992…) svolgiamo il nostro lavoro – riconosciuto dalle migliaia di lettori- nei territori, è quella che il Sindacato Unico (FNSI) voglia continuare a giocare a scacchi sulla nostra pelle infischiandosene delle esigenze di un settore e dei propri iscritti, delle difficoltà che incontriamo in questo lungo periodo di crisi economica, dovuta anche al Covid 19.

Il Contratto giornalistico con USPI era stato siglato nel maggio 2018 per dare risposte alla editoria locale, cartacea e online che non poteva sostenere l’onere del contratto Fieg-FNSI e per far emergere il lavoro sommerso. Una battaglia portata avanti da diversi anni.  Con una posizione del sindacato che continuamente affermava -Mai nessun contratto giornalistico di serie B,  esiste solo un contratto! Finalmente si arriva alla firma con grande soddisfazione (…oggi capiamo perché si è arrivati alla firma, probabilmente perché la Cassa di Previdenza dei giornalisti INPGI  versa in gravi condizioni economiche) La soddisfazione dura poco, dopo circa un anno viene disdettato da FNSI con largo preavviso e iniziano le trattative per il rinnovo ,con lettere, qualche incontro, tanti silenzi, rimandi e nessuna decisione. Oggi si svela il gioco- mentre trattavano il rinnovo del contratto con USPI – in un’altra stanza trattavano per siglare un contratto giornalistico con ANSO (associazione che associa un centinaio di testate online, peraltro alcune sono associate anche ad USPI) e con la FISC (associazione che associa testate cattoliche, di cui molte associate anche a USPI). Queste due porte per tentare di creare una frattura fra gli editori associati USPI l’associazione di gran lunga più rappresentativa della piccola e media editoria le cui aziende in pochi mesi avevano già sottoscritto circa 600 contratti giornalistici. Infatti alla fine dello scorso mese di ottobre il S.U siglava con le stesse un accordo collettivo nazionale -trappola-in previsione di sottoscrivere un contratto entro il 30 Giugno 2021. Bene ha fatto il nostro Segretario Nazionale Vetere, a non accettare le provocazioni messe in atto da FNSI dichiarando che non si sono create fratture con le parti che hanno sottoscritto l’accordo. USPI da parte sua a tutela delle proprie aziende associate ha nel frattempo sottoscritto un contratto con CISAL sindacato del terziario avanzato, con oltre 1.700.000 iscritti, che regolamenta sia i grafici che il lavoro redazionale. Da parte mia voglio concludere in risposta ai giochini del sindacato unico sulla nostra pelle,  come si fa oggi, lanciando un hashtag #Noinongiochiamo#

