Maurizio Marendon interviene sulle varie problematiche legate al Porto di Ravenna "Vogliamo essere un porto prestigioso non un deposito" - Piu Notizie

Maurizio Marendon interviene sulle varie problematiche legate al Porto di Ravenna “Vogliamo essere un porto prestigioso non un deposito”

Redazione

Maurizio Marendon interviene sulle varie problematiche legate al Porto di Ravenna “Vogliamo essere un porto prestigioso non un deposito”

sabato 17 Aprile 2021 - 19:52
Maurizio Marendon interviene sulle varie problematiche legate al Porto di Ravenna “Vogliamo essere un porto prestigioso non un deposito”

Riceviamo e volentieri pubblichiamo: Il dibattito di questi ultimi giorni affronta fra gli altri anche questo argomento degli inerti, un materiale povero di bassa redditività. Ma il mercato ..è il mercato! e va bene ma: Oggi sul Porto di Ravenna si sono concentrati investimenti consistenti, in particolare quello del nuovo Hub con l’approfondimento dei fondali che apre scenari molteplici sul futuro del Porto. Ma non tutto cammina in parallelo, come ad esempio le infrastrutture necessarie, i collegamenti viari e ferroviari sono ancora in fase di chiacchere. Cosa succederà quando i lavori del nuovo Hub saranno terminati? Avremmo, si spera, tonnellate di merci, ma rimarranno ferme nelle navi o nei piazzali (sic!) e faranno fatica ad uscire da Ravenna. Come sempre negli ultimi 30 anni si procede alla cieca senza una visione prospettica , cosa serve avere un grande Porto se mancano appunto le infrastrutture necessarie. Varie voci si sono levate in questi anni di persone capaci e competenti come sono quelle dei vari operatori portuali, degli esperti nei vari settori ma non vengono ascoltati…pare. Allora ci vorrebbe un tavolo al quale far sedere tutti i soggetti interessati, Istituzioni Regionali, Statali, Enti di competenza e operatori. Così sostenevano gli operatori intervenuti in un recente incontro organizzato dal Propeller . Ravenna deve fare pressioni nelle sedi deputate. La Direzione

Marendon:”Perché non siamo contenti del contratto stretto fra SAPIR e VESCO CLAY “è presto detto; già da tempo la Sapir, ovvero il porto pubblico di Ravenna, ha deciso di essere unicamente un deposito e non un terminal; questo per ovviare alla necessità di manodopera fissa e non essere concorrenziale con terminal portuali di proprietà di membri del consiglio di amministrazione o amici degli stessi, diventando così da oltre vent’anni il deposito degli inerti per le ceramiche emiliano romagnole. Tale decisione ha fatto sì che il 90%  delle aree scoperte e coperte di Sapir (più un terminal a parte dedicato solo a tali materiali Sapir Terminal Nord), siano destinate a questo materiale, considerato “povero”, non solo per il costo della materia prima, ma anche per tutto quello che è collegato ad esso, ovvero povero di richiesta di manodopera, povero di costi di sbarco, povero di mezzi necessari alla sua movimentazione. Tale decisione poteva essere sostenibile in epoca di “vacche grasse”, ma con la crisi economica precedente al covid e quella innescata dallo stesso, dovrebbe essere messa in discussione e ricercare nuovi mercati e tipologie di merci che riportassero lavoro nel nostro scalo, lavoro inteso come manodopera e indotto. Per i ravennati estranei ai lavori si tratta unicamente di vedere dal cavalcavia da e per Marina, delle  montagne di terra accatastate,  ma per gli addetti ai lavori sono il fallimento del nostro scalo. Sbarcare materiale inerte dalle navi a € 5 la tonnellata,  quando invece merce varia come tubi, casse, serbatoi, tondone, project cargo e heavy lift, darebbero ben altri introiti, dando pregio al nostro scalo richiamando lavoro per tutta la catena logistica. Parliamo di dare rilancio a Ravenna come porto regionale e come scalo in Adriatico settentrionale. Non penso che il contratto con Vesco Clay, possa portare alcunché di già noto per il nostro scalo e per la necessità di lavoro.

Maurizio Marendon

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