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Eraldo Baldini torna alla narrativa in una raccolta firmata da Stephen King

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Antropologo, etnografo e scrittore, Eraldo Baldini è una voce di grande importanza e valore per la città di Ravenna e a livello nazionale. Una penna agile e prolifica che, sia nella saggistica che nella narrativa, mette nero su bianco storie di mistero, folclore e mito. Le campagne romagnole sono la sua principale fonte di ispirazione, corredate dalle sue tradizioni e superstizioni. Uno stile particolare che ha dato vita a un vero e proprio genere letterario il “gotico rurale”, titolo che prende nome da una raccolta di suoi racconti. In questi giorni è uscito nelle librerie con un nuovo racconto, nel volume “Willie lo strambo e altre storie”, edito da Sperling & Kupfer e che fra i nomi in copertina ha anche il re dell’horror Stephen King.

Baldini, da cosa nasce la sua partecipazione alla raccolta di racconti “Willie lo strambo e altre storie”?
«Mi ha contattato la Sperling & Kupfer, che da sempre pubblica le opere di Stephen King in Italia. L’editore cercava racconti da affiancare a un inedito di King, quindi hanno chiesto a me e ad altri sei autori italiani di realizzare un inedito sul genere thriller/horror. Sono rientrato fra i fortunati scelti».

Cosa si prova a vedere il suo nome affiancato al re dell’horror?
«Ovviamente è sempre una soddisfazione vedere il proprio nome accanto al suo. King è uno dei miei autori di culto ed è la seconda volta che ho questa possibilità. Mi ritengo molto soddisfatto».

Nel mondo letterario lei è definito il padre del genere “gotico rurale”…
«Non credo di aver creato nulla. In Italia era un genere non molto frequentato, è possibile trovarlo maggiormente nei paesi anglosassoni. Dal momento in cui ho iniziato a pubblicare racconti e romanzi di questa corrente, la critica letteraria ha coniato questo termine che deriva da una delle mie prime raccolte di racconti».

Da cosa nasce la predilezione per questo genere?
«In primis dal mio vissuto personale, visto che sono nato in campagna negli anni Cinquanta, quando erano ancora vive molte tradizioni, superstizioni, leggende. Durante la mia infanzia ho avuto la fortuna di ascoltare questi racconti da parte dei più anziani, i miei nonni. Erano molto suggestivi. Li trovavo straordinari anche se mi terrorizzavano, ma non vedevo l’ora che me ne raccontassero altri».

Il suoi studi antropologici e etnografici hanno contribuito ad alimentare questo suo interesse?
«Grazie al mio percorso universitario, ho avuto la possibilità di approfondire gli argomenti legati al folclore, all’immaginario collettivo, a leggende popolari e a tradizioni che molto spesso hanno risvolti inquietanti. Storie di streghe, fantasmi e misteri e li ho collocati là dove io li ho vissuti».

Perché questo legame con la campagna?
«L’ambiente privilegiato per queste storie è il mondo rurale e contadino. Nascono e si tramandano in modo molto più forte e vivo in questi luoghi».

Saggistica e narrativa, come convivono nella sua vita?
«Ho cercato di sviluppare il mio interesse per il folclore e il mistero in entrambi i campi. Quello più accademico attraverso i saggi che raccontano le tradizioni e superstizioni che ho studiato. Poi ho portato queste suggestioni nella mia narrativa, per questo molti dei racconti e romanzi che ho scritto hanno questo tipo di ambientazioni e argomenti».

Questo è il suo primo racconto narrativo dopo molto tempo. Come mai?
«Negli ultimi anni ho rallentato molto la mia produzione narrativa, anche perché scrivo solamente quando ho un’idea che spinge per venire alla luce. Ultimamente le storie migliori che avevo le ho già scritte. Di conseguenza mi sto dedicando di più alla saggistica, nei temi storici, antropologici e culturali, con una preferenza per l’ambientazione locale».

Quali sono i suoi progetti per il futuro?
«In primavera uscirà un libro, realizzato insieme ad altri autori, che racconta per la prima volta la storia durata secoli e secoli delle incursioni di pirati e corsari che infestavano il Mediterraneo e l’Adriatico. Nelle fonti storiche ci sono molti resoconti e notizie di questo genere che non sono mai stati raccolti in un’opera organica relativa alla nostra costa ed è quello a cui sto lavorando in questo momento».

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