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Ravenna 28 luglio: 100 anni fa l’attacco fascista e l’incendio dell’ignominia

Foto di Ulderico David della Fondazione Oriani: la vecchia Camera del Lavoro messa a soqquadro dai fascisti durante la marcia su Ravenna.

Foto di Ulderico David della Fondazione Oriani: la vecchia Camera del Lavoro messa a soqquadro dai fascisti durante la marcia su Ravenna.

Il 28 luglio si celebra il centenario dell’assalto squadrista alla sede della Federazione delle Cooperative della provincia di Ravenna per mano delle squadre guidate da Italo Balbo. All’evento in programma stamattina al Teatro Alighieri, promosso dal Comune e dalla Provincia in collaborazione con Legacoop, Legacoop Romagna e Federazione delle Cooperative, sarà presente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Per capire cosa è successo nella drammatica notte fra il 27 e il 28 luglio 1922, è necessario ricordare il clima che si respira in quegli anni in città. Diversamente da quanto accaduto in altre città e malgrado le origini romagnole di Benito Mussolini, il fascismo attecchisce tardi a Ravenna tanto che la prima sezione del partito risale al marzo 2021. Lo si deve alla forte presenza repubblicana e ai socialisti che si esprime prevalentemente attraverso la rete sindacale e cooperativa. Nell’estate 2022, i fascisti riescono però a organizzarsi sfruttando le debolezze degli avversari e a fondare un sindacato di birocciai autonomo che ottiene dai proprietari terrieri l’esclusiva di un nuovo contratto di lavoro.

Immediata la proclamazione di uno sciopero generale di protesta, il 26 luglio, da parte di repubblicani e socialisti. Il prefetto tenta una mediazione che porta a un accordo la sera del 25 luglio. Ma i dirigenti sindacali non annullano lo sciopero e la mattina dopo scendono in città migliaia di dimostranti. Scoppiano scontri violenti nel borgo San Biagio, in particolare vicino a Porta Adriana, dove muoiono nove manifestanti (Gino Benzoni, Cesare Missiroli, Ersilio Pasini, Ulisse Raggi, Dino Silvestroni, Guglielmo Tumidei, Luigi Giovanni Balestra, Ugo Bustacchini e Stefano Ricci) e il capo del sindacato fascista Giovanni Balestrazzi. Non è che l’inizio di giornate violente come mai se ne sono viste in città da oltre un secolo.

Nella sera del 26 luglio, Italo Balbo arriva a Ravenna alla guida di 2 mila fascisti bolognesi e ferraresi. Già il giorno dopo occupano la Casa del Popolo repubblicana, con sede nell’antico Palazzo Spreti di via Paolo Costa, minacciando di appiccare il fuoco. Ciò che avviene davvero nella notte tra il 27 e il 28 luglio alla Federazione delle Cooperative, dove oggi sorge l’attuale palazzo della Provincia. Un evento passato alla storia come ‘incendio dell’ignominia’. Lo stesso presidente della Federazione Nullo Baldini, figura simbolo per il mondo cooperativo, viene portato all’esterno dai fascisti, a guardare impotente la distruzione dell’intero edificio.

La mattina del 28 luglio, in Municipio, il sindaco di Ravenna Fortunato Buzzi e di Forlì Giuseppe Gaudenzi firmano un concordato con i fascisti. Un gesto che non placa del tutto gli animi visto che, dopo una notte di assalti nella roccaforte socialcomunista del borgo San Rocco, il 29 mattina viene ucciso in un agguato il giovane fascista ferrarese Aldo Grossi. Un episodio che scatena la spedizione fascista rimasta nella memoria con il nome di ‘colonna di fuoco’: in due giorni, le squadre nere distruggono circoli e cooperative a Ravenna, poi in altri paesi arrivando fino alle colline e a Rimini. Quanto accaduto a Ravenna sembra quasi un preludio della Marcia su Roma del 28 ottobre 1922.

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