Mostra "Dante. "Gli occhi e la mente" Le arti al tempo dell’esilio. Torna a Ravenna dopo circa 160 anni la "Madonna in Trono con Bambino"- prestito dal Museo del Louvre - Piu Notizie

Mostra “Dante. “Gli occhi e la mente” Le arti al tempo dell’esilio. Torna a Ravenna dopo circa 160 anni la “Madonna in Trono con Bambino”- prestito dal Museo del Louvre

Redazione

Mostra “Dante. “Gli occhi e la mente” Le arti al tempo dell’esilio. Torna a Ravenna dopo circa 160 anni la “Madonna in Trono con Bambino”- prestito dal Museo del Louvre

giovedì 08 Aprile 2021 - 19:37
Mostra “Dante. “Gli occhi e la mente” Le arti al tempo dell’esilio. Torna a Ravenna dopo circa 160 anni la “Madonna in Trono con Bambino”- prestito dal Museo del Louvre

Mostra:          Dante. Gli occhi e la mente – Le arti al tempo dell’esilio Sede:               Chiesa di San Romualdo – Ravenna Enti organizzatori:   Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura, MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna A cura di:                   Massimo Medica
Periodo:                     24 aprile – 4 luglio 2021 Orario:                       10-19 dal martedì alla domenica, lunedì chiuso (Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura)
A causa dell’emergenza sanitaria gli orari di apertura della mostra potranno subire variazioni

Il Comune di Ravenna, l’Assessorato alla cultura e il MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna, in occasione del 7° centenario della morte di Dante, dal 24 aprile al 4 luglio 2021 grazie al prezioso contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, della Camera di Commercio di Ravenna e della Regione Emilia- Romagna presentano la mostra Dante. Gli occhi e la mente. Le arti al tempo dell’esilio presso la Chiesa di San Romualdo.

Nell’affrontare la figura di Dante più volte ci si è interrogati sul particolare ruolo che l’esperienza visiva poté avere nella concezione delle sue opere; molti hanno notato la capacità del poeta di pensare direttamente per immagini, attingendo, soprattutto nella Commedia, a un repertorio che certamente doveva comprendere anche le esperienze figurative. E questo soprattutto se si considera che egli era nato e vissuto a Firenze, città che dalla metà del XIII secolo in avanti aveva visto una notevolissima fioritura artistica, culminata con l’esperienza di Cimabue (documentata in mostra dalla Madonna di Castelfiorentino e dalle due straordinarie miniature ritagliate con i santi Abbondio e Crisanto, applicate sugli sportelli esterni di un tabernacolo-reliquario della Pinacoteca Civica di Gubbio) e poi da quella sorprendente dell’allievo Giotto, di cui Dante dovette conoscere le opere, come attesta il celeberrimo passo del Purgatorio. Certo l’origine fiorentina del poeta lo metteva in una posizione privilegiata potendo facilmente registrare i fatti più salienti dell’incalzante evolversi dell’arte locale che troverà proprio con Giotto, nella scoperta del vero e nella certezza dello spazio misurabile, una sua dimensione più universale e italiana così come lo stessoDante andava facendo in quegli anni con la sua ricerca di una lingua, il “volgare illustre”, di portata peninsulare.

In questo ideale percorso affrontato dalla mostra, curata da Massimo Medica (Direttore dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna), la prima sezione si occupa infatti di Firenze, la cui vicenda artistica viene evocata attraverso alcune importanti opere giottesche (Madonna di San Giorgio alla Costa, Firenze Museo Diocesano; Polittico di Badia, Firenze Galleria degli Uffizi,) che costituiscono la necessaria premessa per affrontare i temi dell’esposizione, incentrata soprattutto sul periodo dell’esilio del poeta iniziato come è noto nel 1302. Roma, Arezzo, Verona, Padova, Bologna, Lucca, Pisa, Ravenna, sono alcune delle città che Dante ebbe occasione di visitare in questi anni arricchendo così il suo bagaglio di immagini e sollecitazioni artistiche che questa mostra intende ripercorrere, seguendo passo passo le sue peregrinazioni.

