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Fusignani PRI: Salvare i capanni da pesca per preservare la storia e tutelare il territorio

Redazione

Fusignani PRI: Salvare i capanni da pesca per preservare la storia e tutelare il territorio

giovedì 08 Luglio 2021 - 17:00
Fusignani PRI: Salvare i capanni da pesca per preservare la storia e tutelare il territorio

PRI: SALVARE I CAPANNI PER PRESERVARE LA STORIA E TUTELARE IL TERRITORIO

Ponte Baiona

Le attività dell’uomo nei contesti naturali del ravennate sono parallele alla storia di Ravenna; spesso a quella d’Italia. Basti pensare al periodo della Carboneria e del Risorgimento, con Garibaldi che viene salvato nascondendolo nello storico “capanno del Pontaccio”, oggi Capanno Garibaldi. Purtroppo da alcune decine di anni questa tradizione antropica, oggi con importanti risvolti sociali e di manutenzione del territorio, è destinataria di azioni legislative che minano la loro sopravvivenza. Ad esempio le norme che vogliono eliminare i capanni a terra per consentirli solo su pali rischiano di cancellare una storia e una presenza eco-compatibile che, in caso di abbandono da parte di concessionari gravati da oneri eccessivi (non ultimo l’inaccettabile aumento delle concessioni a €2500), potrebbero creare situazioni di potenziale rischio reale oltre che di sicuro degrado territoriale. I capanni da pesca non sono il risultato del moderno stile di vita, ma sono nati per esigenze di sopravvivenza e hanno sempre rappresentato la via di salvezza nei periodi di carestia per moltissime famiglie che con enormi sacrifici di tempo e lavoro hanno consentito di farli arrivare fino ad oggi. Un aspetto testimoniale che va salvaguardato e non compromesso con adeguamenti insostenibili per i concessionari o, peggio, eliminandoli. Eliminarli, paradossalmente, sarebbe come eliminare il Mausoleo di Teodorico perché non più adeguato ai regolamenti in vigore oggi; oppure chiedere di mettere su palafitta il Capanno Garibaldi o il capanno dei Partigiani dell’Isola degli Spinaroni. L’Amministrazione negli ultimi anni ha fatto quanto in suo potere per salvaguardare questo patrimonio di testimonianza, ponendosi anche come paladina della causa dei capanni, sia fluviali che vallivi. Il regolamento licenziato, concordato con le stesse associazioni di capannisti, è la prova della volontà di attuare una condivisione nella tutela dei capanni e nella salvaguardia del patrimonio ambientale. Un lavoro intenso e di confronto la cui sintesi è il massimo risultato che si potesse ottenere. Tuttavia questo importante lavoro rischia di essere messo in discussione dal permanere di quanto previsto dal Regio decreto del 25 Aprile 1904, la n°523 Testo unico delle opere idrauliche che ostacola ogni iniziativa e solo in Parlamento può essere modificata. Per questo credo che sia necessario un’azione della politica locale affinché il parlamento ponga mano ad un’opportuna legge che superi l’ultrasecolare decreto, lasciando maggiori margini d’intervento alle amministrazioni locali. Un’azione che dovrebbe vedere anche il coinvolgimento della nostra Regione, sempre attenta alle istanze del territorio, non solo affiancando l’amministrazione ma chiedendole di mettere al primo punto la soluzione di questo problema vecchio ormai di oltre cinquanta anni e, magari, partendo proprio da quanto è nelle sue prerogative come attuare in tempi rapidi una revisione della legge sulla pesca.

Eugenio Fusignani

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