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Mascherine Covid: il Comune di Ravenna dice no all’inchiesta Ausl

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Il Comune di Ravenna non chiederà al Direttore Generale dell’Ausl Romagna di avviare un’inchiesta interna per la vicenda delle mascherine acquistate nel maggio 2020, con affidamento diretto, dalla società Codice che fa capo all’ex parlamentare leghista Gianluca Pini. Un affare da 6 milioni di euro.

 

La mozione presentata in tal senso dal Gruppo La Pigna è stata infatti bocciata con 19 voti contrati, quelli dei partiti di maggioranza, e 7 favorevoli da parte dei gruppi di opposizione. Nella mozione, presentata dal capogruppo de La Pigna, Veronica Verlicchi, si invitava il Sindaco di Ravenna a chiedere al Direttore Generale dell’Ausl Romagna “di svolgere un’indagine amministrativa interna al fine di verificare le modalità adottate per la scelta e la valutazione dell’affidatario – la Codice srl – per la fornitura delle mascherine chirurgiche, per la verifica delle certificazioni e della validità delle stesse, e per la gestione del contratto di affidamento”.

 

 

Come già ampiamente riportato da Più Notizie, sulla vicenda La Pigna ha presentato anche un esposto alla Procura della Repubblica di Forlì che ha avviato un’inchiesta. Proprio da questa inchiesta la decisione del Consiglio comunale di Ravenna di non approvare la mozione Verlicchi.

 

“Essendo in corso un’indagine penale avviata dalla magistratura  è la magistratura che deve occuparsene e non certo il Comune di Ravenna”, ha detto Cinzia Valbonesi consigliere del PD, secondo cui “la mozione andrebbe contro il lavoro della Procura di Forlì per il quale abbiamo il massimo rispetto. E proprio per non interferire nelle indagini della Procura votiamo contro”.

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Di parere opposto la Verlicchi: “la mia richiesta è per un’indagine interna che non riguarda assolutamente il lavoro della magistratura” e del leghista Rolando secondo cui “non c’è alcun inquinamento e non c’è alcuna interferenza se si chiede al Direttore Generale dell’Ausl di fare un’indagine interna che è bene, anzi, si faccia”.

 

Di diverso parere, però, la maggioranza del Consiglio comunale che ha bocciato la proposta.

 

L’inchiesta della Procura forlivese, lo ricordiamo, ha anche coinvolto l’ex Procuratore della Repubblica di Ravenna. Proprio da quanto emerso dall’inchiesta, infatti, Alessandro Mancini, che svolgeva le funzioni di Procuratore Generale a L’Aquila, è stato rimosso dal CSM che ha deliberato “il trasferimento d’ufficio, ai sensi dell’art. 2 del regio decreto n. 511 del 31 maggio 1946, del dott. Alessandro Mancini, con funzioni diverse da quelle attualmente svolte”.

 

La decisone del CSM è scaturita “dalla lettura delle chat oggetto di acquisizione nel presente procedimento emerge che il dott. Mancini, almeno dal 31.1.2019 fino al 25.12.2020, ha intrattenuto conversazioni tramite l’applicativo whatsapp con Gianluca Pini, già deputato nella XV, XVI e XVII legislatura, più volte indagato dalla Procura della repubblica di Forlì, ufficio presso cui il dott. Mancini ha prestato servizio fino al 7.11.2013. Per quanto di rilievo, dal contenuto delle chat si evince, un rapporto di consolidata amicizia e frequentazione tra il dott. Mancini ed il Pini, e non di mera conoscenza e occasionale convivialità; le interlocuzioni si svolgono in tono confidenziale, evincibile anche dall’uso reciproco del tu, pronome di seconda persona riservato in genere ai rapporti informali”.

 

Questo perché “il complesso degli elementi acquisiti agli atti fa sì che il dott. Alessandro Mancini non possa più esercitare, in piena indipendenza ed imparzialità, le funzioni giudiziarie di Procuratore generale presso la Corte di appello dell’Aquila”.