A dare, e non solo idealmente, il via al percorso della mostra sarà la potente scultura in bronzo dorato raffigurante Bonifacio VIII, di colui cioè che condannò il Poeta all’esilio. Prestito fondamentale concesso in virtù dell’importante scambio culturale fra le città di Ravenna e Bologna, quest’ultima accoglierà al posto del Bonifacio VIII, presso il museo medievale, un’opera a mosaico di Marco De Luca, mosaicista ravennate.

Accanto all’effigie bolognese, sarà in mostra a Ravenna anche il calco del ritratto dello stesso Bonifacio realizzato da Arnolfo di Cambio, ora ai Palazzi Vaticani. L’ambiente di origine e formazione del Poeta, Firenze, è documentato in mostra da imperdibili opere di Cimabue e di Giotto, datate al periodo di permanenza fiorentina di Dante e che, con ogni probabilità egli ebbe modo di ammirare.

Il girovagare di Dante per le città e le corti dell’Italia centro-settentrionale, dove operavano importanti artisti probabilmente conosciuti e ammirati dal poeta, fa emergere un percorso quanto mai articolato e ricco, che abbraccia le più significative vicende dell’arte italiana tra XIII e XIV secolo. Un periodo di profonde mutazioni e novità, presentate attraverso l’esposizione di varie opere suntuarie, di sculture, di manoscritti miniati e di pitture. Varie suppellettili e preziosi dipinti (i due frammenti di affresco con i santi Pietro e Paolo, attribuiti a Jacopo Torriti provenienti dal distrutto ciclo pittorico del portico di San Pietro) ci introdurranno infatti alla vita della corte pontificia di Roma, città che Dante ebbe occasione di visitare sia nel 1300 e poi nel 1301, prima di ricevere la notizia della sua condanna e del definitivo confino. Da qui ebbe inizio il suo peregrinare che lo porterà dapprima nella Forlì degli Ordelaffi e poi a Verona, dove si pose sotto la protezione degli Scaligeri prima nel 1303-1304 e poi nel 1313-1318 nel momento in cui la città stava vivendo un momento di grande sviluppo anche artistico, promosso soprattutto da Cangrande della Scala,uno dei più magnifici Signori che dallo Imperatore Federigo Secondo in qua si sapesse in Italia” (Boccaccio). Preziosi tessuti, oreficerie, tavole dipinte e sculture (queste ultime dovute al cosiddetto Maestro di Sant’Anastasia) documenteranno questa produttiva sosta del poeta nella città veneta. Probabilmente in questo stesso giro di anni dovette cadere anche il suo soggiorno nella Padova dei Carraresi, dove giunse intorno al 1304. Quando cioè Giotto, stava ultimando la decorazione della cappella commissionatagli da Enrico Scrovegni, che certamente doveva allora costituire quanto di più innovativo la pittura potesse esprimere, tanto da indurre il poeta ad affermare che “ora ha Giotto il grido”. Se ne accorsero anche altri artisti del momento, a iniziare dai miniatori, tra i primi a recepire la portata delle sue novità, come documenta in mostra anche la decorazione del preziosissimo offiziolo (1305-1308) appartenuto al poeta amico di Dante, Francesco da Barberino, che presenta al suo interno varie immagini di chiara ispirazione dantesca. Successivo è il passaggio da Bologna (1304-1306), importante per la sua antica Università che lo stesso Dante dovette forse frequentare in anni antecedenti, (1286 e il 1287). Non è escluso che in quella occasione il poeta avesse potuto ammirato le miniature che arricchivano i preziosi libri giuridici e i codici liturgici, di cui la città deteneva, con Parigi, il primato, tanto da rammentarsene nell’XI canto del Purgatorio, dove viene menzionato appunto il miniatore Oderisi da Gubbio superato dal fantomatico Franco Bolognese. Saranno quindi i preziosi manoscritti miniati della scuola bolognese del tardo Duecento e del primo Trecento a caratterizzare questa sezione, arricchita da alcuni indiscussi capolavori, a iniziare dalla sontuosissima Bibbia riccamente decorata prestata per l’occasione dalla Biblioteca del monastero dell’Escorial.  