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Il “Ravenna Festival” a Palazzo S. Giacomo di Russi il 25 e 26 giugno con la notte del rap e quella irlandese

LE TAPPE RUSSIANE DEL RAVENNA FESTIVAL

Foto: tappe russiane del Ravenna Festival – Zani, Casadio

Nel fine settimana di sabato 24 e domenica 25 giugno, gli eventi di Ravenna Festival approdano a Palazzo San Giacomo a Russi.
Sabato 25 giugno la serata inizia alle 21.30 ed è dedicata al genere rap, mentre domenica 26 l’omaggio è alla musica irlandese.
La notte del rap è animata da Claver Gold #symphonic e dall’Orchestra Arcangelo Corelli. La direzione e gli arrangiamenti musicali sono di Carmelo Emanuele Patti. L’hip hop di Claver Gold è un sofisticato intreccio di rime, in bilico tra passione, improvvisazione (il freestyle della migliore tradizione) e rigore compositivo. Dopo l’affermazione sulla scena rap italiana con una formazione “di strada” e tanti dischi indipendenti, arriva il confronto con l’opera del Sommo Poeta, un Infernum affrontato con l’amico e collega Murubutu.
E arriva il grande pubblico, conquistato dai suoi incastri poetici, dove la quotidianità, come sempre fonte prima di ispirazione dell’hip hop, si mescola a evocazioni di fiaba nordica, quella più oscura e inquieta, che qui si colora delle tinte piene e degli impasti imprevedibili degli strumenti d’orchestra, i classici archi, ottoni e legni.
Evento in streaming esclusivamente il 25 giugno, ore 21.30 su ravennafestival.live

La notte irlandese, invece, vede esibirsi numerosi artisti: Martin Hayes, Conal O’ Kane, Brian Donnellan, Tola Custy, Tom Stearn & Birkin Tree, Tom Stearn, Laura Torterolo, Fabio Rinaudo, Michael Balatti, Luca Rapazzi e Claudio De Angeli.

Martin Hayes non è solo un grande violinista, ma un po’ anche la coscienza critica dell’Irish folk revival degli ultimi quarant’anni. Uomo quieto e figlio d’arte, ha saputo traghettare l’idioma musicale della contea di Clare in un’America irreversibilmente urbanizzata. Consapevole di cosa significhi maneggiare musiche nate nel ventre popolare di un mondo remoto, Hayes ha frequentato il rock quanto bastava per trarne umori contemporanei, per poi sviscerare la duttilità del folk celtico alla luce di conquiste compositive che vanno dal minimalismo di Steve Reich alla “Third Stream” del jazz. Finendo per prediligere la profondità allo sfoggio virtuosistico. Con lui sul palco i Birkin Tree, autorevoli esponenti italiani dell’Irish folk che proprio quest’anno celebrano il quarantennale dell’attività.

 

Evento in streaming dal 26 giugno, ore 21.30 su ravennafestival.live

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