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È anche ‘ravennate’ la missione archeologica che ha riportato alla luce la Porta di Tol-e Ajori in Iran, una delle più importanti scoperte archeologiche

Redazione

È anche ‘ravennate’ la missione archeologica che ha riportato alla luce la Porta di Tol-e Ajori in Iran, una delle più importanti scoperte archeologiche

martedì 06 Aprile 2021 - 19:48
È anche ‘ravennate’ la missione archeologica che ha riportato alla luce la Porta di Tol-e Ajori in Iran, una delle più importanti scoperte archeologiche

La soddisfazione di Fondazione Flaminia: “Orgogliosi di aver consentito a tanti studenti dei corsi ravennati di partecipare alle campagne di scavo”

Si sono conclusi gli scavi della missione archeologica congiunta italo-iraniana, partiti nel 2011, che hanno riportato alla luce la Porta di Tol-e Ajori, vicino a Persepoli, in Iran. Il monumento, una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi decenni, è stato rinvenuto dal team guidato, per la parte italiana, dal prof. Pierfrancesco Callieri del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna che ha sede a Ravenna, e dall’ISMEO, Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, e, per la parte iraniana, dal prof. Alireza Askari Chaverdi, dell’Università di Shiraz.

La scoperta della porta di Tol-e Ajori, copia della famosa Porta di Ishtar di Babilonia, fatta probabilmente realizzare dall’imperatore persiano Ciro il Grande, o dal figlio Cambise, rappresenta un risultato eccezionale per l’Università di Bologna presente a Ravenna. Callieri spiega che: “Il monumento diventerà la prima tappa per i visitatori che si recano in Iran e andrà ad arricchire lo straordinario patrimonio artistico dell’antica Persepoli. Rimarrà per sempre testimonianza della partecipazione italiana a Persepoli, il più importante sito archeologico in Iran”.

L’ultima parte di lavori, condotta ‘da remoto’, con il team italiano in collegamento con quello iraniano sul posto, si è resa necessaria per consentire la musealizzazione del sito, dopo la costruzione da parte iraniana della copertura permanente, ed è stata particolarmente significativa a livello scientifico: “Il lavoro di svuotamento e congiungimento delle trincee scavate negli anni passati – spiega Callieri – ha consentito di fare altri importanti rinvenimenti, lavorare a parti nuove dello scavo esplorando aree che fino a oggi non era stato possibile indagare e perfezionare la pianta del sito che ora possiamo dire essere con certezza quella definitiva. In sostanza ha permesso di dimostrare senza dubbio che si tratta della copia persiana della Porta di Ishtar di Babilonia”.

Grazie al sostegno di Fondazione Flaminia, le campagne di scavo, dieci complessivamente dal 2011 a oggi, hanno visto il coinvolgimento operativo sul posto di numerosi studenti dei corsi di laurea ravennati del Dipartimento dei Beni Culturali: “Siamo orgogliosi – spiega Fondazione Flaminia – di aver contribuito a supportare la missione, consentendo in questi anni la partecipazione di tanti studenti a una esperienza scientifica così prestigiosa, una occasione unica per arricchire il loro percorso formativo, che li renderà professionisti ancora più capaci”.

Dopo l’inaugurazione ufficiale del sito archeologico, prevista ad ottobre, saranno necessari ancora almeno uno o due anni di interventi di conservazione per la musealizzazione dell’area.

I lavori della missione italo-iraniana hanno usufruito negli ultimi dieci anni del sostegno finanziario dell’Università di Bologna, dell’ISMEO, del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, della Fondazione Flaminia di Ravenna e della Lighthouse Group Srl di Casalecchio di Reno. I partner iraniani sono invece il Research Institute for Cultural Heritage and Tourism, l’Iranian Centre for Archaelogical Research, il Persepolis World Heritage Site e la Shiraz University.

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