Dopo i soggiorni nella Marca Trevigiana e poi nella Lunigiana dei Malaspina, Dante si trasferì nel Casentino, poi a Lucca, dove ebbe occasione di vedere le opere eseguite da Nicola Pisano per la cattedrale (presente in mostra il calco della  lunetta con la Deposizione dalla Croce, Pisa Museo di San Matteo) e ancora a Forlì nel 1310 dove probabilmente apprese la notizia della discesa in Italia del nuovo Imperatore Arrigo VII, verso il quale si concentrarono le sue speranze e il sogno di una restaurazione imperiale. A questo momento centrale della vita del poeta verrà riservata una apposita sezione che presenterà varie documentazioni legate all’Imperatore, morto prematuramente il 24 agosto del 1313. Alla solenne cerimonia funebre che si tenne nel Duomo di Pisa presenziò probabilmente anche Dante, che ebbe così occasione di ammirare alcuni dei capolavori assoluti realizzati da Nicola e da Giovanni Pisano. Quest’ultimo sappiamo in questi anni al servizio dello stesso imperatore, che gli commissionò la realizzazione del monumento funebre della moglie Margherita di Brabante, morta il 14 dicembre del 1311 e sepolta a Genova nella Cattedrale (da cui proviene la scultura con la Giustizia della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola). Probabilmente il monumento era stato in parte approntato nella bottega pisana dello scultore tra la primavera e l’estate del 1313, nello stesso periodo in cui Dante era presente a Pisa dove si era trasferito, seguendo la corte, a partire dal mese di marzo del 1312.  Le testimonianze di Nicola e Giovanni Pisano affiancheranno in mostra quelle di Arnolfo di Cambio (Galleria Nazionale dell’Umbria) a conferma della preminenza attribuita dal poeta all’arte plastica, come attestano le numerose citazioni contenute nella Commedia. Una volta lasciata la corte di Cangrande della Scala, Dante giunge a Ravenna intorno al 1319, dove da poco si era insediato al potere Guido Novello da Polenta, in grado di garantire alla città un periodo di relativa pace e stabilità, speso soprattutto a coltivare e a promuovere la cultura di corte, e le imprese artistiche. Risale infatti a questo periodo la presenza in città dei pittori Giovanni e Giuliano da Rimini, chiamato quest’ultimo a decorare la cappella a cornu epistulae della chiesa di San Domenico, seguito anche da Pietro da Rimini, di cui la città conserva ancora oggi varie testimonianze. Pertanto a questi due artisti riminesi (di Giuliano verrà presentato il grande polittico di proprietà della Fondazione  Cassa di Risparmio di Rimini depositato al Museo Civico di Rimini) verrà riservato ampio spazio nella sezione finale della mostra, intervallata anche da testimonianze legate alla cultura figurativa veneziana, a documentare l’ultima impresa diplomatica svolta, per conto del da Polenta nella città lagunare dal poeta fiorentino che tuttavia gli risultò fatale causandogli la morte che lo colse tra il 13 e il 14 settembre del 1321.

Nella foto-Vanni di Baldolo, Liber indulgentie ordinis fratrum predicatorum de Perusio, 1343, 298×202 mm, Perugia, Biblioteca comunale Augusta di Perugia

Tag:

Piùnotizie.it

Iscr. Registro Stampa del Tribunale di Ravenna al N°1424 del 19/01/2016

Direttore Responsabile: Salvatore Sangermano

Editore: London & Comunicazione

CF. P.iva - 02198490399

Contatti: redazione@piunotizie.it

© E’ vietata la riproduzione, con qualsiasi strumento, anche parziale, di testi foto e video contrassegnati dalla scritta “Riproduzione vietata “ se non autorizzati dall’Editore in forma scritta.

Piunotizie.it è una testata associata a USPI, Unione Stampa Periodica Italiana