Filippo Briccoli: Libretti di sala dei teatri, la rievocazione delle attività e delle atmosfere di altri tempi: "Linda di Chamounix tra ribalta teatrale e storia patria" stampato a Ravenna - Piu Notizie

Filippo Briccoli: Libretti di sala dei teatri, la rievocazione delle attività e delle atmosfere di altri tempi: “Linda di Chamounix tra ribalta teatrale e storia patria” stampato a Ravenna

Redazione

Filippo Briccoli: Libretti di sala dei teatri, la rievocazione delle attività e delle atmosfere di altri tempi: “Linda di Chamounix tra ribalta teatrale e storia patria” stampato a Ravenna

lunedì 07 Giugno 2021 - 14:26
Filippo Briccoli: Libretti di sala dei teatri, la rievocazione delle attività e delle atmosfere di altri tempi: “Linda di Chamounix  tra ribalta teatrale e storia patria” stampato a Ravenna

A Vienna nel maggio 1842 il melodramma semiserio “Linda di Chamounix” risultò lo spettacolo più importante della stagione italiana di quell’anno. Era nuovo il testo del poeta Gaetano Rossi (1774–1855) e nuova era la musica composta dal bergamasco Gaetano Donizetti (1797–1848) per il prestigioso Kärntnertortheater viennese, più noto in Italia come Teatro di Porta Carinzia. Questa importante sala imperiale all’epoca era gestita dal dinamico impresario Bartolomeo Merelli (1794–1879) pure lui figlio di Bergamo, collaboratore di Donizetti nonché soccorritore di Verdi, giovane compositore. Le 16 recite iniziate in prima assoluta il 19 maggio, avvinsero subito Corte e Imperatore per la raffinatezza dell’orditura musicale e per la sobrietà della trama particolarmente adatta a un teatro imperiale poco incline a storie inquietanti. Il pubblico poi molto interessato fu portato addirittura all’esultanza  dalle strepitose voci scritturate dall’abile Merelli. Basta citarne i nomi per immaginare le irrefrenabili acclamazioni rivolte a tanta maestria vocale: il magico soprano forlivese Eugenia Tadolini (1808–1872), il tenore Napoleone Moriani (1808–1878) divo internazionale, il raffinato ed espressivo contralto Marietta Brambilla (1806–1875) e il baritono verdiano Felice Varesi (1813–1889. Tanto successo più che meritato non si esaurì nella capitale asburgica ma venne bissato mesi dopo,  il 17 novembre del medesimo anno a Parigi al Théâtre-Italien in occasione della ripresa dell’opera modificata da un Donizetti non completamente soddisfatto dall’evento viennese. Ripresa in mano la penna, in breve tempo rimodellò non solo la partitura ma arricchì anche la modesta sortita di Linda al primo atto con l’aggiunta di un’aria speciale su testo poetico tutto suo.

In realtà l’aria parigina era stata sollecitata dalla nuova Linda prima donna assoluta, il soprano Fanny Tacchinardi Persiani (1812–1867) pronta a pretendere (come le altre sue colleghe), un’aria nuova scritta appositamente per lei ogni volta che doveva eseguire ruoli in precedenza cantati da altre fulgide stelle come… l’Eugenia Tadolini di sei mesi prima.

La cavatina Ah! tardai troppo… O luce di quest’anima, (definita “cabaletta bipartita” dal musicologo William Ashbrook in Donizetti: Le Opere, pagina 227), ebbe un’accoglienza trionfale non inferiore alle ovazioni indirizzate a tutta la stellare compagnia di canto della quale faceva parte anche il faentino Antonio Tamburini (1800–1876), inimitabile basso/baritono donizettiano della prima metà dell’Ottocento. Ancora oggi dalle ribalte di tutti i teatri del mondo, instancabili melomani ascoltano con entusiasmo l’aria divenuta la pagina più famosa dell’opera, sedotti da toccanti pennellate melodiche e sentimentali, intessute di superbe variazioni improntate al più affascinante belcanto. Fin dalla sua prima apparizione l’opera si affiancò agli altri capolavori donizettiani ospitata a gara da tutti i teatri europei lungo tutto l’Ottocento teatrale con svariati numeri di rappresentazioni. Ravenna, città sensibile alla musica ed ai suoi protagonisti, fu tra le prime ad accogliere in un suo teatro la nuova opera in occasione della tradizionale Fiera il 2 maggio  1849. La prima recita avvenne nel palcoscenico del Teatro Comunitativo sette anni dopo il debutto viennese, seguito a intervalli più o meno regolari dal Bertoldi, dal Mariani e dall’Alighieri nel 1915, quest’ultimo il più valido spettacolo della serie al quale presenziò il 2 maggio 1915, (che combinazione!) l’allora proprietario del libretto che ora sto visionando; lo rileva un appunto manoscritto. Non è però di questa rappresentazione novecentesca che desidero scrivere qualcosa perché ora ho tra le mani l’originale e rarissimo libretto della prima Linda stampato a Ravenna dalla ‘Tip. dei Fratelli Maricotti’.

