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Ravenna, il complesso di San Domenico in via Cavour diventerà Aula Magna dell’Università

Foto: chiesa di San Domenico a Ravenna

Antonio Patuelli, presidente de La Cassa di Ravenna e dell’Associazione Bancaria Italiana, coltiva da tempo un desiderio, anzi – come dice – “un sogno”: riaprire il complesso di San Domenico in via Cavour e ridargli nuova vita come Aula Magna dell’Università a Ravenna. Al riguardo, ricorda come la grande chiesa di San Domenico sia un gioiello chiuso da quasi 10 anni. Un giacimento culturale che da troppo tempo non viene utilizzato. «Un monumento prezioso che non può rimanere chiuso – spiega –. E allora, perché non riaprirlo, per farne sede dell’Aula Magna dell’Università e così dare ulteriore concretezza a un progetto che cresce di anno in anno?»

Ha lanciato la sua proposta, sabato scorso, intervenendo alla Biblioteca Classense di Ravenna alla presentazione del saggio Dietro le quinte di Palazzo Rasponi di Osiride Guerrini e Laura Montanari pubblicato dalla ravennate SBC edizioni. Accanto a lui, era seduto il sindaco Michele De Pascale che ha fatto cenni di assenso, segno evidente che tra i due c’è un’intesa perfetta e che ne hanno già discusso insieme.

Patuelli ne ha parlato anche con la professoressa Mirella Falconi, coordinatrice del corso di laurea in Medicina e Chirurgia, che approva con entusiasmo, stante l’esigenza di trovare sempre nuovi spazi per un ateneo che si amplia di anno in anno. E anche all’arcivescovo di Ravenna, di fatto proprietario del complesso, che appartiene alla Curia, l’idea piace. «Il San Domenico come chiesa non ha più prospettive, mentre una finalità come quella proposta potrebbe certamente valorizzarla», fa sapere Lorenzo Ghizzoni.

La proposta circola, viene discussa e trova di giorno in giorno nuovi consensi. L’approvano il commissario della Camera di Commercio Giorgio Guberti, il presidente della Confcommercio provinciale Mauro Mambelli, e ne sottolinea l’opportunità anche Giannantonio Mingozzi, presidente di Terminal Container Ravenna. Intanto, il sindaco De Pascale delinea meglio i contorni del progetto individuandone i vari step.

«Il recupero di San Domenico – afferma –, non solo metterebbe a disposizione del nostro campus universitario uno spazio più adeguato e di grande prestigio, ma aprirebbe una strategia di più ampia valorizzazione del nostro patrimonio. In tal senso, le prime tappe devono essere la definizione degli attori da coinvolgere: Arcidiocesi, Ateneo, Comune e Fondazioni, e la stima preliminare dei costi».

La storia della grande chiesa di San Domenico? Inizia nel 1269, quando venne ultimata come ampliamento di una preesistente basilica tardomedievale. Fu chiesa parrocchiale fino al 1963 e quindi venne utilizzata saltuariamente per il culto, fino a venir sconsacrata. Per breve tempo fu utilizzata come Urban Center per mostre ed altri eventi – è rimasta celebre la mostra “La cacca: storia naturale dell’innominabile” che nel maggio del 2007 provocò forti frizioni tra Comune e Curia – per essere definitivamente chiusa nel giugno del 2012. Ora potrebbe tornare a nuova vita grazie, appunto, al “sogno” di Antonio Patuelli.

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