"La speranza di una memoria collettiva" l'angoscia di un luogo, l'Architetto Angelo Barboni propone una nuova immagine - Piu Notizie

“La speranza di una memoria collettiva” l’angoscia di un luogo, l’Architetto Angelo Barboni propone una nuova immagine

Salvatore Sangermano

“La speranza di una memoria collettiva” l’angoscia di un luogo, l’Architetto Angelo Barboni propone una nuova immagine

mercoledì 10 Febbraio 2021 - 18:14
“La speranza di una memoria collettiva” l’angoscia di un luogo, l’Architetto Angelo Barboni propone una nuova immagine

ANGOSCIA AL CREMATORIO DI RAVENNA

Nella nostra epoca, dove il materialismo cerca di soffocare e negare l’ idea di Dio, l’ ultimo grande tabù rimasto sembra la morte e tutte le ritualità legate al suo passaggio. Al di fuori delle identità e convinzioni religiose il culto dei morti è servito nella storia dell’ uomo a rendere meno traumatico il distacco dai propri cari e tentare di conciliarne il lutto da cui tutti veniamo colpiti. In una società dove il pragmatismo economico tende a dominarne ogni aspetto, anche in questo caso si tende ad isolare ed emarginare la sofferenza e il lutto di chi rimane, come qualcosa di fastidioso e imbarazzante da evitare  . Dietro al bellissimo cimitero monumentale di Ravenna e formalmente contrastante con questo, sorge un’ anonimo e spettrale gruppo di edifici. Chi affronta questo luogo , per varie necessità di scelta crematoria o per rispetto di una volontà pregressa, si trova di fronte ad una struttura di impatto emozionale spaventosa nella sua anonima efficienza. Le persone, già sofferenti di loro, si vedono costrette a portare i propri cari in un luogo che sembra la riesumazione fantasiosa di “Auschwitz.” Il messaggio involontario mandato da questa struttura evoca perfettamente i luoghi di sterminio manca solo la scritta “Arbeit macht frei” (Il Lavoro rende liberi)  provocatoriamente inserita nel fotomontaggio Non si esprimono commenti sulla cremazione anche se ritengo sia un concetto culturale che non appartiene alla nostra cultura giudaico-cattolica.  Sono a conoscenza che, chi lascia in questo posto i propri cari non ne ha un rilascio immediato per motivi organizzativi, a volte si viene richiamati anche dopo  settimane a prenderne i resti e in alcuni si insinua lo spaventoso dubbio di promiscuità nel rilascio delle ceneri. Oltre a chiedere un protocollo che garantisca la massima sicurezza sull’ autenticità di queste,  penso sia  possibile rendere meno traumatico l’ accesso burocratico di questo luogo , realizzando   l’ espressione “volare in cielo” con una trasformazione pittorica e grafica di questi edifici in pezzetti di cielo che cancellino il colore ruggine-marrone di così sinistra memoria.

Edificio cremazioni -Cimitero-di-Ravenna un rendering dell’idea di dell’ Arch.Angelo Barboni

In effetti mi hanno chiarito che le intenzioni dell’ architetto Bruno Minardi nel progettarlo, erano richiamarsi alla forma dei capanni nelle valli delle vicinanze, poi il tempo che ha arrugginito le lamiere di cui è costituito il complesso  ha dato un tono sinistro che non era certo negli intenti del progettista . Per questo pensavo ad un cambio di livrea , un’operazione estremamente economica che non modificando la struttura ricrei atmosfere, con l’ utilizzo della tecnica artistica dei tanti bravissimi graffitari o “” writers” locali,  più consone alla nostra cultura del trapasso.      La scritta che campeggiava all’ ingresso dei campi di sterminio tedeschi  “Arbeit macht frei”  Il lavoro rende liberi – STESSA  PERCEZIONE

Architetto Designer Angelo Barboni

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