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Disturbi alimentari in aumento causa Covid-19

disturbi alimentari

Tra le numerose conseguenze negative del Covid-19, va di certo annoverata l’impennata dei disturbi del comportamento alimentare a ogni livello, nazionale e locale. Una problematica che interessa prevalentemente il genere femminile, visto che in 9 casi su 10 si tratta di donne. L’esordio è sempre più precoce: 15-16 anni, in alcuni casi anche prima.

A Ravenna, i numeri sono alquanto allarmanti: nel 2021, i pazienti presi in carico sul territorio sono stati 198, di cui 58 minori; ben 78 le prime visite solo per under 18, di cui 13 relative alla fascia d’età 13-14 anni, 39 a quella 15-16 anni, 21 a quella 17-18 anni. I ricoveri in Pediatria, reparto di riferimento con vocazione e competenza sul tema, sono stati 22 (ben 10 in più rispetto al 2020), tutti con accessi diretto dal pronto soccorso.

«Durante la pandemia – spiega la psicologa Giovanna Fabbri –, non avendo più il controllo su molti aspetti della loro vita, molte ragazze hanno scelto di controllare il proprio corpo, attraverso il cibo e l’attività fisica. Il tutto avviene spesso in un quadro clinico che comprende fenomeni depressivi ed episodi di autolesionismo, come non si era mai verificato in passato. Ci siamo quindi trovati di fronte a situazioni spesso già molto compromesse anche dal punto di vista psicologico, oltre che fisico». Per questo motivo, l’Ausl Romagna ha da tempo investito in équipe interdisciplinari di professionisti presenti in ogni territorio provinciale e in un lavoro di rete con i centri di cura specializzati, le associazioni di volontariato e le famiglie.

«Il nostro Percorso sui disturbi del comportamento alimentare è nato 22 anni fa – racconta la coordinatrice Marinella Di Stani, psichiatra del Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze patologiche di Ravenna –. Seguendo le linee guida regionali e nazionali, la presa in carico del paziente è di tipo multidisciplinare per tutti, minorenni e adulti. Gran parte dei casi sono segnalati dai medici di medicina generale e dai pediatri, ma anche direttamente da familiari e da associazioni di volontariato come Sulle ali delle menti».

Visto l’inizio sempre più anticipato della malattia, molto stretta è la collaborazione con il reparto di Pediatria, dove è molto toccante vedere così tante ragazzine interessate dalla patologia. Ed è qui che è stata appena inaugurata la Stanza del bradipo, uno spazio in cui le giovani adolescenti ricoverate o anche dimesse possono consumare insieme pasti assistiti, ossia sotto la supervisione di un operatore. Il nome è stato scelto dalle pazienti, evocando la lentezza del bradipo, visto che impiegano circa un’ora per consumare il pasto.

Sulle pareti sono scritte alcune regole dalle stesse pazienti, tipo: “Non si parla di malattia”, “Non si usa il cellulare”. Tutto è lento in questo reparto per chi soffre di disturbi alimentari, anche il recupero, spesso sfinente per le famiglie. «Il miglioramento è molto lento – afferma la dietista Sara Brandolini –. I ricoveri durano un minimo di 30-40 giorni e fino a un massimo di 2 o 3 mesi. Bisogna quindi mettere in conto mesi per stare meglio, anche se il percorso può durare anni. La figura della dietista funge un po’ trait d’union fra le équipe di medici per minori e quella per adulti, affianca sempre il medico sin dal primo appuntamento e può intervenire a tutti i livelli di cura».