Di seguito la lettera integrale

    COMUNICATO USPI N. 29 DEL 19 NOVEMBRE 2020   USPI: Il Segretario Nazionale  Francesco Saverio Vetere scrive agli associati: “Costruire in un tempo oscuro”    
Cari Editori,
siamo nel tempo triste, oscuro, del Covid-19. Preoccupati per le nostre famiglie più che per noi stessi. Ora il maledetto virus è arrivato a casa mia e ancora non so se ha preso anche me. Così, aspettando il tampone, cerco di lavorare ascoltando gli associati, come al solito. Leggendo le notizie del governo, le uscite pubbliche dei suoi rappresentanti, con una particolare attenzione al nostro settore, in cui mi pare che regni una confusione peggiore del solito, tra false notizie, echi di lontane recriminazioni, letture distorte della realtà.
  L’unica cosa seria di questo periodo, nel nostro mondo, è la difficoltà economica e psicologica degli editori e dei giornalisti. Tutto il resto è chiacchiera malevola che sconfina spesso nella pura cialtroneria. Ma c’è gente che convive con la propria cialtroneria da decenni, fino a diventare solo una patetica macchietta.
  Noi di USPI non scendiamo mai in polemica. Anche qui c’è gente che ci sguazza, nelle polemiche. Non chiede altro che di sparare insulti, invettive, maledizioni e scomuniche, oltre ad accuse incredibili, in piena, totale, malafede.
  Ma oggi che sono costretto a casa, per l’ennesima volta in questo anno sciagurato, sento la necessità di fare chiarezza, prima di tutto a me stesso, su un tema che ci ha, purtroppo, dolorosamente occupato in particolare nell’ultimo anno.
  Mi riferisco alla vicenda del contratto collettivo per il lavoro giornalistico, firmato nel 2018 dal “sindacato unico” dei giornalisti e disdetto nel 2019 dal medesimo sindacato con le seguenti motivazioni:   Scarso numero di contratti; Utilizzo improprio del contratto da parte di grandi editori.   In pratica si trattava di questo, anche perché francamente non mi sovvengono altre motivazioni, anche se credo ci siano state. Forse conviene sorvolare e occuparsi di questi due temi, i più importanti.
  Il numero dei contratti non era affatto scarso, considerando il breve periodo di applicazione e l’assenza totale di qualunque forma di sostegno alle assunzioni. Ne abbiamo calcolato circa 600 in totale. Chi pensava a numeri più alti non aveva capito niente del settore (e continua a non capirci niente).   Quanto all’utilizzo del contratto da parte dei grandi editori, è bene rilevare una volta per tutte che ogni autorizzazione è stata firmata dal “sindacato unico” dei giornalisti, in una commissione che ha deliberato all’unanimità. Gli editori hanno fatto richiesta e il sindacato l’ha accolta, tutto qua. Poi, evidentemente su sollecitazioni esterne, ci hanno ripensato, ma intanto gli editori avevano assunto giornalisti che non avrebbero mai potuto avere un contratto di lavoro dipendente (certamente non così tanti).
  Successivamente alla disdetta, USPI ha chiesto di iniziare gli incontri per il rinnovo del contratto. Niente fino a gennaio e tra gennaio e febbraio solo due brevi incontri informali. Nessuno aveva fretta di trovare una soluzione.
  Arriva il Covid-19 e continua il silenzio del nostro interlocutore, fino a quando l’USPI non scrive al segretario del “sindacato unico” per chiedere una proroga del contratto, vista la grave situazione economica. Non avevamo bisogno di ulteriori preoccupazioni e incertezze.
  Ma niente, nella risposta (a proposito, grazie. Non aveva mai neanche risposto al telefono) il segretario ci comunica che le criticità nell’applicazione del contratto non consentivano alcuna proroga. Però erano disponibili per continuare le trattative (?).
  Allora rinnoviamolo. E invece niente. Nessun incontro.
  Quindi il contratto scade. Immaginatevi i nostri editori. Mi chiamavano preoccupati, come è facile da capire per quasi tutti (quasi, purtroppo).
  Ma ancora e sempre niente.
  Fin quando non mi arriva la notizia che INPGI aveva chiesto al “sindacato unico” chiarimenti sul contratto scaduto, per capire cosa fare. Il “sindacato unico” aveva risposto che il contratto era scaduto e le trattative erano in corso (veramente?) ma non era stata prevista alcuna proroga.
  Apriti cielo. Il solerte istituto previdenziale dei giornalisti ne ha preso sollecitamente atto e ha diramato una circolare in cui si smantellava il contratto, eliminando i codici dedicati e assoggettando il contributo previdenziale ai minimi del contratto principale, quindi raddoppiandoli e caricando gli editori di un onere intollerabile, soprattutto in questo periodo.
  In realtà una riunione telematica con il “sindacato unico” c’era stata, più o meno il 20 luglio. Mi pare di ricordare di avere chiesto che finalmente mettessero per iscritto le loro richieste per il rinnovo. Del resto il contratto era stato disdetto da quasi un anno, c’era stato il tempo per pensarci…
  Ma niente, ancora niente.
  Scoppia la questione INPGI (siamo al 10 agosto) e pazientemente aspettiamo che il “sindacato unico” riapra gli uffici (verso la fine del mese). Poi, il 2 settembre, una riunione telematica, ma di scritto ancora niente.
  Alla fine, verso metà mese, riusciamo, leggendo documenti, a capire, più o meno, cosa diavolo vogliono.
  Intanto era successa un’altra cosa particolare. A fine agosto era stato pubblicato, su un blog della corrente di maggioranza del “sindacato unico”, un articolo in cui si invitavano i vertici del sindacato a non proseguire le trattative con USPI, perché era un’associazione inaffidabile e in malafede (noi eh…). Il tutto mentre le cosiddette trattative erano in corso …
