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Raul Gardini, coraggio e visione di un Capitano, nel ricordo di Fusignani

Redazione

Raul Gardini, coraggio e visione di un Capitano, nel ricordo di Fusignani

venerdì 23 Luglio 2021 - 18:03
Raul Gardini, coraggio e visione di un Capitano, nel ricordo di Fusignani

Oggi, 23 luglio, è la Festa di Sant’Apollinare, patrono di Ravenna. La città celebra da sempre il suo patrono la cui statua svetta, a fianco del “santo guerriero” Vitale, in una della due colonne situate davanti a Palazzo Merlato. Ma nel giorno in cui Ravenna celebra il suo patrono, Sant’Apollinare, non posso non ricordare Raul Gardini e   quel 23 luglio del 1993 quando la città venne scossa dalla notizia della sua morte. Da allora, infatti, per i ravennati oggi non è solo una giornata di festa ma anche un momento di ricordo per un concittadino che ha segnato un periodo importante per la nostra comunità: dall’industria allo sport. Come dicevo, in quel terribile 23 luglio del 1993, la città ammutolì sgomenta alla notizia della morte di Raul Gardini. Ravenna, grazie a lui, era diventata una delle capitali mondiali della chimica e, sul versante sportivo, del volley e della vela. Chi conosce questa città e le sue dinamiche non può ignorare il ruolo di Gardini nel fare di Ravenna una città meno provinciale e più di respiro internazionale. E chi ha vissuto le glorie del Messaggero volley o le regate del Moro non può non commuoversi nel ricordarlo. È morto nel giorno di Sant’Apollinare, lui che possiamo paragonare più a San Vitale per quel suo spirito battagliero che lo ha caratterizzato per tutta la sua parabola umana, compreso nel modo scelto per uscire di scena. Se dovessi scegliere una frase per descriverlo, userei quella sua celebre battuta a Cino Ricci al termine di una regata di Coppa America: “Cocàt ‘sta progna, Cino.” In quello “slang” c’era tutto l’uomo: il suo successo, la sua indomita guasconeria, l’ironia e l’umanità. Ma io voglio ricordarlo al timone, con lo sguardo verso l’orizzonte a scrutare ed annusare il mare, come metafora di un Capitano che sapeva guardare avanti; forse troppo. Sicuramente troppo in anticipo per il tempo in cui operò. Difficile scindere l’uomo dalla sua vicenda umana. Molto ha fatto per Ravenna; sicuramente più di quanto Ravenna abbia fatto per lui. Ricordarlo significa ricordarne il coraggio e la visione, spesso oltre il sogno. Quel saper osare e sognare che è prerogativa dei grandi. La sua visione internazionale e il suo attaccamento a Ravenna ne fanno vieppiù un anticipatore di quel “glocal” che oggi sembra la risposta più efficace per garantire sviluppo e sostenibilità. Seppe sempre pensare e agire in grande, forse troppo. Anche i suoi errori erano figli del suo essere grande. Perché il coraggio è anche quello di sbagliare. E con coraggio, pagò un conto altissimo. In questi 30 anni che ci separano dall’avventura del “Moro” ricordarlo è ancor più sentito. E ogni volta che nelle nostre passeggiate in Darsena alziamo orgogliosamente lo sguardo verso l’albero illuminato di quella straordinaria “regina delle onde”, rivolgiamo un pensiero ad un uomo che non piegò mai la testa di fronte a nulla se non alla sua coscienza. Un uomo che resterà per sempre nella storia come uno dei figli migliori della nostra terra.

Eugenio Fusignani

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