Home / Musica  / Ravenna Festival, i “Canticles” di Benjamin Britten a Sant’Apollinare in Classe il 9 giugno

Ravenna Festival, i “Canticles” di Benjamin Britten a Sant’Apollinare in Classe il 9 giugno

the canticles

Sulle notti di Ravenna Festival brillano, da sempre, preziosi mosaici, custodi di una storia millenaria; un simile tesoro di spiritualità e bellezza non può che essere protagonista anche di questa XXXIII edizione sospesa Tra la carne e il cielo. Quest’anno l’itinerario di concerti nelle basiliche bizantine si inaugura a Sant’Apollinare in Classe con The Canticles di Benjamin Britten: giovedì 9 giugno, alle 21.30, le cinque miniature che il compositore inglese creò fra il 1947 e il 1974 per la voce tenorile di Peter Pears, compagno d’arte e di vita, sono affidate alla maestria di Ian Bostridge, fra i massimi liederisti in attività e vincitore di tre Grammy. Con il pianista Julius Drake, Bostridge è uno dei più autorevoli interpreti dei Canticles; li affiancano il controtenore Alexandre Chance, il baritono Mauro Borgioni e due musicisti dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, Antonella De Franco e Federico Fantozzi, rispettivamente all’arpa e al corno. All’ensemble il compito di portare in scena la meravigliosa vividezza e teatralità di queste composizioni, dove si alternano riferimenti biblici, dal Cantico di Salomone alla storia di Abramo e Isacco, e versi contemporanei di T. S. Eliot ed Edith Sitwell. La serata si apre con le trascrizioni per pianoforte e voce di cinque canzoni spirituali (Geistliche Lieder) di J. S. Bach e quattro composizioni di Henry Purcell, il cui modello di “divine hymns” ispirò Britten per le sue Canticles.

 

Benché non siano stati concepiti come un unico ciclo – la loro composizione si estende virtualmente per tutta la carriera di Britten – e fossero destinati a una varietà di ensemble, i cinque Canticles rappresentano una convincente sequenza. Oltre all’evidente fil rouge costituito dalla scrittura tenorile destinata a Peter Pears, che li trasforma anche in una mappa della relazione creativa e personale fra Britten e la sua più importante ispirazione, i Canticles sono accomunati da una spiritualità che di volta in volta si sviluppa come una lunga canzone, una cantata o addirittura un’opera in miniatura. La scelta dei testi riflette l’eclettico interesse di Britten per il verso in lingua inglese di ogni epoca.

 

La sequenza si apre con My Beloved Is Mine, scritta nel ’47 per il concerto in memoria del vicario Dick Sheppard, fondatore del Peace Pledge Union, causa particolarmente cara a Britten. Il compositore scelse per testo il poema A Divine Rapture dell’autore seicentesco Francis Quarles, una meditazione sull’amore divino ispirata da una citazione del Cantico di Salomone. La seconda composizione, Abraham and Isaac, risale al 1952 e fu scritta per una serie di recital destinati alla raccolta fondi per l’English Opera Group. Britten non utilizzò il testo biblico, ma il vivace dialogo riportato nei Chester Miracle Plays, e il risultato si avvicina a un’opera in miniatura divisa in brevi sezioni, dove i due protagonisti umani sono rappresentati da tenore e controtenore, ma la voce divina è un misterioso nuovo timbro ottenuto dalle due voci in omofonia.

 

Il terzo lavoro, Still Falls the Rain fu scritto nel 1954 per ricordare il pianista australiano Noel Mewton-Wood, il cui suicidio aveva profondamente scosso Britten. Composto per tenore, piano e corno, il brano si sviluppa sul poema di Edith Sitwell The Canticle of the Rose (sottotitolato The Raids, 1940. Night and Dawn), un allegoria della Passione di Cristo. Qui il testo, dalla metrica piuttosto irregolare, è declamato in recitativi; lo schema compositivo degli interludi strumentali, un tema e sei variazioni basati su una serie atonale, è strettamente correlata all’opera The Turn of the Screw, che Britten aveva recentemente completato. Diciassette anni separano il terzo dal quarto Canticle, The Journey of the Magi, basato sull’omonimo poema di T. S. Eliot; sorta di rondo dove controtenore, tenore e baritono sono i tre re. L’ultimo brano, The Death of Saint Narcissus fu scritto nel 1974 mentre Britten era convalescente da un’operazione al cuore: un altro poema di T. S. Eliot è utilizzato in memoria dell’amico William Plomer, autore dei testi di Gloriana e tre Church Parables. Poiché il compositore non era ancora in grado di tornare a suonare il pianoforte, l’accompagnamento fu affidato all’arpa. Britten stesso sarebbe scomparso l’anno seguente: la composizione già prelude alla meditazione sulla morte evidente anche nella sua ultima opera, Death in Venice.