  Secondo quell’articolo bisognava trovare altri interlocutori (li avevano già trovati da un pezzo).
  Buono a sapersi, in fondo la chiarezza giova a tutti.
  Ma dunque, cosa vuole il “sindacato unico” per rinnovare il contratto?
  Poche cose, leggerissime:   La modifica dell’ambito di applicazione, per togliere tutti i grandi editori online; La revoca delle decisioni della commissione che li aveva ammessi (sì, proprio così); Un sostanziale aumento dei salari (da applicare quindi solo ai piccoli e micro editori…); Nel nuovo ambito di applicazione prevedere che le testate online non avrebbero potuto applicarlo automaticamente, ma dopo una verifica della commissione paritetica. I giornali online, al superamento di determinate soglie di fatturato avrebbero dovuto automaticamente applicare il contratto FIEG…   Gli editori estromessi fin da subito dal contratto USPI avrebbero dovuto essere condotti, con trattative singole, verso la piena applicazione del contratto FIEG in un periodo orientativo di due anni.
  Ecco, queste erano le pretese del “sindacato unico”.
  A proposito, non si offriva il rinnovo del contratto, ma un accordo ponte fino al 30 novembre per poi farne uno nuovo, di contratto, possibilmente anche con altre associazioni che si erano dichiarate già disponibili.
  Permettetemi di non parlare delle altre associazioni datoriali, non sarebbe neanche giusto valutarne pubblicamente l’operato.
  Abbiamo aperto, a quel punto, una interlocuzione con Cisal anche sulla disciplina del lavoro redazionale. Stavamo parlando da molto tempo del contratto dei dipendenti non giornalisti, anche perché eravamo rimasti scoperti su quel settore, per vicende che qui non è il caso di ricordare. La Cisal ci ha dato disponibilità a parlarne e, a quel punto, siamo andati a riprendere un lavoro fatto l’anno prima su una ipotesi di miglioramento del contratto giornalistico. Quel lavoro era stato fatto con l’allora segretario generale aggiunto del “sindacato unico” dei giornalisti e ci sembrava ben impostato.
  L’abbiamo utilizzato e, velocemente, siamo arrivati alla firma. Il protocollo aggiuntivo al contratto Cisal Terziario copre un periodo di due anni, ma con una chiara clausola di ultrattività nel caso di disdetta o scadenza. Era destinato a creare una situazione stabile per tutto il settore e a non rendere scontata l’opzione contratto FIEG in caso di cessazione delle trattative con il “sindacato unico”. Oltretutto è migliorativo da tutti i punti di vista per i giornalisti.
  Ancora una volta apriti cielo. Reazioni scomposte, anatemi, perfino insulti soprattutto a Cisal, definita sindacato di comodo. Per chiarire, Cisal ha 1.700.000 iscritti ed è rappresentata nel CNEL, per esempio. Si tratta di uno dei più grandi sindacati italiani.
  Ma le reazioni fanno il paio con il comportamento tenuto durante tutta la trattativa/farsa. Non voglio insistere su questo punto, ma noi di USPI non siamo abituati a certi modi di esprimersi e di impostare il dialogo con le controparti.
  Immediatamente, con una velocità assai lodevole, il “sindacato unico” ha firmato con altre associazioni un accordo contrattuale nazionale di lavoro giornalistico (non vi fate ingannare dalle parole, è la stessa cosa di un contratto nazionale) che scade certamente il 30 giugno 2021, quindi dura otto mesi …
  Questo accordo prevede le stesse cose che avevano chiesto a USPI, limitazione a giornali locali non diffusi su più ambiti territoriali, monitoraggio dei giornali online fin dalla domanda di ammissione al contratto etc. etc., con una aggravante: un aumento dei salari subito, dal 1 novembre, e uno nell’eventuale nuovo contratto, a partire dal 30 giugno. Stranamente, gli aumenti salariali sono superiori di dieci euro rispetto al contratto USPI/CISAL …
  Il tutto tra dichiarazioni di giornate storiche (ci credo, indimenticabili saranno) e dichiarate volontà di “fare il culo a USPI” per le quali sentitamente ringraziamo.
  Quindi, gli editori piccoli dovrebbero transitare a questo accordo provvisorio per qualche mese per poi passare al contratto definitivo, se mai ci sarà, non sapendo come sarà, quanto costerà. Dettagli, non credete?
  E intanto, mentre gli editori lavorano per usare il protocollo Cisal, qualcuno sparge false informazioni e crea scompiglio tra i giornalisti.
  Una volta per tutte, il settore non ha alternative, se vuole una condizione stabile. I grandi dell’USPI, che sono molto più piccoli dei grandi storici, non possono utilizzare il contratto FIEG e sperare di continuare a crescere. I piccoli e medi editori di USPI non troveranno mai stabilità con una controparte che si dimostra capace di disdire un contratto nazionale dopo un anno e continua a generare incertezza. Cosa significa pretendere due aumenti in otto mesi e monitorare costantemente lo sviluppo dei giornali online? Significa tenerli per sempre sotto la spada di Damocle del contratto FIEG. Per sempre.
  Questo è ciò che bisogna ricordare, quando si parla della vicenda del contratto USPI e degli sviluppi successivi. Noi non avremmo mai firmato una cosa del genere. Per dignità, per serietà. Per tutelare gli editori e i posti di lavoro dei giornalisti. Abbiamo cercato una soluzione seria e stabile per tutti. Continueremo a cercarne altre, con buona pace di chi si arroga il diritto di decidere chi vive e chi muore. Cosa che troviamo, e troveremo sempre, inaccettabile.

Francesco Saverio Vetere
Segretario Generale USPI  ____________________________________SendinBlue

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