Uno sguardo alla sua data, il 1849, ci fa capire subito che lo spettacolo ravennate, proposto dall’impresa teatrale Carlo Fiorese per il maggio-giugno di quell’anno, venne a trovarsi senza volerlo nel bel mezzo della brevissima e sfortunata Repubblica Romana (febbraio – luglio 1849), periodo piuttosto travagliato per gli improvvisi contrasti che stavano sconvolgendo i pressanti progetti legati all’unità d’Italia nelle varie delegazioni pontificie, Ravenna compresa.

Senza la pretesa di fare del facile storicismo ricordo brevemente due avvenimenti che dimostrano quanto fossero instabili ed imprevedibili gli accadimenti di quel periodo nello Stato Pontificio. Nel febbraio 1848 papa Pio IX fugge da una Roma turbolenta ed inaffidabile diretto alla più tranquilla borbonica Gaeta. Pochi mesi dopo nel gennaio 1849, ancora a Roma, è accolto tra gli applausi e le esaltazioni risorgimentali il debutto dell’opera verdiana La battaglia di Legnano al Teatro Argentina: una drammatica vicenda dai forti agganci patriottici che racconta dei Comuni lombardi schierati contro Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero spietato oppressore delle terre italiane del XII secolo. Un’occasione anche favorevole agli indipendentisti italiani ovunque pronti ad applaudire e gridare a gran voce, dentro e fuori i teatri, viva VERDI, acronimo di Vittorio Emanuele Re d’Italia. Di queste discontinue ma instancabili manovre resta evidente ‘traccia’ sulle pagine anche del nostro libretto musicale diventato improvvisamente “laico” perché stampato appunto nel maggio 1849 quarto mese della Repubblica Romana. La traccia riguarda il vocabolo Cittadino, (parola estranea al contesto, forse settecentesca reminiscenza francese) stampato per la prima e forse unica volta in un libretto teatrale, davanti a tutti i nomi citati: cantanti, orchestrali, autorità, maestri di scena e politici. Il primo a ‘meritare’ tale termine proprio al centro del frontespizio, è Domenico Boccacini (sic), degnissimo Preside della Provincia di Ravenna, definito nella pagina successiva come il più illustre destinatario della dedica adulatoria scritta il 2 maggio dalla Società Impresaria a nome di Carlo Fiorese. Stando al racconto di un documento dell’epoca, sembra che il Preside Boccaccini fosse un operatore politico di basso rango piuttosto disinvolto tra le illustri, titolate personalità ravennati, piuttosto interessato alla ricerca di onori sociali e partecipazioni politiche (Luigi Montanari: il 12 e il 13 Giugno 1859 a Ravenna nella narrazione del Conte Luigi Guaccimanni). Un altro Cittadino di Ravenna annotato alla pagina 5 nn. al disotto di un cast vocale non molto noto, risponde al nome di Luigi Ricci (1823–1896) inventore ed esecutore delle scene. Fa piacere vederne citata la presenza perché fu pittore e scenografo teatrale di valore anche in altre regioni d’Italia nonché fotografo storico di spessore nazionale. Infine per chiudere argomento e libretto con ammirazione e plauso mi soffermo a ricordare una terza figura pure essa ravennate, l’infaticabile musicista Giovanni Nostini, così presentato a pagina 6 nn. del libretto: «Capo e Direttore d’Orchestra Citt. Nostini Giovanni, Primo violino di questa Città ed accademia filarmonica, socio Onorario della Congregazione di Sta. Cecilia, dell’Acc. Fil.  di Bologna, di Roma e di varie altre etc- etc». A Ravenna dal 1827 al 1858 salì 31 volte sul podio e alle ribalte dei teatri della città.

E ancora a Ravenna proprio all’interno nel golfo mistico del Teatro Alighieri si spense la sera del 2 gennaio 1870: entusiasta ravennate e violinista tra gli orchestrali, stava partecipando con passione alla rappresentazione di “Un ballo in maschera” di Giuseppe Verdi. Filippo Briccoli

Tag:

Piùnotizie.it

Iscr. Registro Stampa del Tribunale di Ravenna al N°1424 del 19/01/2016

Direttore Responsabile: Salvatore Sangermano

Editore: London & Comunicazione

CF. P.iva - 02198490399

Contatti: redazione@piunotizie.it

© E’ vietata la riproduzione, con qualsiasi strumento, anche parziale, di testi foto e video contrassegnati dalla scritta “Riproduzione vietata “ se non autorizzati dall’Editore in forma scritta.

Piunotizie.it è una testata associata a USPI, Unione Stampa Periodica Italiana